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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

L'Italia che conta da 24 ore è nel panico.

giovedì 17 marzo 2016

Ieri sera, è accaduto qualcosa che ha fatto sobbalzare l'Italia che conta, facendole passare una notte insonne e una giornata, quella di oggi, da incubo. Ma quale candidatura di Giorgia Meloni. Per favore, non scherziamo.

Intanto, "mamma lupa" la propria discesa nell'arena capitolina l'aveva annunciata in mattinata, e poi francamente l'unico malumorato è stato Berlusconi che, diciamolo, conta poco e niente, ormai, politicamente parlando. Ed è anche un po' confuso: sdoganò l'Msi nel 1993 quando era davvero neofascista e ha accusato la Lega d'aver imbarcato a Roma dei post fascisti. Non ci sta più con la testa.

L'Italia che conta è un'altra. Sono i banchieri. Sono i vertici del sistema finanziario. Tutta gente che trovate raramente sui giornali, solo qualche notizia qua e là, quando fallisce una banca, quando si viene a sapere che vicepresidenti sono babbi di ministre. Raramente, appunto.

Ma ieri sera, in tutti loro è serpeggiata la paura. Colpa di una lettera, anzi due. Sono arrivate attorno alle venti, le hanno ricevute in contemporanea i presidenti della Popolare di Milano e del Banco Popolare. La firma in calce era di Mario Draghi. La sostanza delle missive è apparsa subito tossica per entrambi: la Bce avvisava che per compiere la qualsivoglia operazione di fusione, collaborazione, la si chiami come si vuole, prima devono essere investiti soldi, ma tanti soldi. Miliardi di euro da piazzare sia dentro la Bpm sia dentro il Banco.

Direte, bè che c'è di strano e preoccupante? Semplice: si scrive investire ma si legge perdere. Sì, perdere, buttare, gettare nel cesso, fate voi: la Bce ha dato un ultimatum a entrambi gli istituti di credito perchè quanto prima ripianino le rispettive voragini nelle casse provocate dai crediti marci.

Apriti cielo!

Intanto, stiamo parlando di oltre 20 miliardi di euro da piazzare in contanti, e di fessi nei mercati finanzari pronti a tirarli fuori di tasca loro, non c'è in giro neppure l'ombra. 

Ma il dramma è un altro. La Bce è subentrata alla Banca d'Italia nella vigilanza degli istituti di credito maggiori, come appunto questi due, ma anche Unicredit e Banca Intesa, giusto per chiarire. E se le "coperture" non verranno fatte prima di qualsivoglia altra operazione di architettura bancaria, la Bce non si metterà neppure un minuto a commissariare questi due istituti, messa sotto pressione anche della feroce Bundesbank che già digrigna i denti per le ultime "catastrofiche" mosse di Draghi.

Ecco perchè la conseguenza delle due lettere è stata il panico notturno e poi lo sfracello mattutino in Borsa a Milano dell'intero comparto bancario italiano.

Domandatevi: perchè Unicredit e Intesa hanno perso oltre il 6% quando alla fin fine non c'entrano nè tanto nè poco con la fusione Bpm-Banco Popolare?

Semplice: è per colpa della lettera che annuncia qual è adesso la linea della Bce rispetto quei 350-400 miliardi di euro di "crediti non performanti" (che parole carine, vero, per dire marci e puzzolenti) in pancia alle banche italiane: vanno garantite le perdite provocate da questa mostruosa montagna di spazzatura creditizia con soldi veri. Soldi che non ci sono, e che nessuno, quindi può mettere a disposizione, nel privato.

Certo, potrebbe farlo lo stato italiano. Ma porterebbe all'immediato scontro frontale con la Commissione europea, scontro che al momento è rinviato - ma per altri motivi - a maggio, quando la suddetta darà il proprio giudizio sui conti pubblici dell'Italia.

Sì, penso l'abbiate capito: siamo quasi al capolinea. Renzi non ha più vie d'uscita, oltre far uscire l'Italia dall'euro oppure uscire lui stesso da palazzo Chigi. La tenaglia Bce da una parte e Commissione Ue dall'altra sta per stritolare il Paese.

Siamo a marzo. Maggio è vicino.

Max Parisi

  

 



 
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