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Max Parisi

LA RIVOLTA DEI PASTORI SARDI DILAGA IN TUTTA ITALIA E IL MINISTRO SALVINI: ''LAVORO PER RISOLVERE IL PROBLEMA IN 48 ORE''

martedì 12 febbraio 2019

Le immagini del latte gettato per strada sono diventate virali e tutti i media ne parlano. Perché i pastori sardi buttano il latte? Perché ai pastori il latte viene pagato così poco? E cosa chiedono i pastori?

Le richieste sono chiare: attuare "qualsiasi azione" in grado di portare il prezzo del latte ad almeno 0,70 centesimi netti al litro (Iva esclusa), mettere a disposizione 20 milioni di euro per il ritiro immediato di parte delle giacenze, la regolamentazione della vendita di latte tal quale, costituire un osservatorio dei prezzi del formaggio che analizzi la formazione del prezzo del latte e un piano di produzione da fissare all'inizio della campagna, non solo per il pecorino romano ma anche per le altre Dop.

Sono proprio queste alcuni dei punti che ieri il Movimento pastori sardi ha messo sul tavolo durante l'incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio e quello per il Sud Barbara Lezzi.

I pastori sardi sono ormai allo stremo e anche oggi a Roma, in piazza Montecitorio, sono scesi a manifestare insieme gli olivicoltori pugliesi messi in ginocchio dalla Xylella e alla Coldiretti. Anche oggi hanno versato per strada centinaia di litri di latte in segno di protesta contro un meccanismo dei prezzi e speculazioni che stanno mettendo in ginocchio il settore. Centinaio ha risposto convocando un tavolo permanente al ministero delle Politiche agricole sul latte ovino il 21 febbraio, al quale ci sarà un prevedibilmente sanguinoso confronto tra pastori, trasformatori e sindacati. Ma a parlare sono i numeri.

In Sardegna ci sono 12mila aziende agropastorali, che allevano circa 3 milioni di pecore, corrispondenti a quasi la metà del patrimonio ovino italiano. Queste pecore forniscono oltre 3 milioni di quintali di latte, più del 50% dei quali destinato alla produzione del Pecorino Romano, formaggio Dop esportato prevalentemente negli Stati Uniti. Il pecorino romano è una Dop interregionale che copre Lazio e Sardegna e il disciplinare di produzione consente ai produttori di scrivere sul pecorino romano "del Lazio" o "prodotto in Sardegna".

Di fatto, secondo i dati dell'anagrafe zootecnica sul patrimonio ovino nazionale del 2017 (Fonte IZS) in Sardegna ci sono 3.301.837 di pecore, in Sicilia 906.069, in Lazio 743.823 e in Toscana 422.734. Ad oggi oltre il 60% del latte ovino prodotto in Sardegna finisce nel pecorino romano Dop.

Gli ettolitri di latte gettati in strada hanno destato scalpore, sconcerto e suscitato diverse reazioni, di solidarietà ma non solo: a molti vedere quel latte scorrere in terra ha dato fastidio, ci si è chiesti perché non regalarlo, darlo in beneficenza. Ma, spiegano non a torto i pastori, quel gesto plateale ha portato il problema della crisi del prezzo del latte sotto gli occhi di tutti, è stato l'apertura dei telegiornali, ha costretto l'Italia a guardare la Sardegna e i pastori sardi.

Alla base della caduta vertiginosa del prezzo del latte ci sono due fattori, intimamente legati: la sovrapproduzione di pecorino romano negli ultimi due anni, con una forte giacenza nel 2018, e la crisi (-40% circa) del pecorino sul mercato Usa, che è il primo acquirente di pecorino romano Dop. L'aumento delle quantità di prodotto invenduto ha determinato il calo dei prezzi del latte. A gennaio (dati Ismea) in Sardegna chi produce latte e, non trasformandolo in formaggio lo conferisce all'industria, ha venduto un litro di latte a 0,62 centesimi (Iva inclusa), corrispondenti a 0,56 centesimi Iva esclusa.

Sempre a gennaio, i costi di produzione (Iva esclusa) hanno raggiunto i 0,70 centesimi di euro al litro, segnando un margine negativo per le aziende produttrici di 0,14 centesimi al litro una volta calcolate le spese (mangime, gasolio, veterinari, manodopera, manutenzione). In pratica, i pastori sardi hanno prodotto latte in perdita. A titolo esemplificativo, all'industria trasformatrice servono circa 5 litri di latte per produrre una forma di Pecorino romano Dop. Con gli attuali prezzi, al pastore arrivano 2,8 euro ogni 5 litri. All'ingrosso, il prezzo medio del Pecorino romano Dop attualmente è di circa 5,6 euro a chilo (era 7,7 euro solo un anno fa, secondo l'osservatorio Clal).

Al consumatore, nei supermercati, il Pecorino romano Dop si aggira - secondo una media calcolata dalle associazioni - sui 18 euro. Se i calcoli fossero corretti, dal latte al prodotto finito e commercializzato al dettaglio, il prezzo aumenterebbe di circa sei vuole, tutto a vantaggio della trasformazione e degli intermediari.

Per questo i pastori chiedono in primis un aumento del prezzo del latte (la richiesta è di almeno 0,70 centesimi netti) e al contempo denunciano e contestano l'acquisto da parte di aziende sarde di materia prima comunitaria, usata poi per fare formaggi e prodotti a marchio sardo, chiedendo un maggiore controllo sulle DOP. D'altra parte, è anche necessario riequilibrare il mercato, alla luce della crisi americana, promuovendo il pecorino a DOP in Europa e nella stessa Italia.

Oggi il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il sottosegretario all'Agricoltura Franco Manzato hanno incontrato una delegazione di allevatori sardi della Coldiretti guidati dal presidente Ettore Prandini e per giovedì 14 febbraio alle 15 è convocato al Viminale un nuovo tavolo sulla crisi del latte di pecora. Tra gli impegni presi, spiega Coldiretti, ci sono gli interventi di sostegno per le perdite economiche (legate alla mancata produzione e ai bassi prezzi) con una moratoria dei contributi INPS e degli interessi bancari e la sospensione delle attività del Consorzio, finalizzata all'approvazione del nuovo piano di produzione. Il ministro Centinaio, inoltre, ieri ha preso l'impegno di confrontarsi a Bruxelles il prossimo 19 febbraio con il commissario Phil Hogan per verificare i tempi di realizzazione del ritiro del Pecorino Romano e sul ripristino delle restituzioni. 

"Il problema del prezzo latte, sottopagato dalle industrie casearie, accomuna tante regioni italiane, dalla Sardegna al Lazio. Purtroppo l'alta deperibilita' dell'alimento consente alle industrie di imporre prezzi umilianti agli allevatori, costretti a svendere il loro prodotto dopo ore di duro lavoro per garantire sicurezza e qualita'. Prezzi ben al di sotto dei costi di produzione che affamano le imprese agricole e distruggono il settore. L'assenza di una regolamentazione chiara e la mancanza di programmazione facilitano le speculazioni sulla pelle degli agricoltori" comunica, in una nota, David Granieri, presidente Coldiretti Lazio.

"Nel Lazio le importazioni di latte hanno raggiunto livelli record - aggiunge - circa 4,5 milioni di quintali, ben al di sopra della produzione regionale degli allevatori. Ad aggravare la situazione hanno contribuito le politiche del Consorzio di Tutela della Dop del pecorino romano che si sono rivelate inadeguate e penalizzanti per i produttori di latte ovino e per la Dop con il 97 per cento del pecorino romano Dop che attualmente viene prodotto in Sardegna. Per questo Coldiretti ha chiesto oggi, nel corso della manifestazione in piazza Montecitorio, il commissariamento del Consorzio, l'assegnazione dell'incarico di Commissario a un magistrato esperto di antimafia e la rappresentativita' degli allevatori all'interno del Consorzio".

 "Un litro di acqua in bottiglia costa 0,70 centesimi. Un litro di latte costa 0,60 centesimi. Il latte sta costando meno dell'acqua. Questo è il frutto di trent'anni di problemi irrisolti e di iperliberismo. Questo è il frutto del fatto che la legge del profitto conta più delle persone, più della dignità del lavoro" ha dichiarato oggi alla trasmissione Agorà il senatore M5S Ettore Licheri, presidente della Commissione Politiche Ue di Palazzo Madama.

"Il pecorino romano - ha spiegato a titolo di esempio il senatore cinquestelle - è uno di quei casi in cui il prezzo del prodotto finito non dipende dal prezzo della materia prima, come nel caso di un anello il cui prezzo non dipende dal costo dell'oro ma dalla bravura dell'orafo. Quindi c'è una filiera produttiva di cui i pastori non percepiscono i benefici per un problema politico, per la mancanza di una politica autorevole che possa andare a parlare con pastori e industriali del settore caseario e farli sedere a un tavolo per trovare un punto di mediazione".

Esatto. E matteo Salvini nel pomeriggio di oggi ha dichiarato: "Sto lavorando per risolvere il problema nelle prossime 48 ore".

Ci contiamo, ministro.

Redazione Milano

 


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