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Max Parisi
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La vittoriosa sconfitta della Lega in Emilia Romagna deve portare a una svolta. Decisiva.

lunedì 24 novembre 2014

Quando accade che il 63% dell'elettorato dell'Emilia Romagna decida di restare a casa anzichè recarsi alle urne per le regionali, solo un cretino può archiviare la questione con un'alzata di spalle come ha fatto Matteo Renzi. Il candidato del Pd ha vinto sulle macerie del suo partito, terremotato dal segretario toscano. Chi non vede in questo la più clamorosa delle bocciature per il nuovo corso piddino, è in malafede oppure è terrorizzato dal dover ammettere di stare sbagliando tutto. 

Ma non solo l'elettorato di sinistra della regione più di sinistra d'Italia ha disertato. Nella stessa misura, non si sono presentati in cabina elettorale gli emiliano romagnoli che votavano Forza Italia. Se avessero confermato l'affluenza delle passate regionali, oggi il presidente sarebbe Alan Fabbri con un margine di vittoria altissimo: più del 15%. Fate bene i conti e lo scoprirete.

Questo porta a dire che la colpa della sconfitta di Fabbri - nonostante la vittoria davvero "storica" della Lega salita al 19,4% dal 5% del 2010 - è tutta del partito di Berlusconi: gli elettori lo hanno punito tanto quanto sul fronte opposto ha preso schiaffi in faccia il Pd. 

Inoltre, non è vero che l'M5S abbia fatto da terzo incomodo sfruttando la situazione, anzi. Ha seguito anche lui la disfatta dell'affluenza, se paragonata alle politiche. Tra l'altro, il 13% preso dai grillini non compensa affatto la mancanza di voti del Pd. Il totale alla fine è del 37% di votanti regionali contro un 70% precedente. Grillo non ha sottratto un bel niente a Renzi.

Bene, queste sono le carte in tavola. Adesso, che partita vuole giocare, Salvini?

Qualche tempo fa, Aldo Grasso ha definito l'altro Matteo "un perdente di successo". Se guardassimo al risultato di domenica 23 novembre e basta, avrebbe ragione. Un grande successo della Lega nella sconfitta del candidato leghista. E il punto è proprio questo. La luminosità e il limite di Salvini stanno entrambe dentro il recinto leghista, che più di tanto non si può estendere.

Non si può perché alla fine l'elettorato nazionale italiano per quanto possa riconoscersi nella linea politica - giustissima - della Nuova Lega salviniana, non darà la maggioranza assoluta a un partito che si chiama Lega Nord. E' vecchio. E' il passato, non il futuro. E' nordista, per quanto Salvini possa fare, incluso favorire una lista nuova di zecca al Sud. Il che non significa rottamarlo. Significa che va costruito un nuovo contenitore diretta emanazione di Salvini e del nuovo corso di destra. Significa che Salvini deve stupire ed entusiasmare gli italiani offrendo loro un nuovo, grande soggetto politico per una grande rinascita del Paese.

La prova sia giusto? Domandatevi: cosa ha spinto la gente dell'Emilia Romagna a votare Lega, stavolta? Cos'è? Sono stati tutti improvvisamente folgorati da Alberto da Giussano? Ma per favore!

La verità è che si sono aggiunti voti di destra a quelli leghisti, al famoso "zoccolo duro". E questi voti sono il 75% dei voti presi dal Carroccio in Emilia Romagna. L'elettorato indistinto di destra - che non va confuso con i rimasugli di Alleanza Nazionale di Giorgia Meloni -  ha provato a dare consenso a Salvini perchè ha capito che Salvini può diventare davvero "il capitano" che la destra italiana attende da tanto, da troppo tempo. 

E in questo nuovo "cartello" della destra - che rivendico d'aver battezzato Grande Destra - allora sì che può entrare il grande elettorato di Forza Italia che domenica scorsa è rimasto alla finestra a guardare la campagna emiliana. 

Salvini intervistato da Minoli a Radio24 (a proposito: strana in questo, la Rai. Ha lasciato andar via Minoli per dare Ballarò a un giornalista esterno di Repubblica) ha detto: "Forza Italia deve chiarirsi al suo interno, la punizione elettorale è stata grande. Ma sono problemi loro, anche noi un anno fa eravamo nei guai" che è come dire: o fate una rivoluzione dentro il partito o soccomberete. Corretto. L'ex governatore pugliese Fitto ha rincarato la dose: vanno azzerati tutti i vertici di Forza Italia. Corretto anche questo, anche se parecchio tardivo. E sempre da Minoli, Salvini ha aggiunto: "Le elezioni saranno presto e io voglio provare a vincerle, non mi batto per partecipare e basta, come diceva De Coubertin".

Per vincerle e per non essere - quindi - un perdente di successo, servono due componenti. Il primo componente è un programma vero, solido, vincente perchè realizzabile e quando si realizzasse, davvero in grado di salvare l'Italia coi fatti, non con le chiacchiere e gli annunci. 

E questo, grazie alla sua intelligenza politica, Salvini ce l'ha.

Il secondo componente è un soggetto politico che abbia una caratteristica imprescindibile: deve poter essere condiviso senza escludere, deve creare unità e non divisione, deve essere immediatamente percepito come punto di forza e non di debolezza dall'elettorato a cui si rivolge. E' un soggetto non per tutti, non per appartenza etnico-territoriale, ma per appartenenza ideale. E' la Grande Destra italiana, dove "grande" significa: c'è posto per chiunque stia da questa parte e non dall'altra e tanto meno in mezzo, nel centro del nulla. 

Ma questo soggetto politico, Salvini al momento non l'ha a disposizione.

E' probabile che Berlusconi abbia ancora per la testa l'ennesima riedizione della Casa delle Libertà, ennesimo disastro. E' possibile che proponga a Salvini la solita alleanza buona per tutte le sconfitte. Ma è anche possibile che l'ex cavaliere decida la cosa migliore: farsi da parte. E allora nella Grande Destra potrebbe arrivare un altro "capitano" che regga la bandiera forzitaliana. E fosse una donna, e si chiamasse Berlusconi di cognome, la vittoria sarebbe a portata di mano.

max parisi

 

 

 



 
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