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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Caro Matteo, serve una spada. Un nuovo quotidiano.

giovedì 5 maggio 2016

Matteo Salvini non l'ha mandato a dire, l'ha scritto chiaro e tondo nel suo primo libro dato alle stampe dalla Rizzoli (la Mondadori era inadatta, evidentemente) dal titolo evocatore perfino del Nuovo Testamento: "Secondo Matteo". Matteo, appunto, si propone senza se e senza ma alla guida del centrodestra spostato a destra, perchè l'accomunanza di idee e del sentire politico con Marine Le Pen francamente di "centro" ha proprio nulla.

Molto bene. Lo scrivevo due anni fa su questo giornale, ben prima di quando è accaduto: c'è un enorme spazio politico, la Lega può e deve riempirlo. E la nuova bandiera è il nazionalismo che a ben vedere non è nè di destra nè di sinistra, è contro il modialismo per la difesa dei popoli e delle loro terre.

Prima ci liberiamo dalla gabbia mondialista della Ue, poi ci dedichiamo alla ricostruzione federalista dello Stato. E questo è semplice da capire: o vinciamo tutti assieme la guerra senza prigionieri (vedi cosa accade in Grecia) contro il mostro Ue o saremo tutti carne da polpette, veneti come calabresi, i siciliani tanto quanto i lombardi.

Ancora una volta, molto bene.

Solo che la politica ha bisogno di strumenti di consenso e di strumenti di indirizzo. Il consenso Matteo Salvini l'ha ottenuto finora presenziando in un modo prossimo all'ubiquo qualunque spazio televisivo offertogli dal suo Ufficio Stampa. Brava, Iva Garibaldi, perchè è in massima parte a lei che si deve tutto ciò. One-man-show funziona alla grande, se lo conduce uno di talento. E il nostro Matteo di talento ne ha.

Così, non c'è e non c'è stato programma televisivo e radiofonico - dalla Zanzara a Uno Mattina, passando per Canale 5 o per Tele Lombardia - che non abbia avuto Matteo Salvini ospite. Ci sono giornate nelle quali ci si potrebbe domandare se abbia un clone che lo sostituisce, tanto fitto e talvolta perfino sovrapposto (in registrata, ma non è detto il pubblico lo sappia) è il suo calendario d'interviste-presenze-dichiarazioni-partecipazioni.

Avrete notato che - tra l'altro - a livello nazionale nessun altro esponente della Lega lo fa, e non è che manchino le voci. Fedriga quanto Centinaio per non dire di Calderoli, Molteni, Caparini e tanti ancora hanno eccome le capacità di discutere e presenziare con onore a nome e per conto della Lega. Ma il Capitano - scritto maiuscolo - è lui, è Matteo Salvini.

Ora, tutto questo ha funzionato fino ad oggi, mese di maggio del 2016. Salvini è riuscito grazie a questa strategia comunicativa a portare la Lega - nei sondaggi - dal 4% delle ultine giornate di Bossi al 14%. E' riuscito a tarsformare un partito in disarmo in un Movimento che prova a dare l'assalto al governo del Paese.

Solo che così non ci riuscirà.

Gli strumenti del consenso non bastano, servono gli strumenti di indirizzo. La Lega ammesso pure sia al 14% - esagero, al 20% - con questi numeri non è in grado di governare l'Italia. Salvini si deve rendere conto molto in fretta che è sottile la differenza tra un perdente di grande successo e un presidente del Consiglio insediato democraticamente a Palazzo Chigi. 

Salvini ha in mente una road-map che passa attraverso un "quasi successo" a Roma, planando su un "probabile successo" a Milano per atterrrare sulla certa sconfitta di Renzi in tutta Italia. Possibile, ma a che serve? Ho l'impressione che Matteo Salvini non abbia chiaro che prima di quando creda la storia d'Italia gli presenterà il conto. Il nazionalismo è un messaggio forte, fortissimo, ma va usato. 

Salvini invece è in mezzo tra l'incudine della Lega a matrice ancora padano-secessionista e il martello del resto del centro destra a trazione ancora berlusconiana che possiede forti e agguerriti strumenti di comunicazione di massa, dal Giornale a Canale 5, da Studio Aperto a Libero. 

Impossibile aumentare il consenso, ottenere prima di tutto l'egemonia intellettuale e politica che si travasa se le idee sono vincenti in quella numerica, senza uno strumento di indirizzo politico, una spada tagliente e appuntita come fu il quotidiano La Padania all'epoca.

Matteo Salvini ha detto più volte, l'ultima stamattina, di fare tesoro degli insegnamenti di Umberto Bossi. Ottimo. Allora, deve pensare che Bossi volle un quotidiano e non un settimanale e tanto meno un blog, per dare voce al Movimento tutti i giorni che Dio manda in terra.

Se vuoi vincere, devi convince, mi disse Bossi quando fondammo il quotidiano. Devi metterti in gioco, devi spiegare cosa pensi dell'economia,  della società, dell'Europa e del mondo. E devi farlo con contenuti di qualità colpo su colpo, senza tregua. Non devi liberare "la belva che c'è in te", ma l'intelligenza del tuo cervello. La ragione vince, la belva in pancia scorreggia. 

A Matteo Salvini non mancano le qualità per capire che il salto che davvero lo può portare a Palazzo Chigi passa attraverso la divulgazione capillare del consenso e che lo strumento per farlo è un giornale, una mazza intellettuale che non lascia scappare niente, che offre una lettura diversa e costante dei temi trattati dagli strumenti di (dis)informazione del potere.

Capisco che per la cerchia giovanile e giovanilista che circonda Matteo Salvini, molti dei componenti li conosco, entusiasti come lo sono tutti i dilettanti, il terreno intellettuale risulti minato. Ma non fa niente, questa non è una gara, non serve vincere dentro le mura del partito, serve conquistare il Paese. 

Caro Matteo, dai retta. 

Serve un vero giornale, come lo lo fu La Padania che fondammo il gennaio di tanti anni fa.

Max Parisi. 

 

 

 

 

 



 
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