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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

L'euro ha abbattuto l'Italia, ma non ha sconfitto gli italiani: uccidiamolo e ricostruiamo il Paese.

martedì 6 maggio 2014

Sarò breve: la struttura dell'economia italiana è prossima a morire dissanguata da tasse e euro, valuta folle per questo Paese. Siamo dentro una giostra infernale: l'euro a 1,40 sul dollaro disintegra le esportazioni italiane, produce deflazione, causa disoccupazione, impedisce investimenti stranieri perchè andrebbero a cozzare con il cambio mostruoso con la valuta americana. E i soldi, nel mondo, sono tutti in dollari sia che si tratti di investitori cinesi, sia che arrivino in Italia dagli Stati Uniti (ovviamente) ma anche dalla Russia piuttosto che dal Medio Oriente. Non a caso i capitali delle nazioni produttrici di petrolio si definiscono "petrodollari". 

E' evidente che l'Italia abbia un bisogno disperato di investimenti esteri, dopo la fuga perfino della Fiat. Ma con questo euro non sono convenienti neppure a prezzi di saldo, come quelli attuali delle rimaste aziende produttrici del fu "made in Italy".

In più, il sistema economico italiano è torturato fino alla morte dalle tasse statali senza che con questo il debito pubblico diminuisca. Anzi, è esploso. Da che c'è l'euro, in questi 14 anni, è più che raddoppiato. Non se ne esce. Oramai, i dati economici italiani non sono più "un bollettino di guerra", ma un elenco di lapidi.

Ogni volta, viene sepolto un pezzo dell'economia del Paese. Oggi, piuttosto che niente anche il consumo di gas indica la sepoltura dell'economia domestica come di quella industriale. Tracollati: -16,8% in aprile. 

No, così proprio non ne usciamo.

Certo, il 25 maggio si voterà e confido nel buonsenso degli elettori. Solo un cretino potrà votare per il boia che ha giustiziato l'Italia, e per boia intendo il complesso politico-finanziario italiano che ha voluto l'euro e non ha fatto nulla per salvare l'Italia dall'euro.

Confido anche nel buonsenso degli elettori francesi, inglesi, polacchi, olandesi, ungheresi, spagnoli, belgi, di tutti quei popoli che stanno soffrendo pene indicibili per colpa dell'euro.

Ma nessuno s'illuda che alla vittoria del NO alla UE e alla valuta unica europea corrisponderà l'immediata virata dei Paesi oggi scardinati verso una radiosa ripresa sinonimo di salvezza.

La fine dell'euro sarà equivalente alla fine del Terzo reich. Sarà l'anno zero, come nel dopoguerra che iniziò nel 1946 e finì alla metà - abbondante - degli anni Cinquanta. Ci vorranno non meno di 10 anni per ridare all'Europa la fisionomia di un continente se non proprio prospero, almeno libero dalle macerie economiche prodotte dall'impero malvagio di Bruxelles e di Francoforte. 

E sia altrettanto chiaro che l'espressione "uscire dall'euro" è sbagliata. Quella giusta è "far finire l'euro d'esistere". L'euro deve morire perchè non è un male individuale che riguarderebbe solo qualche soggetto, è un cancro collettivo di tutta Europa. Non c'è una sola nazione che possa gioire dall'avere l'euro.

Neppure la Germania sta davvero beneficiando dell'euro. Guardate i dati: pil tedesco nel 2014 previsto attorno all'1,5%. Quello dell'Inghilterra sarà il doppio. E che nessuno venga a dire che la Gran Bretagna improvvisamente s'è scoperta manifatturiera. No. E' la sterlina e la gestione della sterlina da parte della Banca d'Inghilterra ad aver fatto la differenza. Non era mai accaduto che da oltre Manica si guardasse la Germania con sufficienza, economicamente parlando. Forse, ai tempi delle Colonie. Ma oggi - semmai - è la Germania ad avere "colonizzato" il Vecchio Continente e non Sua Maestà la Regina. 

E allora, che futuro ci aspetta, dopo le elezioni?

Nel breve, un gran rimescolamento, tensioni, paure ed entusiasmo come dopo la Liberazione. Ma subito dopo, la consapevolezza che sarà dura, molto dura. Però...

L'euro ha battuto e abbattuto l'Italia, ma non ha sconfitto gli italiani. Ucciso l'euro, noi ricostruiremo tutto meglio e più bello di prima. Rifaremo dell'Italia una nazione forte, libera, sovrana. Lavoratrice.

E non è una speranza.

E' una promessa.

Noi italiani lo faremo. 

max parisi



 
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