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Max Parisi

Perché sono contrario ai derivati

Acquistando azioni diventiamo comproprietari della società acquisendo una serie di diritti riservati ai soci. Alcuni di questi ci interessano, come l'incasso di eventuali dividendi , altri non li esercitiamo quasi mai come il diritto di voto in assemblea, ad esempio. Il motivo principale che ci spinge ad acquistare un titolo è di carattere speculativo: riteniamo il prezzo conveniente e acquistiamo il titolo per poi rivenderlo nel caso venga raggiunto il valore che noi pensiamo adeguato, incassando il guadagno dato dalla differenza dei prezzi.
La variabile "tempo" non influenza le nostre decisioni anche se, dopo l'acquisto, il nostro auspicio è che il prezzo obiettivo sia raggiunto il più rapidamente possibile.
È quindi lecito pensare che, se è una differenza di prezzo ciò che ricerchiamo, non  c'è motivo di comprare direttamente l'azione, basta acquisirne il "diritto". 
È da questa logica che nascono le opzioni, titoli appartenenti alla categoria dei cosiddetti "derivati", il cui valore è appunto "derivato" da quello di un altro bene. Possono essere azioni, indici, tassi, valute ecc.
Perché sono contrario ai derivati? Semplice, perché questo "diritto" si paga!
È naturale che i diritti abbiano un costo, ma che vantaggi si hanno nell'acquistarli? Il grande fascino dei derivati risiede nel fatto che dovendo pagare "solo" il diritto, acquisiamo la facoltà (come nelle option) o l'obbligo (come nei future) di comprare o vendere ad un prezzo determinato, entro un certo periodo di tempo.
È sufficiente, quindi, una somma limitata per acquistare un grande numero di diritti e gli eventuali guadagni, in percentuale, si possono cosi moltiplicare. Attenzione, anche le perdite!
Non è neppure consolatorio, come nel caso delle opzioni, dire che l'eventuale perdita non può essere superiore al capitale investito. Questa eventualità è tutt'altro che rara! Ogni volta che il titolo sottostante non raggiunge il prezzo d'esercizio (strike price) il valore dei diritti alla scadenza si azzera.
Ci troviamo in una situazione molto simile ad una scommessa e come tutti giochi d'azzardo il giocatore è destinato a soccombere.
Vediamo l'analogia dell'acquisto di opzioni con le scommesse.  Chi compra un'opzione è un operatore individuale con mezzi limitati, chi la propone è un grande gruppo finanziario con mezzi illimitati, il cui comportamento è simile a quello di un allibratore. Gli si attribuisce, in modo più elegante, la funzione di "Market Maker", ma nella pratica stabilisce il prezzo di una scommessa, comportandosi di fatto come un allibratore.
Infine, il diritto pagato nelle opzioni è formato da due componenti: il valore intrinseco e quello temporale. Possiamo optare per scadenze più lunghe, per diminuire il rischio, ma questo lo andiamo a pagare.

Giancarlo Marcotti - soldionline.it


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