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Max Parisi

PERCHE' IL GOVERNO LETTA HA DECISO ''IL NON INTERVENTO IN SIRIA SENZA' L' ONU''? L'ITALIA VENDE ARMI AL REGIME DI ASSAD!

lunedì 2 settembre 2013

Roma - L’attacco con armi chimiche da parte dell’esercito di Bashar al Assad sui quartieri orientali di Damasco di mercoledì 21 agosto avrebbe “sconvolto la coscienza del mondo” tanto da indurre adesso diverse nazioni ai preparativi per un intervento militare nella regione. “Se l’impiego – tuttora da dimostrare – di armi chimiche è un crimine contro l’umanità, non possiamo dimenticare che finora la comunità internazionale non ha saputo nemmeno imporre un embargo delle forniture di armi verso la Siria” – evidenzia il comunicato di OPAL, l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere con sede a Brescia. “Come ha ripetutamente detto l’ex segretario Generale dell’Onu Kofi Annan, le armi leggere sono le vere armi di distruzione di massa che alimentano i conflitti” – sottolinea la nota di OPAL.

Secondo un rapporto presentato a Ginevra lo scorso giugno dall’Alto Commissario per i diritti umani, i due anni di guerra civile in Siria hanno causato oltre 93mila morti – tra cui almeno 6.500 minori – e due milioni di sfollati di cui la metà sono bambini. Anche l’Unione Europea, che pure ha stabilito alcune misure di embargo di armi già dal maggio 2011, ha continuato a permettere l’invio di “materiali militari non letali” alla Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione e nel maggio scorso ha allentato le misure di embargo di armi verso la Siria. 

Se l’Unione Europea ha posto già dal maggio 2011 l’embargo sull’invio delle cosiddette “armi leggere” (fucili, mitragliatori, pistole ecc.) alla Siria, le forniture di queste armi ai paesi confinanti sono invece aumentate proprio nel 2011. Lo spiega Giorgio Beretta, analista di OPAL. «Tranne quelle verso la Giordania e il Libano, le esportazioni dei paesi dell’Unione Europea di fucili, carabine, pistole e mitragliatrici sia automatiche che semiautomatiche verso le nazioni confinanti con la Siria sono raddoppiate o addirittura triplicate tra il 2010 e il 2011. Lo documentano i rapporti ufficiali dell’Unione Europea: la Turchia è passata dai poco più di 2,1 milioni di euro di importazioni di armi leggere europee del 2010 agli oltre 7,3 milioni del 2011; Israele da 6,6 milioni di euro ad oltre 11 milioni di euro e addirittura l’Iraq da meno 3,9 milioni di euro del 2010 a quasi 15 milioni nel 2011. Il rapporto dell’Unione Europea relativo alle esportazioni del 2012 non è stato ancora pubblicato, ma diverse relazioni nazionali degli stati membri confermano l’incremento delle esportazioni di queste armi verso i paesi confinanti con la Siria», conclude Beretta.

Per quel che riguarda l'Italia, l’Osservatorio OPAL rileva una strana – e alquanto sospetta – anomalia nei dati che riguardano le forniture di armi leggere ai paesi confinanti con la Siria. Secondo i Rapporti ufficiali dell’Unione europea non vi sarebbe stata alcuna autorizzazione all’esportazione di armi leggere verso questi paesi nel biennio 2010-2011. Ma un attento esame dei dati resi disponibili dall’ISTAT riguardo alle esportazioni di “armi e munizioni” evidenzia le crescenti esportazioni di queste armi dalla provincia di Brescia proprio verso i paesi confinanti con la Siria.

Passando infatti in rassegna le tabelle dell’ISTAT (si veda Tabella 7) si nota che dalla Provincia di Brescia sono state esportate “armi e munizioni” (categoria CH 254) nel triennio dal 2010 al 2012 verso Cipro per un valore complessivo di oltre 3,2 milioni di euro, verso la Giordania per quasi 4 milioni di euro, verso Israele per oltre 6,8 milioni di euro, verso la Turchia per oltre 79,4 milioni di euro e addirittura verso il Libano (tuttora sottoposto a misure di embargo di armi) per oltre 2,3 milioni di euro.

«A meno che non si voglia credere che tutte queste armi siano di tipo sportivo, per la caccia o per la difesa personale – commenta Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL – dovrebbero in qualche modo figurare nelle relazioni dell’Unione Europea. La normativa comunitaria, infatti, richiede che tutte le esportazioni di armi automatiche e semiautomatiche e relativo munizionamento destinate non solo ai militari ma anche a corpi di polizia e forze di sicurezza vengano puntualmente comunicate dagli stati membri. È quanto mai grave che l’Italia – che è uno dei maggiori produttori mondiali di queste armi – continui a comunicare all’Unione Europea cifre che non trovano riscontro né nelle relazioni governative inviate al parlamento né nei dati sulle esportazioni di armi forniti dall’ISTAT».

Fonte notizia: Rete Italiana per il Disarmo. 

Quindi, questa pelosa posizione pacifista del governo Letta in realtà sta difendendo gli interessi delle fabbriche di armi italiane. 

max parisi


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