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Max Parisi

INCHIESTA / UNA AD UNA, ECCO TUTTE LE PROMESSE MANCATE DI RENZI. L'UNICA ANDATA A SEGNO COSTERA' UNA VALANGA DI TASSE

giovedì 5 giugno 2014

Quando l’ex sindaco di Firenze è assiso allo scranno di presidente del consiglio, senza prima essere passato da regolari elezioni (a meno che non vengano d’ora in avanti considerate tali anche le primarie di partito) e contrariamente a quanto in precedenza dichiarato, si lasciò andare ad annunci roboanti sul passo spedito che il suo governo avrebbe tenuto nel riformare il paese. In particolare, l’ex sindaco fiorentino dichiarò che a febbraio sarebbe arrivata la riforma del senato e del titolo V della costituzione; a marzo quella del mercato del lavoro e dello sblocco totale del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione; ad aprile quella della pubblica amministrazione e del finanziamento per 1,5 miliardi della tutela dell’ambiente; a maggio energia meno cara per le aziende. Roba da far tremare i polsi a chiunque, stante la cronica lentezza del brontosauro pubblico italiano.

Già a marzo, TheEconomist, sempre citato dalla stampa italiana quando criticava Berlusconi, ma gettato nell’oblio quando le frecciate le lancia ai politici di sinistra, sollevava più di un dubbio sulla reale capacità del premier non eletto di tenere fede ai propri impegni, paragonandolo ad un giocatore d’azzardo pronto ad alzare la posta per tentare di battere gli avversari pur sapendo di bluffare.

Bene, a distanza di qualche mese, chi ha avuto ragione tra i due? L’ex sindaco di Firenze o TheEconomist?

Partiamo dalla riforma del senato e del titolo V della costituzione: tutto è ancora in alto mare, nonostante dovesse essere predisposta per febbraio. A furia di rinvii vedrà, forse, la luce a metà di questo mese. Diciamo forse perché i partiti ed il governo si stanno ancora accapigliando su come il nuovo senato debba essere costituito, con il solito balletto di proposte più o meno esotiche (l’ultima è quella di imitare il senato francese, ma a questo punto si potrebbe proporre anche il modello uzbeko o kirghiso, tanto di tempo ce n’è, rinvio più, rinvio meno). Promessa chiaramente non mantenuta.

Riforma del lavoro: anche questa è slittata in là con i tempi, a tal punto che si è arrivati a maggio. E, di passaggio in passaggio, i tratti salienti della riforma sono stati stravolti, tanto che si può parlare tranquillamente di riforma a metà e chiaramente peggiorativa nei confronti dei lavoratori, con un netto sbilanciamento a favore dei contratti a tempo determinato.  Nel frattempo la disoccupazione ha toccato percentuali mai viste in Italia. Promessa mantenuta a metà (ad essere ottimisti).

Riforma della pubblica amministrazione: verrà presentata il 13 giugno, con “solo” due mesi di ritardo (siamo a giugno, doveva arrivare ad aprile). Di questa riforma poco si può dire, se non vaghe anticipazioni sulla possibilità di licenziamento (con mantenimento però di parte dello stipendio!) e di mobilità territoriale per i dipendenti pubblici. Promessa: giudizio in sospeso, ma le anticipazioni non lasciano intravedere nulla di buono.

Sblocco del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione: siamo ancora in alto mare, per essere gentili. Dopo gli annunci iniziali si parla ora di “ulteriori 13 miliardi entro ottobre 2014” (fonte: DEF). Tuttavia, se si parla di “ulteriori 13 miliardi”, significa che i pagamenti saranno parziali e non totali e, anche in questo caso, con ampio ritardo sulla tabella di marcia, ammesso che vi si arrivi, alla luce delle critiche al bilancio italiano mosse dalla commissione ue. Promessa non mantenuta.

Tutela dell’ambiente ed edilizia scolastica: anche qui tanti annunci. Del miliardo e mezzo per l’ambiente non vi è traccia se non nelle dichiarazioni, mentre dei 3,5 miliardi destinati alle strutture scolastiche, sono previsti stanziamenti per “ben” 244 milioni tra il 2014 ed il 2015. Domandina: gli altri 3,3 miliardi che fine hanno fatto? Sono rimasti sulla lingua del premier non eletto? Promessa chiaramente non mantenuta.

Energia meno cara per le aziende. Il premier aveva annunciato un taglio della bolletta energetica del 10% per le imprese. Aveva anche posto una data precisa: 1° maggio. La festa dei lavoratori è passata e con essa la promessa dell’ex sindaco di Firenze. Il taglio è ancora in fase di elaborazione e, a quanto pare, se avverrà, sarà per effetto del taglio retroattivo dei finanziamenti agli impianti fotovoltaici. Capito? Lo stato è pronto a rimangiarsi quanto stabilito in passato. Il risultato sarà un effetto benefico a partire dal 2015 (secondo quanto dichiarato dal ministro Guidi) per il taglio in bolletta, ed un vero disastro economico per quanti abbiano deciso di fidarsi dello stato e realizzare impianti fotovoltaici con i vari conti energia degli anni passati. Promessa: in sospeso con dense nubi all’orizzonte.

80 euro in più in busta paga: la grande vittoria, la medaglia al petto dell’ex sindaco fiorentino che, con molta probabilità, gli ha consentito di vincere a mani basse le elezioni europee. Una premessa è doverosa: come specificato da un comunicato dell’agenzia delle entrate, chi riceverà il bonus mensile non è detto che gli spetti effettivamente in quanto la lista dei beneficiari è stata fatta su un reddito presunto. Questo significa che l’anno prossimo, molti potrebbero essere costretti a restituire le somme ricevute. Nel frattempo ha ridotto le detrazioni per i famigliari a carico e dato via libera a mega aumenti sulla TASI. Promessa: mantenuta col trucco.

Si potrebbe proseguire all’infinito ed il risultato non muterebbe: di fronte ad annunci roboanti, segue una realtà a dir poco imbarazzante. Le uniche cose che nel paese governato dal premier non eletto crescono  sono le tasse, la disoccupazione ed il debito pubblico, in un vortice infernale che porterà inevitabilmente al disastro. D’altra parte, la commissione ue, ha ampiamente bacchettato il signor Renzi, spiegandogli che le previsioni economiche mandate a Bruxelles fanno acqua da tutte le parti e che lui ed il degno compare Padoan dovranno raschiare altri 9 miliardi (minimo) di euro dalle tasche degli italiani per rispettare gli impegni presi con gli oligarchi ue.

Sia chiaro, avremmo preferito che questa bacchettata arrivasse PRIMA delle elezioni europee e non dopo. La cosa ci puzza parecchio di “aiutino” a favore di un fedele servitore dei diktat degli eurocrati, ma tant’è: comunque è arrivata e con essa lo sbugiardamento, l’ennesimo ci vien da dire, dell’operato di questo governo.

Tante promesse, ma fatti zero. Qualche anno fa, nel paese dove abito, c’era un simpatico vecchietto che al bar raccontava la sua vita e spesso e volentieri il discorso cadeva su un episodio della sua giovinezza. Durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire ad una pattuglia nazista, lui ed un suo amico si misero a correre in bicicletta nel cuore della notte: lui, raccontava, aveva pedalato talmente veloce, che alla fine aveva bruciato la giacca del suo compagno di avventura con la lampada della bicicletta alimentata dalla dinamo collegata alla ruota.

Si trattava palesemente di una bufala, ma ascoltata al bar, magari davanti ad un bicchiere di vino buono risultava anche simpatica: in fondo quel vecchietto non aveva la pretesa di governare il paese. A differenza di qualcun altro abituato a fare annunci, destinati a rimanere tali.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info


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