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Max Parisi

ANALISI DEFINITIVA SULLA GRECIA E SULLE CONSEGUENZE DEL SUO FALLIMENTO (LA GLOBALIZZAZIONE STA PER AMMAZZARE IL MONDO)

mercoledì 21 agosto 2013

Ops, l’abbiamo fatto un'altra volta !  Questo è in sostanza quello che ha scritto il Fondo Monetario Internazionale nel rapporto di giugno 2013 quando ha riconosciuto i gravi errori, commessi nel 2010 dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea, quando hanno insistito nell'imporre un programma di austerità feroce come condizione essenziale per concedere quei prestiti che hanno permesso alla Grecia di continuare a pagare il suo debito con le banche europee.

Contrariamente alle aspettative della troika (FMI, UE e BCE ) che dichiarava che il suo programma avrebbe portato solo ad una breve recessione, ma che avrebbe permesso alla Grecia di rientrare rapidamente sui mercati finanziari mondiali, dopo tre anni di austerità ci troviamo di fronte ad una profonda depressione economica, con conseguenze sociali catastrofiche e un debito greco che continua a restare ingestibile. 

La Grecia non è un caso unico. Il FMI è sempre arrivato tardi nel riconoscere i suoi errori, quando i programmi di "aggiustamento strutturale" imposti ai paesi che devono risanare la loro economia si dimostrano economicamente controproducenti per la devastazione sociale che causano in tutto il paese. Tutti i fallimenti dei modelli imposti dal FMI si basano sulle teorie economiche dominanti, su una fede indiscussa nel mercato capitalista e dimostrano che i risultati che si posso raggiungere sono solo apparentemente benigni. La tradizionfe neoclassica che domina l’economia tradizionale ha sempre cercato di dimostrare, con astratti ragionamenti matematici, la teoria di Adam Smith che sostiene che la mano invisibile del mercato trasforma ogni azione individuale, fatta nel proprio interesse, in un risultato utile per la società. 

Se crediamo all’ Economia. Secondo gli economisti neoclassici, il problema degli individui e dell’economa è la scarsità. Dal momento che i desideri materiali delle persone superano le risorse disponibili, bisogna utilizzare le scarse risorse in modo efficiente. In altre parole, si dovrebbero usare le scarse risorse per massimizzare la produzione di beni e servizi e per soddisfare i consumatori con quello che si è realizzato. La bellezza del capitalismo- spiegano gli economisti – sta proprio nell'effetto che crea con la concorrenza sul mercato, che rende minimi gli sprechi e si orienta verso i desideri dei consumatori, per trovare la condizione di miglior redditività ed il successo del modello di mercato. 

Questa spiegazione teorica non è compatibile con la politica di deregolamentazione imposta ,in tutto il mondo, negli ultimi quattro decenni. Nella misura in cui queste misure hanno contribuito alla crisi finanziaria ed economica globale, che ha tormentato ( corrotto ) il mondo negli ultimi cinque anni, queste politiche (ed i loro effetti disastrosi) hanno esasperato i principi tradizionali dell’ economia agendo come “cheerleader ideologiche” che tifano per le politiche del libero-mercato e hanno fatto aumentare notevolmente le disuguaglianze, spingendo milioni di persone verso disoccupazione e miseria. 

Oltre ad aver dovuto far toccare con mano gli effetti del fallimento delle scelte del FMI, la Grecia è diventata anche il campione che ha mostrato l’incapacità del capitalismo di utilizzare risorse scarse in modo efficiente e in modo da favorire benessere umano e sostenibilità ecologica. 

Infatti, con un tasso di disoccupazione di quasi il 30% con punte del 60% tra i giovani lavoratori, la Grecia ha provato l'enormità della disfunzione economica prodotta dai cicli alternati di boom e di crollo causati dal (neo)capitalismo. Oltre a causare sprechi , inefficienze e a portare la disoccupazione alle stelle (non solo in Grecia), questa politica non tiene conto delle sofferenze umane dovute all’aumento della povertà, alla fame, ai suicidi, alla tossicodipendenza e ad una moltitudine di altri problemi sociali che stanno distruggendo la vita di milioni di persone nel Sud dell’Europa e in tutto il mondo. 

La Grecia illustra anche il danno ecologico provocato dal capitalismo. Ad esempio, quando il governo ha cercato di far aumentare le sue entrate, tassando il combustibile per il riscaldamento, i greci hanno cominciato ad usare la legna, innescando così una spirale di deforestazione e inquinamento dell'aria in tutte le principali città del paese. Nel frattempo, la disoccupazione è presa come giustificazione per investimenti anti-ecologici, come quelli fatti dalla Canadian Eldorado corporation che ha cominciato ad estrarre oro in una delle zone più incontaminate del nord della Grecia. 

Queste conseguenze disastrose per l'uomo e, in ultima analisi, per tutto l'ambiente derivano dalla natura fondamentalmente antidemocratica del capitalismo che essendo un sistema di potere oltre che un sistema di mercato, consente a piccole élites economiche di determinare, con decisioni prese solo per massimizzare il proprio profitto, di condizionare il futuro di intere società, del pianeta e della specie umana. 

In effetti, i capitalisti hanno usato storicamente i profitti prodotti dal lavoro di tutti per costruire una cultura consumistica tossica che si muove più verso la distruzione del pianeta che verso il benessere e la felicità dell’uomo. I capitalisti hanno corrotto i sistemi politici democratici e distrutto intere comunità quando per mere valutazioni di profitto hanno abbandonato zone in cui i salari erano più alti nel rispetto dei diritti sindacali e delle leggi a tutela dell’ambiente, per dce-localizzare la loro attività in zone prive di questi "ostacoli" per massimizzare la redditività dell'impresa. 

In considerazione di tutto questo, non deve sorprendere che la crisi economica scatenata contro la Grecia sia diventata anche una crisi di democrazia. In effetti, il governo greco si è arreso, cedendo il controllo sulla politica economica e sull'utilizzo delle entrate pubbliche alla UE, alla BCE e al FMI e ha fatto sempre più affidamento su misure autoritarie per controllare la resistenza popolare a queste politiche distruttive. Nel frattempo, il partito neonazista Alba Dorata, per anni, un gruppo insignificante, l’anno scorso è diventato il terzo partito del paese con tutta l’inquietudine che può provocare il ricordo delle immense sofferenze subite dalla Grecia durante l'occupazione nazista degli anni ‘40. Con più del 10% del favore popolare, secondo gli ultimi sondaggi, Alba Dorata vede negli immigrati i capri espiatori della crisi greca e usa le sue squadre paramilitari naziste per attaccare e terrorizzare non solo gli immigrati, ma chiunque non accetti il suo messaggio reazionario. 

Ma c'è un’altra strada. Se i fallimenti del capitalismo sono strettamente connessi al modo antidemocratico di organizzare la vita economica, ne consegue che per superare queste carenze è necessario un sistema economico che rifletta le necessità dei molti, in opposizione a quelle di pochi. Quello che serve, in altre parole, è una democrazia economica in tutte le sue diverse forme, da imprese gestite democraticamente nell'interesse dei lavoratori , ad azioni di governi democratizzati che puntano su processi innovativi, come sulla elaborazione di un budget partecipativo. 

Esperimenti di democrazia economica esistono in tutto il mondo, l'America Latina, ha combattuto le devastazioni e la crisi del neoliberismo prima degli altri, e per questo può essere considerata un laboratorio particolarmente ricco. Non è una sorpresa, quindi, che di fronte a una simile crisi , milioni di greci stiano cercando un nuovo tipo di lotte, creando nuove formazioni politiche contro l’austerità, dando vita a reti di solidarietà e di sperimentazione di organizzazioni e luoghi di lavoro non capitalistici. 

E 'importante capire quello il motivo ed il significato di queste lotte contro l’austerità e contro tutte le giustificazioni intellettuali che se ne vogliono dare ripetendole su tutti i media, perché l’eco di queste lotte si sta rapidamente diffondendo dalla Grecia al resto dell'Europa, degli Stati Uniti e non solo. 

Autore dell'articolo: Costas Panayotakis, Professore Associato di Sociologia presso la City University di New York e autore di “Remaking Scarcity: From Capitalist Inefficiency to Economic Democracy” (Pluto Press, 2011). 


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