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Max Parisi

INCHIESTA / DUE MILIONI DI ITALIANI CON PIU' DI 65 ANNI NON SI CURANO PERCHE' NON HANNO PIU' SOLDI (ITALIA FALLITA)

mercoledì 21 maggio 2014

Sempre piu' italiani si rivolgono agli ambulatori sociali pensati quasi esclusivamente per gli stranieri. Sono i segni tangibili di una poverta' sanitaria che avanza in Italia, quelli raccontati nel dossier "Nonni in fuga" realizzato dalla Federazione italiana pensionati attivita' commerciali (Fipac) di Confesercenti.

"Da Milano a Roma, passando per Firenze e Padova - spiega il dossier -, gli ambulatori dedicati a chi non puo' permettersi le cure sono in continuo aumento. Pensati in origine solo per gli stranieri che arrivavano in Italia, oggi forniscono prestazioni anche ai connazionali che chiedono prevalentemente i farmaci da banco e inacquistabili per i livelli pensionistici e la poverta' sanitaria cui molti pensionati sono costretti".

Su 9 milioni di italiani che "hanno rinunciato a curarsi", infatti, quasi un quarto sono over 65. Circa 2 milioni di anziani decidono di non curarsi a causa del costo delle cure oppure per i tempi d'attesa troppo lunghi.

"L'Italia non sembra essere un paese per over 65 - spiega il rapporto -, eppure, in dieci anni la popolazione anziana e' cresciuta del 15,8 per cento, mentre il welfare ha subito numerosi tagli. Non c'e' da stupirsi dunque per la crescita esponenziale dei poliambulatori sociali e per l'aumento dei suoi fruitori anche tra gli italiani".

Eppure, nonostante tempi e costi, la sanita' pubblica ha un suo peso specifico sul Pil. Secondo il dossier, che riporta dati Istat, infatti, gli ultimi bilanci disponibili parlano di una spesa di 111 miliardi, cioe' il 7 per cento del Pil. "Il Servizio sanitario nazionale spende 1.867 euro annui per abitante, che si vanno a sommare alle spese sostenute dalle famiglie, che solo nel 2011 hanno contribuito con il 20 per cento con proprie risorse alle spese sanitarie".

Alla riduzione della spesa pubblica per la sanita', spiega il rapporto, "non e' corrisposto un aumento di quella privata: nel 2012 gli italiani hanno speso per la propria salute il 2,8 per cento in meno rispetto all'anno precedente. La media italiana e' di 463 euro pro capite". Ma la "sistemata ai conti" voluta dai governi ha "diminuito il diritto alle cure di molte regioni italiane".

Citando il lavoro svolto dal Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell'universita' Bocconi di Milano, "i numerosi piani di rientro non hanno fatto altro che ridurre notevolmente la spesa sanitaria e creato un sistema di welfare che non riesce a rispondere alle esigenze dei cittadini". Ad aggravare i costi della sanita' in Italia, anche alcuni scandali. "L'ultimo e' l'affaire Roche-Novartis - spiega il dossier Fipac -. L'Antitrust ha sanzionato le due case farmaceutiche per un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis, a oltre 180 milioni di euro di multa".

Uno scandalo, spiega il dossier, che al Servizio sanitario nazionale e' "costato oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a 600 milioni di euro l'anno". A pagare gli effetti dei tagli e dei costi fuori controllo, spiega il dossier, soprattutto chi vive al Sud. "Nelle regioni piu' ricche, con la migliore sanita' - aggiunge il dossier Fipac -, si spende di piu' anche per quella privata a pagamento. Cio' significa che nelle regioni piu' povere, che stanno nel Mezzogiorno, si fa concreto il rischio di undertreatment, come gia' dimostra l'inadempienza di alcune di queste regioni rispetto ai livelli essenziali d'assistenza.

Gli esperti sostengono che se si continuera' con la politica dei tagli lineari in sanita' si rischia di fare la stessa fine della Grecia, dove l'austerity ha gia' iniziato a peggiorare la salute dei cittadini in maniera misurabile". Secondo il dossier, inoltre, "l'aspettativa di vita di chi nasce nel Sud e' gia' quattro anni piu' bassa rispetto alla media. La crisi economica impone dei cambiamenti altrimenti il processo sara' ancora regolato dalla logica dei tagli lineari con una riduzione della qualita' del servizio".

Per Massimo Vivoli, presidente di Fipac Confesercenti, occorre un intervento del governo per invertire la rotta. "Ci sono piu' di 7 milioni di pensionati - spiega Vivoli - che vivono con meno di mille euro al mese, molti dei quali costretti a rinunciare alle cure mediche, alla salvaguardia della propria salute e spesso impossibilitati a fare la spesa. Chiediamo al governo di impegnarsi affinche' la condizione dei pensionati italiani possa raggiungere gli stessi standard europei". Per Vivoli e' necessario partire "con una riforma in grado di superare la Legge Fornero e con essa i contraccolpi subiti da welfare e mercato del lavoro. Crediamo indispensabile un graduale adeguamento dei trattamenti minimi di pensione e l'innalzamento della no tax area, uno strumento necessario per ridare un po' di ossigeno ai pensionati. Certamente, un buon punto di partenza potrebbe essere quello di garantire un bonus necessario per integrare le pensioni e un sostegno ai lavoratori autonomi". 

Redazione Milano. 


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