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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Dodici letti per fermare l'apocalisse dell'ebola in Italia.

giovedì 9 ottobre 2014

Le agenzie stampa internazionali hanno messo in rete la seguente notizia: "L'epidemia di ebola rappresenta la sfida piu' grande dalla comparsa dell'Aids: e' l'allarme lanciato dalla massima autorita' sanitaria Usa, Thomas Frieden, direttore dei Centri americani per il Controllo e la Prevenzione della Malattia (Cdc) con sede ad Atlanta. "Direi che, in trent'anni di lavoro nella sanita' pubblica, l'unica situazione simile a questa e' stata quella con l'Aids", ha spiegato Frieden, sottolineando che il ritmo di diffusione della malattia e' simile a quello della fase iniziale della sindrome da immunodeficienza acquisita. Il numero uno della sanita' Usa parlava a Washington, al forum ad alto livello per fare il punto sull'epidemia a cui partecipano tra gli altri i vertici di Onu, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, oltre ai presidenti dei Paesi piu' colpiti dalla micidiale malattia. "Sara' una lunga battaglia", ha aggiunto, "e dobbiamo lavorare ora in modo che, per il mondo, non sia una nuova Aids". 

Paragonare l'ebola all'Aids, francamente, a me sembra un errore. E lo è per due motivi. Il primo: l'Aids si propagò in modo silente all'interno della comunità omosessuale mondiale per anni, prima di emergere con tutta la sua gravità. Il virus è silente, quando il malato è nella fase "sieropositiva". Quando la malattia diventa conclamata, non c'è (o non c'era) più nulla da fare. Quindi, l'Aids ha avuto dalla sua il fattore tempo, e si sa quanto conti in una malattia. La cui durata, nel caso dell'Aids e prima della creazione delle ultime classi di farmaci, poteva arrivare a 10 anni dall'inizio della sieropositività. Oggi, forse il doppio e anche più, prima che risulti fatale. L'ebola invece ha un'incubazione rapida - dalle due alle tre settimane - e un'aggressività impressionate: la morte arriva in meno di 10 giorni. 

Il secondo motivo è la trasmissione del virus. L'Aids non si trasmette con un bacio sulle labbra, nè con una stretta di mano, e tanto meno con un contatto fisico epidermico. Sangue, sperma, secrezioni vaginali, contatto interno di genitali non protetti da preservativi con mucose genitali o anali. Solo in questo modo, si viene colpiti dalla malattia. E c'è un altro fatto decisivo, per la trasmissione: il virus dell'Aids è fragile, fuori dal corpo umano muore in breve tempo, brevissimo tempo. L'ebola invece si trasmette a contatto, basta appunto una stretta di mano, un bacio, perfino appoggiare la mano dove prima era rimasta appoggiata quella di un malato, e la trasmissione accade. E' un virus resistente e maligno. Basta addirittura toccare un indumento indossato da un malato, per esserne colpiti senza scampo. 

Ora, voi capite che finchè l'ebola rimane confinato in Africa, per una serie di motivi la sua propagazione è lenta, rispetto quello che accadrebbe se anche un solo malato entrasse in una metropolitana di una grande città europea, americana, asiatica. Un solo malato infetterebbe centinaia di persone. Che a loro volta ne infetterebbero migliaia. Milioni nel giro di qualche mese, anche un solo mese. Uno, cento, diecimila, un milione. La progressione è questa.

Il virus, con buona pace die complottisti, venne scoperto (e non creato in laboratorio) nel 1976. Ma non fu considerato una minaccia per l'Occidente (e quindi nessuna ricerca per un vaccino) in quanto la globalizzazione NON esisteva. La virulenza dell'ebola unita all'assenza o quasi di interscambio mondiale di persone faceva dell'ebola una malattia "africana" dell'Africa nera. E ai colossi farmaceutici planetari un farmaco, un vaccino, interessa solo se c'è profitto nell'inventarlo e nel venderlo. Mentre i popoli dell'Africa equatoriale non possedevano  - e non possiedono - alcuna ricchezza individuale, tolte le caste dominanti, sanguinarie e corrotte.

La situazione è questa. Punto.

L'Occidente sta provando a correre ai ripari, ma è tardi. Sì, probabilmente tra non molto sarà disponibile un vaccino, ma un vaccino previene, non cura. E cure non ce ne sono.

Facciamo il caso dell'Italia. Il vice ministro degli Esteri del governo Renzi, tal Pistelli, è riuscito a dichiarare in Aula al Senato che non c'è da allarmarsi perchè allo Spallanzani di Roma ci sono pronti "12 posti letto per ammalati di ebola". Viene da piangere.  In Spagna tra il personale interno di un ospedale già si contano sei malati contagiati da un'infermiera che a sua volta si è infettata per una distrazione, s'è asciugata il sudore della fronte con la mano che indossava un guanto venuto a contatto col virus dell'ebola che stava per uccidere un malato ricoverato. Che infatti, poco dopo è morto. 

Già, dimenticavo. Anche i cadaveri dei morti da ebola rimangono altamente infettivi. Vanno cremati. E vanno trasportati e trattati con il massimo delle precauzioni, prima della cremazione. Capite?

Quando partirà l'epidemia in Europa, e sottolieno quando, non se, sarà un evento cataclismatico. Gli americani l'hanno capito e hanno alzato barriere alle frontiere: in ogni aeroporto USA dove atterrano aerei di rotte internazionali, da ieri sono attivi controlli sanitari, misurano la temperatura a chiunque sia sbarcato da voli dall'estero. Serve? Forse, certamente meglio che niente.

In Italia no, nessun controllo. E non mi riferisco a quelli negli aeroporti, che comunque andrebbero fatti da subito. Mi riferisco alle masse enormi di persone che sbarcano in Italia con la Mare Nostrum. 

Qua non si tratta del solito discorso dell'invasione, che pure c'è. Qua si tratta di considerare la minaccia mortale di un'epidemia catastrofica di ebola innescata da inconsapevoli malati arrivati sui barconi.

Ne basta uno, come nell'esempio della metropolitana. Ne basta uno per aver infettato tutti o quasi tutti quelli che si  sono trovati con lui o con lei su quell'imbarcazione di disperati soccorsa dalla Marina Militare italiana. Ne basta uno per creare dai 50 ai 500 malati contemporaneamente, molti dei quali sarebbero subito - come avviene tutti i giorni - liberi di circolare per l'Italia e per l'Europa.

E noi, abbiamo 12 letti pronti.

max parisi

 



 
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