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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Due righe per Matteo Salvini.

mercoledì 2 marzo 2016

Che la Lega di Matteo Salvini sia cosa politica ben differente da quella di Umberto Bossi e di Roberto Maroni, è chiaro. Dal grande sogno della Padania libera e indipendente - sogno di Umberto che mosse speranze ed energie di milioni di persone - si era passati a uno stantio "prima il Nord" appeso alla vittoria elettorale del sindaco di Verona che con la sua lista civica sbaragliò tutti, anche la Lega come s'è visto poi, dato che è approdato tra le braccia di Matteo Renzi facendosi nel frattanto finanziare parte della campagna elettorale contro Zaia alle regionali da una imprenditrice nota come "Lady Dentiera" oggi chiusa in una cella assieme all'ex (diventato ex dopo l'arresto) presidente della Commissione Sanità di Regione Lombardia. Leghista della primissima ora. 

Matteo Salvini è stato eletto Segretario federale del Movimento proprio quando Roberto Maroni trionfava alle regionali con un capolavoro politico di prima grandezza, merito del quale è tutto - o quasi - suo. Non va dimenticato che la Lista Maroni inventata lì su due piedi dallo stesso Maroni catalizzò in modo determinante per la vittoria finale poco meno dei voti della Lega Nord. Furono tutti voti per lui, punto e basta. 

Diventato Governatore, Maroni - con un'eleganza sconosciuta a Renzi, ad esempio - rinunciò all'incarico di Segretario della Lega Nord, benchè essere presidente di Regione impegni molto, ma certamente meno di presiedere il Consiglio dei ministri. Così, alle dimissioni di Bobo seguì a ruota il congresso.

Tutto nel solco della continuità, quindi? Neanche per sogno.

A Salvini doveva essere apparso molto evidente che la parola d'ordine vittoriosa in Lombardia e poco dopo in Veneto non avrebbe portato la Lega da nessun'altra parte, e lo aveva capito proprio quando era diventato Segretario della Lega Lombarda e aveva da quell'incarico organizzato la campagna elettorale per Maroni.

Matteo abbozzò al Congresso all'investitura datagli tanto dalla base del partito - da cui arriva, politicamente parlando - quanto dai vertici. Maroni lo elogiò dicendo che avrebbe "portato avanti le battaglie storiche della Lega" ma il capitano prese subito un'altra strada.

Matteo Salvini in poco meno di sei mesi, mantenendo il seggio al Parlamento europeo benchè fosse stato eletto anche deputato, nel frattanto, ha capito che la strada vera, quella aperta, grande, che porta al cambiamento di direzione non solo della Lega, ma del Paese, è il nazionalismo.

In fondo, la Lega è sempre stata nazionalista. Cos'era la Padania, se non una nazione? Solo che Salvini ha aggiunto una riflessione a cui non può essere stata estranea al sua amica - già allora - Marine Le Pen: oggi il mondo non si divide tra destra e sinistra, ma tra mondialismo e nazionalismo. Contro una Ue che vuole distruggere i popoli europei, affermava la leader del Front National, solo il baluardo del nazionalismo li può salvare.

Folgorante. Lo abbiamo scritto su questo giornale per primi, in tempi non sospetti.

Matteo Salvini forte di questa analisi, ha capito che o si salva dalle fauci del mostro Ue l'Italia intera, o non si salva nessuno, in questo Paese. Prima abbattiamo la Ue ed estirpiamo il cancro dell'euro, poi decidiamo le sorti interne della nazione e il suo assetto federale o confederale.

Benissimo, direte. No, non va tutto benissimo. E non mi riferisco allo scandalo corruzione legato a Rizzi, benchè mi faccia parecchio arrabbiare la mancanza di controllo interno al Movimento, e neppure mi riferisco allo smatellamento dell'intera struttura della comunicazione della Lega, che giocofoza non poteva che finire a quel modo. Oggi non serve un organo di partito che si chiama "la Padania". Piuttosto servirebbe "il Nazionale". 

No, sono questioni certamente serie, ma non decisive. Decisivo è altro.

Matteo Salvini adesso, dico adesso, deve presentare al Congresso - anche straordinario - la nuova linea politica che lui stesso ha tracciato e che ha fatto risorgere la Lega fino a farla diventare la terza forza politica italiana, e non è detto non diventi la seconda o la prima. 

Serve adunare attorno alla nuova linea politica "costituente" la nuova forza del nazionalismo italiano, la Lega deve - deve - diventare ufficialmente il grande Movimento popolare del nazionalismo italiano. E' un grande sogno, paragonabile a quello della Padania di Umberto Bossi. 

O lo fai Matteo, o dopo sarà tardi. Ricordi cosa disse una volta Umberto? "Il pendolo della storia si sta muovendo. Accade raramente che si apra una finestra per i popoli. E quando si apre, i popoli devono agire".

E' l'ora di vincere.

Max Parisi.

 



 
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