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Max Parisi

Il signor Weidmann e gli italiani. Il futuro visto da un pessimista.

mercoledì 27 aprile 2016

Naturalmente posso pensare che alla maggior parte degli italiani il cognome Weidmann risulti sconosciuto. Figuriamoci, alle prese con il proprio posto di lavoro che traballa, ammesso ci sia ancora, le tasse implacabili che falciano lo stipendio o la pensione, i figli - sperando siano ancora bambini - da crescere e quelli già grandi da sfamare o da vedere partire per l'estero nel migliore dei casi laureati in cerca di lavoro, gli italiani ben difficilmente possono tenere a mente come si chiama il governatore della Bundesbank. 

Purtroppo per loro, il signor Weidmann ha perfettamente in mente - invece - gli italiani. E li disprezza e non fa nulla per nasconderlo. Anzi. Giusto ieri il signor Weidmann è arrivato in aereo da Berlino e a Roma, nella residenza dell'ambasciatore di Germania - giusto per non lasciare dubbi sull'ufficialità dell'evento - ha tenuto una conferenza stampa nella quale, ve la faccio breve, ha detto chiaro e tondo che lo stato italiano è sgangherato, schiacciato da una montagna di debiti pubblici, sprecone e indolente, non meritevole di alcuna fiducia e che quindi è un pericolo per l'Europa e ovviamente per la stessa Germania.

A corollario dell'invettiva, il signor Weidmann ha specificato che il ministro dell'Economia Padoan è inopinatamente ottimista quando non c'è alcuna ragione per esserlo, concludendo all'incirca così: "E poi, lo sanno gli italiani, vero, che fra un anno lo scudo innalzato dalla Bce verrà meno e che non appena finirà gli interessi sui titoli di stato italiani schizzeranno allo stelle? Lo sanno? E se lo sanno, sappiano anche che la Germania non starà a guardare e non subirà le conseguenze del tracollo dell'Italia".

Il signor Weidmann non è persona dall'indole accomodante e tanto meno è portato a tergiversare o peggio a mediare le proprie posizioni. Quando parla, gli manca solo una Mauser MP 40 nella fondina per essere distinto da un generale della Wehrmacht e a capo della Banca centrale di Germania con la potenza di fuoco che esercita, lo supera di gran lunga.

Non è più questione di dire che i rapporti fra Roma e Berlino sono tesi. I rapporti sono rotti. Formalmente, non è stata consegnata ancora la dichiarazione di guerra finanziaria-economica-politica, ma nella sostanza siamo arrivati oltre il punto del non ritorno.

Che significa, lo dico subito.

Quando arriverà il momento, e la data è nota, novembre del 2017, la Germania scatenerà il più feroce bitzkrieg finanziario dal Dopoguerra ai giorni nostri contro gli stati "canaglia" dell'eurozona, secondo la visione tedesca del mondo. La Germania per salvarsi, per salvare le proprie finanze e la propria economia non avrà altra strada che attaccare per prima con l'obbiettivo preciso di buttare fuori dall'euro l'Italia, il malato terminale. 

La prova generale della guerra-lampo dell'autunno 2017 verrà fatta questa estate contro la Grecia, che terninale non lo è più dall'anno scorso per il semplice motivo che è defunta. La Grecia è davvero al capolinea. Non c'è più niente - niente - da fare. Prova ne è che oggi Schaeuble si è rifiutato a nome e per conto del governo tedesco di partecipare alla riunione "d'emergenza" chiesta da Tsipras e perorata perfino dal Presidente del Consiglio europeo Donald Rusk per evitare il default a luglio. La risposta lapidaria arrivata da Berlino è stata  un maiusolo "NO!" con tanto di punto esclamativo.

Che pessimismo, vero? Ma quanto è pessimista, questo Max Parisi. Va bene, allora provo a darvi ragione, sono pesimista, in effetti c'è una probabilità prossima allo zero assoluto che però il signor Weidmann abbia forzato i toni per accidentali motivi digestivi, che il signor Schaeuble notoriamente amabile e accondiscendente questa mattina si sia svegliato con la luna di traverso, che la richiesta disperata di Tsipras non sia disperata ma solo leggerissimamente preoccupata per via di un battibecco a colazione con la moglie  e che quindi tutto andrà per il meglio e la Grecia supererà questo momento, che non è difficile, no... è solo un po', come dire, complesso.

Però, anche il più "padoaniano" degli ottimisti non può non sapere che accadrà da qui a due anni: Draghi finirà il mandato. E il successore di Draghi, dopo un francese e un italiano, non potrà che essere tedesco. Giusto oggi, il signor Weidmann ha malcelato un sorrisetto rispondendo che lui è molto impegnato a governare la Bundesbank, e che quindi non ci pensa...

Max Parisi

 



 
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