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Max Parisi

ANALISI D'AUTUNNO / L'ITALIA (L'EUROPA) FINIRANNO IN PEZZI PER UNA (LEGITTIMA) SCELTA USA: AUMENTARE I TASSI D'INTERESSE

mercoledì 21 agosto 2013

I crolli di borsa di questi giorni rappresentano un triste antipasto di quello che i mercati finanziari potrebbero riservarci in autunno.

Se come appare probabile, a settembre il governatore della Federal Reserve americana, Ben Bernanke, cesserà le manovre di stimolo all’economia, alzando i tassi d’interesse, i falchi della Bundesbank riprenderanno fiato e chiederanno a Mario Draghi di fare altrettanto, paventando il rischio di un ritorno dell’inflazione.

Cosa comporterebbe una simile manovra? Anche se la BCE lasciasse invariati i tassi, cosa che appare improbabile, l’aumento del tasso d’interesse negli USA porterebbe comunque tensioni sui rendimenti del debito pubblico. In fondo, perché dovrei investire nella carta straccia italiana o spagnola, quando posso godere di un buon tasso d’interesse sui titoli degli Stati Uniti?.

In conseguenza di ciò, lo spread tornerebbe a salire ed il governo italiano sarebbe costretto ad emettere titoli di stato a rendimenti sempre più alti pur di riuscire a collocarli e poter così continuare a pagare pensioni, stipendi pubblici e sanità.

Parliamoci chiaro: lo stato italiano ha in pancia poco  più di 75 miliardi di euro: un’inezia rispetto al fabbisogno annuale. In ragione di questo diviene vitale riuscire a collocare ad ogni asta l’intero quantitativo di debito pubblico, altrimenti suonerebbe il gong del default.

Per chi ha la memoria corta, ed in questo governo brancaleone pare siano in molti ad esserne affetti, l’Argentina fallì con un raporto debito pubblico – pil di circa la metà di quello italiano. A farla deflagrare fu, appunto, il timore che in futuro potesse non essere in grado di ripagare i suoi impegni ed un’asta che non andò interamente a buon fine.

Ammesso poi che il governo riesca a collocare egualmente la sua carta straccia, esso sarebbe costretto a  nuove manovre correttive per tentare di mantenere in bilico i conti ed evitare gli interessati strali di frau Merkel ed herr Schauble.

Ora, da un governo che pensa di tagliare la spesa pubblica mandando in pensione anticipata 200.000 statali, ovvero di fare il vecchio gioco delle tre carte di spostare il pagamento dalla mano destra (pubblica amministrazione) alla sinistra (INPS), possiamo aspettarci solo l’ennesima sventagliata di tasse corredata da una pesantissima patrimoniale, magari commisurata al valore degli immobili posseduti, oltre che alle liquidità investite, che sono sempre in drammatico calo. 

Se ciò dovesse verificarsi, il PIL che già è in come profondo, andrebbe immediatamente a segnale piatto, sancendo, di fatto, la morte economica del paese, con migliaia e migliaia di famiglie impossibilitate a pagare acqua e luce, oltre che i più elementari beni di prima necessità.

Scenario catastrofista? Forse, però vorrei che qualcuno mi spiegasse perché questo governo che ama autodefinirsi “del fare”, in realtà non abbia fatto assolutamente nulla, se non tirare a campare nello stile della peggiore prima repubblica, sollevando polveroni su temi del tutto inutili come l’omofobia, il feminicidio e lo ius soli tanto caro alla ministra Kyenge. Tutti temi che con un PIL in caduta libera appaiono quanto meno secondari rispetto a serie manovre sul fronte economico. A meno che il governo capitanato da un letargico Letta sappia che i giochi sono ormai fatti e che stia aspettando solo la campana dell’ultimo giro, magari tentando di lasciare la patata bollente ed il ricordo sui libri di storia di aver dichiarato la bancarotta dello stato ad un altro governo, con la scusa dei problemi giudiziari del signor B.

Luca Campolongo

Resp. Marketing e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info

 


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