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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

Uno statista deciderebbe oggi, non quando accadrà: con la Germania di Angela Merkel o con la Francia di Marine Le Pen?

venerdì 30 maggio 2014

"Tocca a noi cambiare l'Europa!" ha urlacchiato Renzi a telecamere riunite 24 ore fa. Con quel "noi" è del tutto evidente si sia riferito a "noi del Pd, noi che abbiamo vinto le elezioni in Italia". E a lui stesso medesimo. Ora, sarebbe facile definire Renzi un megalomane. 

Ma il punto è un altro: Renzi ci crede davvero. Renzi pensa davvero di avere possibilità (le capacità le dà per scontate) di riuscire a cambiare la UE che altrimenti "non si salva" (sempre parole sue).

Ebbene, a stretto giro - meno di 24 ore dopo, stamattina - gli ha risposto la vera padrona della UE, la signora Angela Merkel: "Jean-Claude Juncker deve diventare presidente della commissione europea'' Punto e basta. La Merkel lo ha detto in modo solenne intervenendo alla giornata mondiale dei cattolici tedeschi a Ratisbona. ''Per questo obiettivo - scrive l'Ansa - sto conducendo ora tutti i colloqui''.

Si noti che Renzi partecipando alla riunione a Bruxelles dei capi di stato e di governo al termine della quale ha pronunciato quel "tocca a noi", ha più volte tenuto a sottolineare che "prima vanno decise le cose da fare nella UE, poi si deciderà il nome del presidente della Commissione".  S'è beato perfino di usare il latino, per dirlo: "Nomina sunt consequentia rerum". 

La Merkel ha tirato dritto e se n'è fregata altamente del signor Renzi quant'è lungo, e con lui dell'Italia che l'ha voluto e votato. Questo spiega meglio di qualsiasi considerazione ulteriore che l'Unione Europea non è altro che il cortile di casa Merkel e Juncker è il portinaio che il padrone dell'immobile ha deciso di assumere. Ci mancherebbe che un italiano pieno di cambiali in protesto discuta sui nomi o peggio, sul dafarsi. 

Quindi, Renzi è tagliato fuori da tutti i giochi europei? La risposta è sì. Ma Renzi ha progetti di portata storica, per la testa. Vuole cambiare l'Italia da cima a fondo, dice. Non mi ripeterò. Ho già scritto che per farlo servono tantissimi soldi e invece lo stato italiano ha tantissimi debiti da pagare. E senza soldi, rimangono le chiacchiere. 

E allora vi domando: quale Italia futura arriverà, con Renzi? Dove finiremo fra tre anni? Guardate, per dare una risposta sensata - non dico giusta, almeno sensata - bisogna guardare altrove. Bisogna capire cosa deciderà la Germania, cosa accadrà in Francia, cosa in Inghilterra. Non è Renzi, fuori dai giochi della UE. E' l'Italia.

Questo Paese non è più una locomotiva. E' diventato un vagone. E' un Paese con un grande avvenire dietro le spalle, come ha scritto mesi fa il Frankfurter Allgemeine Zeitung. 

Bisogna prendere atto della realtà. Però, anche un vagone ha diritto di decidere a quale treno agganciarsi. E qui Renzi avrebbe sì, voce in capitolo. Solo che dovrebbe possedere la stoffa dello statista e non l'abito del venditore si pentole. Uno statista sa guardare lontano, sa scrutare il futuro e decidere cosa è meglio per la nazione che l'ha eletto, anche a costo di scontentare gli stessi che gli hanno affidato il potere. Il bene comune supera sempre l'interesse di una parte. Così, ragiona uno statista.

A mio parere, in Francia arriverà il tempo di Marine Le Pen. In Inghilterra arriverà l'ora di Nigel Farage. L'Europa di oggi, tarda primavera 2014, fra tre anni non esisterà più. Non so e nessuno può sapere come effettivamente cambieranno le cose, sono certo però che così non rimarranno. Così la UE non durerà, e con Juncker il disfacimento accelererà. 

A quel punto, a Renzi toccherà l'ingrato compito di dovere - non di potere - scegliere: con la Francia di Marine Le Pen e l'Inghilterra di Nigel Farage o con la Germania?

Ho detto Renzi. 

Uno statista non aspetterebbe quel giorno. 

max parisi 



 
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