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BOSNIA PARALIZZATA DALLA RIVOLTA POPOLARE: MIGLIAIA IN PIAZZA ANCHE OGGI, QUATTRO PROVINCE SENZA PIU' GOVERNATORI

martedì 11 febbraio 2014

SARAJEVO - Nel settimo giorno di proteste popolari in Bosnia, un migliaio di persone e' tornato a manifestare anche oggi a Sarajevo, davanti alla sede del governo della Federazione Bh (entita' a maggioranza croato musulmana di Bosnia), chiedendo le dimissioni del premier e di tutti i ministri e la formazione di un governo di tecnici fino alle nuove elezioni.

La manifestazione si e' svolta finora senza incidenti, e i mostranti hanno detto che si disperderanno appena il governo si sara' dimesso.Il che significa: occupazione permanente del centro di Sarajevo e dei palazzi conquistati con la forza nei giorni scorsi da parte della popolazione esasperata.  Intanto il Partito socialdemocratico ha presentato al parlamento le modifiche della legge elettorale che, una volta approvate, permetteranno di indire elezioni anticipate. Un'idea tuttavia gia' rigettata dal presidente della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba) Milorad Dodik, dove per altro non si è avuta notizia di tumulti.

Nuove manifestazioni sono previste per domani. Interessata sarà, in particolare, la Federazione croato-musulmana, una delle due entità da cui è formata la Bosnia Erzegovina nata dopo gli accordi di Dayton del 1995. "Chi semina la miseria, raccoglie la collera", titola oggi il quotidiano Oslobodjenje. Un altro giornale, Dnevni Avaz, parla di uno "tsunami di cittadini". Ieri diverse centinaia di manifestanti hanno protestato a Sarajevo per reclamare le dimissioni del governo croato-musulmano. "La causa di queste manifestazioni è evidente", ha commentato l'analista politica Tanja Topic. "I dirigenti politici - ha spiegato - non hanno voluto credere che il popolo aveva deciso di punirli a questa maniera". 

Il tasso di disoccupazione in Bosnia, secondo l'agenzia nazionale di statistica, ha raggiunto il 44 per cento. Invece, la Banca centrale parla di una disoccupazione al 27,5 per cento stimata, perché considera anche le persone che lavorano in nero. Dopo che venerdì le manifestazioni hanno assunto una piega violenta, si sono susseguite anche nei giorni scorsi dimostrazioni, che però non hanno registrato incidenti. La pressione della piazza, comunque, ha spinto quattro capi di amministrazioni regionali - sulle dieci che compongono la Federazione croato-musulmana - a rassegnare le dimissioni. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha accordato a settembre 2012 un prestito da 384 milioni di euro. La quinta tranche di questo prestito, da 48 milioni di euro, è stata recentemente approvata. E gestita in sede locale dalla casta politica bosniaca, imposta da Nato e UE, e formata da personaggi corrotti, molti dei quali criminali. 

La collera della piazza si è in particolare concentrata sul governo dell'entità croato-musulmana. Il primo ministro della Federazione Nermin Niksic, un musulmano che fa parte del Partito socialdemocratico, ha comunque annunciato che non ha alcuna intenzione di dimettersi. "Rispetto il diritto dei cittadini di manifestare, anche di reclamare le dimissioni del governo. Ma noi riteniamo che le mie dimissioni e quelle dei ministri condurrebbero a una paralisi dell'entità", ha affermati Niksic. Il suo partito ha chiesto che si tengano elezioni anticipate per cercare di calmare la piazza. Le elezioni regolari sono previste per ottobre.

"Presenteremo oggi al Parlamento un progetto d'emendamento al codice elettorale che ci permetterà di organizzare al più presto elezioni anticipate", ha spiegato il premier. In un paese in cui il potere è diviso tra le tre comunità - serbi, musulmani, croati - ogni decisione di questo tipo deve essere concordata. Resta il fatto che nel mirino della popolazione inferocita vi siano le oligarchie del potere bosniaco croato-musulmane. 

Redazione Milano


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