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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Salvini, usa la testa.

domenica 27 settembre 2015

Matteo Salvini dice di non tenere in molta considerazione i sondaggi (ma figuriamoci) e che invece il suo scopo è arrivare ad avere un voto in più di Renzi. Monsieur de La Palice, ancor che morto, sarebbe entusiasta di questa affermazione.

Tuttavia, nella sua semplicità racchiude una profonda verità: la vittoria va costruita con la concretezza, non con l'effimera ebrezza delle indagini statistiche. 

Da qui, derivano alcune questioni e una premessa.

Intanto, Salvini, se non vuole diventare uno sconfitto di grande successo alle prossime consultazioni elettorali deve categoricamente evitare due errori. Il primo: pensare di poter vincere da solo. Il secondo: pensare che, casomai perdesse, comunque avrebbe "vinto" la Lega.

La sindrome dell'uno contro tutti portò già al capolinea il Carroccio nel 1996, quando sì rastrellò più del 10%, ma poi dovette fare una lunga e nefasta retromarcia fino al 2001 quando Bossi ob torto collo dovette allearsi con "l'amico" Berlusconi ricevendo in cambio una legnata indimenticabile che affondò la Lega alle urne sotto il 4% nazionale, perdendo anche molti seggi, dato che fu mancata la quota proporzionale. 

Ugualmente, pensare che "comunque" la Lega dovesse perdere lo scontro finale contro la sinistra ne uscirebbe singolarmente vittoriosa, è una sciocchezza madornale. La sconfitta non premia, condanna. E la condanna in questo caso cadrebbe sulle spalle di un capitano, non del generale che fondò l'armata, come fu per Bossi nel 2001. Bossi ebbe la forza, ma preferisco dire la statura, per reggerla, nel 2001. Anche perchè entrò nel governo con l'incarico tutt'altro che marginale di ministro delle Riforme. Per Matteo Salvini non sarebbe altrettanto. 

Bene, sgombrato il campo da queste mine, vengo al dunque.

Se le allenze - quindi - sono decisive per vincere, l'impressione che ho è che a Matteo Salvini interessino poco, o per meglio dire non vi dedichi nè tempo, nè impegno. Perchè? 

Trovo sia già tardi ora, convocare gli stati generali della "grande destra" italiana, invitando alla partecipazione tutti coloro siano contro il governo del Pd. Volerli indire a ridosso delle elezioni è il modo sbagliato di fare la cosa giusta. Ne risulterebbe un'ammucchiata unita solo dalla necessità e non dalla volontà. E soprattutto dai programmi.

Già, perchè lo scopo degli stati generali di cui sopra è esattamente quello di scrivere - alla fine - una breve ma potente lista di azioni che il nuovo governo della Destra italiana metterà in atto non appena insediato. 

Ma non basta. Le alleanze sono tali solo se i "capitani"  delle varie formazioni si conoscono, si sperimentano, si uniscono fino a diventare loro stessi una squadra. 

Ecco, non mi pare che attorno a Salvini si stia formando, questa squadra. 

Tuttavia, alla questione di metodo si affianca la questione ancor più profonda del merito. E qua è bene essere molto chiari. Non è ancora evidente con quale legge elettorale si andrà alle urne, ma è evidente quale Renzi pensi sia la migliore per lui, e cioè l'italicum, che premia la lista e non la coalizione.

Così fosse, è bene che Matteo Salvini rifletta: cosa gli fa pensare che al ballottaggio arriverebbe lui e non Grillo, contro Renzi? Oggi, fine settembe 2015, non ci sarebbe partita. Salvini non ha neppure una sola possibilità di prendere più voti non del Pd, ma dell'M5S. 

Allora, come nel Gioco dell'Oca, rieccoci alla casella iniziale.

Caro Matteo Salvini, capisco che il compito fa quasi tremare le gambe, ma o inizi adesso a mettere insieme coloro che si oppongono al Pd, e lo fai pubblicamente, iniziando quel percorso che il giorno delle elezioni ti potrà far sperare di battere Renzi, oppure alla fine tocca dar ragione a Berlusconi, quando ha detto - poco fa - che "Salvini è utile perchè parla alla pancia della gente".

Smentiscilo. Usa la testa.

Max Parisi.

 



 
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