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Max Parisi

Il 2015 tra deflazione e variabili impazzite: 10 mesi da cardiopalmo.

martedì 24 febbraio 2015

Il valore degli immobili in Italia è calato del 10%, ha segnalato la Banca d'Italia. E dato che oltre il 70% degli italiani possiede la casa dove abita, la stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese ha perso il 10% della propria ricchezza. Ha perso ancor di più chi sta pagando il mutuo per un'abitazione acquistata anni fa - ne bastano 4 di anni indietro - a prezzi tra il 15 e il 20% più alti del valore attuale dell'immobile, che quando sarà definitivamente pagato varrà circa la metà di quanto sborsato per possederlo. 

Tutto questo si riassume in una parola: deflazione. E' di oggi il dato reso pubblico da Eurostat, l'Istituto di Statistica dell'Unione europea, ed è un dato che riguarda tutta la zona euro più tutto il resto della Ue, un dato drammatico: la deflazione trionfa ovunque, in Italia come in Germania, in Grecia come in Spagna e in Francia.

Solo che, vedete, la deflazione non è una causa, la deflazione è una conseguenza. E il paradosso assoluto della dinamica che sta producendo deflazione consiste nel fatto che non è provocata dalla politica, benchè la politica degli stati che usano l'euro sia completamente errata, come dimostrano altre conseguenze dell'austerità germanica imposta all'Europa: disoccupazione, povertà diffusa, licenziamenti, schianto degli investimenti produttivi, crollo delle vendite interne, diminuzione radicale della qualità della vita. 

La politica, cari voi, per una volta c'entra poco. La deflazione è il prodotto naturale della valuta euro, nata per essere forte, nata per essere stabile nel senso di inamovibile, nata per rappresentare certamente la nazione più potente d'Europa. La Germania, ça va sans dire.

E' l'euro rigido come un pezzo di ferro che ha provocato la deflazione. E' nella natura dell'euro, produrla. Quindi, non c'è proprio niente da fare. La deflazione quest'anno ruberà non meno del 20% della ricchezza degli eurozonisti, voi e noi tutti inclusi. 

Parliamo di crescita. Renzi sostiene che la svolta ci sarà dalle riforme, prima in assoluto delle quali, il Jobs Act. Renzi crede che cambiando le regole del lavoro si crei lavoro. Devo avere terminato l'elenco degli aggettivi, per definire quanto idiota sia questo pensiero. Ma guardiamolo da vicino. Un imprenditore dovrebbe assumere dipendenti perchè adesso li può licenziare come gli pare? No, cari. Un imprenditore investe quando l'azienda ha prospettive di produzione in crescita e ipotesi di utili tali da giustificare l'investimento. 

In sostanza, se il mercato tira, l'azienda va bene e pensa all'espansione, se il mercato è stagnante e per di più i prodotti (dalle materie prime ai semilavorati) calano di prezzo ogni mese per colpa della deflazione, l'azienda sta a guardare e aspetta, cercando di sopravvivere perchè anch'essa è costretta dalla deflazione ad abbassare i prezzi di vendita - in una spirale senza fine - e quindi non pensa affatto ad assumere manodopera, piuttosto a licenziarla per ridurre i costi, dato che è costretta dalla deflazione a ridurre i ricavi. 

Tutto chiaro, fin qui? Spero.

Ora, parliamo di risparmi. Sempre secondo la Banca d'Italia, la ricchezza degli italiani viene quantificata in 8.728 miliardi di euro ed è suddivisa in tre parti: attività reali, per lo più immobili (5.760 miliardi, il 60% del totale); attività finanziarie, cioè depositi in banca, titoli di Stato e risparmi veri e propri (3.848 miliardi, il 40%); meno le passività finanziarie, come i mutui e i prestiti (886 miliardi). Sono dati ufficiali.

Rispetto al 2012, la ricchezza complessiva risulta diminuita di 123 miliardi (meno 1,4%). Non solo. La Banca d'Italia ha calcolato che, nel primo semestre 2014, tale ricchezza risulta ulteriormente diminuita di un altro 1,2%.

Alt! Rileggiamo le cifre applicando la deflazione. Dato che il 60% della ricchezza totale degli italiani - alla data del 31 dicembre 2013, ultimi dati disponibili - ha un valore presunto di 5.760 miliardi di euro, (e affermo sia presunto perchè sono immobili, non contanti) applicando l'indice di deflazione Eurostat, solo nel mese di febbraio 2015 sono stati cancellati, distrutti, depennati, fate voi, oltre 30 miliardi di euro.

Qualcuno dirà: ma in compenso è aumentato il potere d'acquisto dei contanti, e quindi il rimanente 40% pari a 3.848 miliardi di euro ha compensato le perdite di valore delle case. Vero, se fossero davvero contanti, ma in realtà non lo sono affatto. Di quei quasi 4.000 miliardi di euro detenuti dai risparmiatori italiani, oltre l'80% è stato investito in massima parte in titoli di stato e obbligazioni, una fetta molto inferiore in fondi azionari e diversi.

Se il risparmiatore provasse a monetizzarli, questi investimenti, scoprirebbe di subire perdite ingenti proprio per colpa della deflazione. Il tutto, sempre senza tenere in alcun conto le tasse sulle rendite e le varie gabelle gravanti su questi cespiti., perchè il vero divoratore di ricchezza in questo caso non è lo Stato italiano, ma l'euro deflattivo in quanto tale.

L'euro è un pessimo affare, cari risparmiatori italiani. E come tutti i pessimi affari, è zero la probabilità che producano guadagni.

Ora, sono già trascorsi due mesi del 2015, l'anno che dovrebbe portare alla rinascita delle economie dell'eurozona. Non servono indagini sofisticate per capire che la rinascita non c'è e non ci sarà. Draghi da aprile inizierà il QE che non cambierà proprio niente, rispetto la spirale deflattiva. La Grecia ha comprato 4 mesi di tempo promettendo riforme che comunque andranno, non sposteranno di nulla i dati terrificanti della sua economia ormai defunta.

La Francia tra poco sarà alle urne come la Spagna e si rafforzeranno entrambi i partiti no-euro, il Front National e Podemos. In Gran Bretagna che vinca Cameron o vinca l'Ukip di Farage (i laburisti neppure per sbaglio) cambierà poco e niente, se non per il referendum per uscire dalla Ue, ma sul quadro economico dell'eurozona non influirà ne in bene ne in male.

Poi, esistono le variabili impazzite che potrebbero scardinare in un colpo solo tutto il futuro davanti a noi. Certo, Obama potrebbe armare Kiev e così scoppierebbe una vera guerra in Europa. Certo, l'isis potrebbe compiere terrificanti attentati con stragi immani in Italia, e allora è certa la guerra nel Mediterraneo. Ma sono variabili impazzite, appunto. 

O no?

Max Parisi

 



 
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