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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Germania inchiodata, Draghi sotto tutela tedesca, deflazione e recessione. Tranquilli, andrà tutto bene.

mercoledì 3 settembre 2014

Il primo mercato mondiale dove esportano le industrie tedesche non è formato dagli stati che compongono l'Unione Europea e ancor meno quello della zona euro: è la Russia.

Sbagliato: era la Russia. Le sanzioni Ue incrociate con l'embargo per ritorsione deciso da Putin l'hanno annichilito e ora la Germania non sa più che fare. Il surplus produttivo sfiora il 30% e altri posti dove riversarlo non ci sono, se si vuole escludere il mercato interno che comunque potrebbe assorbire sì e no il 5% del mancato export.

La prospettiva che si presenta all'Europa per l'autunno in arrivo è dominata dalla debacle germanica che non potrà essere evitata a meno di una clamorosa frattura nella Nato. Le nazioni europee che compongono l'Alleanza atlantica dovrebbero decidere di rifiutare la dottrina Obama, centrata sul paranoico "ritorno dell'Unione Sovietica", abissale idiozia che solo gli ottusi e interessati (all''industria degli armamenti USA) consiglieri del presidente americano possono aver concepito.

Diversamente, le sanzioni rimangono e l'embargo pure e la Merkel può scavarsi da sola la fossa, prima che inzino a farlo - politicamente parlando - in sui connazionali. In Sassonia domenica scorsa la Cancelliera ha avuto un'anticipazione: il partito anti euro Alternativa per la Germania ha raddoppiato i voti sfiorando il 10%.

Sul piano della grande finanza europea le cose vanno, se possibile, anche peggio. E' in atto un braccio di ferro di dimensione continentale.

Secondo una fonte molto addentro a quanto accade sia a Bruxelles che a Francoforte tra le mura della sede della Bce, l'obbiettivo di Draghi di svalutare l'euro almeno del 5% è fortemente avversato nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea proprio dai tedeschi e non perchè la svalutazione in sè faccia paura vista la deflazione in atto nell'Eurozona, tutto al contrario perchè si svaluterebbero le ingentissime scorte di capitali in euro detenute dalla Germania, scorte accumulate in vista della probabile frantumazione della valuta unica auropea. E' un scontro di titani.

E' uno scontro di titani da cui deriva lo stallo attuale.

Se Draghi avviasse la svalutazione dell'euro - cosa che tecnicamente può far accadere in qualsiasi momento e avverrebbe nel giro di 24 ore - la Bundesbank lo sfiducerebbe. Lo stesso se Draghi accennasse a dar corpo agli eurobond. Idem se la Bce provasse a comprare ingenti stock di debito pubblico della zona sud dell'Eurozona. 

Al governatore è consento lo sparo di una sola cartuccia: la solita distribuzione a pioggia alle banche europee di manciate di miliardi di euro prestati a tassi irrisori perchè a loro volta questi banchieri gangster li offrano ai soggetti economici locali. Servirà per ridar fiato all'economia? No.

No, perchè la situazione appena descritta non ha vie d'uscita. L'Europa dell'euro è incatenata a una valuta troppo forte ma il cui cambio è intoccabile, prigioniera di un'alleanza militare che la mette in ginocchio davanti alle volontà dell'inquilino della Casa Bianca chiunque sia, e infine governata da una banda di inetti burocrati a braccetto con banchieri da spavento e politici da strapazzo capitanati da un vecchio corrotto ubriacone lussemburghese.

Tuttavia, non c'è da disperare. L'equilibrio di questa situazione è altamente instabile. I capitali stanno lasciando l'Europa per gli Stati Uniti. Recessione e deflazione sono concetti molto chiari ai players degli investimenti globali e vederli in atto contemporaneamente qua da noi ha consigliato la fuga che sta accelerando assieme al processo di disgregazione delle economie nazionali della zona euro, adesso elevata a potenza dalla crisi russo ucraina. 

Tutto concorre ad affermare che siamo alla vigilia di cambiamenti di portata storica e l'euro finirà. 

E Renzi stia pur sereno e continui a mangiare gelati. Al di qua e al di là dell'Atlantico hanno finalmente trovato la corretta traduzione della parola bischero. E l'hanno capita. 

max parisi

 

 



 
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