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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Il Paese è al capolinea con o senza il governo Letta. Serve un programma. Questo...

martedì 1 ottobre 2013

Ci sono politici ai quali difetta la memoria. E tra questi, il campione del momento è Enrico Letta. Il percorso che crede di poter seguire per "risolvere" la crisi in atto del suo esecutivo si basa su un presupposto.

E il presupposto è che il Pdl si spezzi in due con la fuoriuscita di un gruppo numeroso di senatori (dei deputati non interessa niente a nessuno, dato il premio di maggioranza e conseguente maggioranza bulgara alla Camera) capaci di costituire un nuovo gruppo e quindi dare corpo a una nuova maggioranza.

In pratica, Letta vorrebbe che si costituissero due Pdl, uno bravo-buono-accondiscendente e l'altro cattivo-delinquenziale da abbandonare alle fauci della magistratura (democratica). 

Un'operazione del genere, vista dall'estero, apparirebbe perfetta perchè ridarebbe corpo alla "stabilità" tanto voluta e tanto sperata per l'italia. Stabilità che nel concreto significa: un esecutore agli ordini della Commissione Europea, Troika compresa.  Un esecutore che faccia le "riforme" già "fatte" in Grecia, a Cipro, in Portogallo. Macelleria sociale, taglio delle pensioni, taglio degli stipendi, eliminazione della sanità pubblica per tutti, insomma, tutte le bellezze della schiavitù da euro.

Tuttavia, Enrico Letta ha poca memoria.

Altrimenti ricorderebbe cosa accadde al governo Prodi del 1996. Successe che dopo poco più di un anno Prodi finì a gambe all'aria per colpa dell'alleato rifondarolo, e al suo posto - dato che non vennero sciolte le camere dal fantasista del Quirinale - arrivò D'Alema e poi Amato e poi dal 2001 dieci anni di Berlusconi, più o meno. 

Letta dovrebbe ricordare che il centro sinistra pur di rimanere abbarbicato alla poltrona di palazzo Chigi nel 1998 fece esattamente quello che oggi lui vorrebbe rifare: operò perchè nascesse nelle Aule, non nelle urne, un partitino fantoccio degno di uno staterello sudamericano e adatto alla bisogna di portare voti. D'Alema all'epoca ci riuscì con l'Udeur (aiutato da Cossiga). Ma il prezzo elettorale che poi la sinistra pagò fu micidiale.

Letta potrebbe farcela stavolta esattamente come allora ci riuscì D'Alema, con la differenza che stavolta con ogni probabilità durerebbe fino alle europee del 2014 (a metà primavera). E sicuramente andrebbe a finire come poi andò a finire nel 2001: il centrodestra vicerebbe a mani basse.

Se Letta avesse memoria, quindi, eviterebbe come al peste questa strada. Ma l'alternativa quale sarebbe? Tornare alle urne per... perdere comunque? Già.

Tutti coloro che credono sia solo il Pdl a un passo dalla frantumazione, terremotato dallo scontro falchi-colombe e attanagliato dalla morsa "padronale" di un Berlusconi furioso e carcerabile, farebbero bene a considerare che il Pd non è stato in grado finora neppure di stabilire le regole del proprio congresso, decidere se il nuovo segretario sarà anche candidato premier, stabilire con quali criteri i candidati alla segreteria potranno gareggiare per vincere, definire almeno una prima rosa di candidature, e dulcis in fundo la data certa del congresso. Il Pd è nel caos tanto quanto il Pdl. E la minaccia di scissione è palpabile: se dovesse arrivare Renzi in cima, una fetta consistente del Pd lascerebbe il partito per formarne un altro "a sinistra". Se dovesse vincere invece un cadidato "di sinistra" e fosse Renzi ob torto collo il candidato premier, il sindaco piacione di Firenze sarebbe sotto ricatto continuo della direzione del suo partito. Insomma, un macello. 

Letta quindi che può fare? Poco. O forse niente.

L'immobilità dell'esecutivo appena caduto riflette semplicemente la paralisi del Paese. I partiti che hanno sorretto Letta sono gli stessi partiti che sono responsabili della paralisi del Paese conseguente alla devastazione di 20 anni di mala politica della quale sono stati artefici singolarmente, ma complici senza soluzione di continuità.

Lo dico chiaro e tondo: l'italia così com'è è arrivata al capolinea. Con o senza un nuovo governo Letta, con o senza le elezioni anticipate. Quello che serve non è semplicemente un nuovo voto. Serve un programma che porti questo Paese a imporre la rinegoziazione degli interessi sul debito pubblico, tagliandoli del 70%. Un programma che sfili l'italia dalla ghigliottina del Fiscal Compact. Un programma che imponga i costi standard alla spesa pubblica. Un programma che preveda la riduzione della spesa pubblica con una costante e graduale diminuzione del pubblico impiego. Un programma che tagli le pensioni, ma solo quelle superiori al 5.000 (cinquemila) euro mensili. Un programma che tagli del 50% immediato tutti gli emolumenti (chiamateli stipendi se preferite) di TUTTI coloro i quali direttamente o indirettamente lavorino con incarichi politici per lo Stato. Un programma che dimezzi il numero di deputati e senatori, dimezzi il numero di consiglieri regionali e provinciali e comunali.

Serve questo programma. E un partito che vinca le elezioni e lo realizzi.

max parisi. 

 



 
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