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Max Parisi

DALL'EURO SI PUO' USCIRE SENZA DISASTRI. UN PROFESSORE DI ECONOMIA LO SPIEGA TRAMITE IL WALL STREET JOURNAL (IN PRIMA)

lunedì 8 luglio 2013

New York - La zona euro è piena di Paesi colpiti in questa fase, ma una quasi isteria di solito saluta l’idea che la scelta migliore per questi Paesi sarebbe quella di lasciare il blocco della moneta unica europea. 

La grande paura è che per reintrodurre una moneta nazionale, un Paese dovrebbe ridenominare forzatamente attività e passività private nel processo. Per le imprese, le famiglie e gli investitori, l’incertezza se i loro euro alla fine saranno confiscati e sostituiti con una moneta nazionale degradata potrebbe portare alla fuga di capitali, il caos economico e anni di contenzioso, se non peggio. Ma c’è un’alternativa alla ridenominazione forzata. 

La Grecia o qualsiasi altro paese della zona euro potrebbe facilmente  reintrodurre una moneta nazionale, senza generare il tipo di calamità finanziaria ed economica immaginato. La chiave è quella di fissare l’importo  iniziale della nuova moneta da emettere, consentendo al mercato di fissare il prezzo a cui avviene lo scambio. 

In questo scenario, la banca centrale annuncia che è disposta ad acquistare euro da banche nazionali, dal pubblico greco e chiunque altro, utilizzando dracme di nuova emissione come pagamento. Tutte queste operazioni si  svolgeranno nel corso di un periodo di transizione specificato ed essere del tutto volontarie. Questo non sarebbe un esercizio di confisca. Dopo il periodo di transizione, il governo greco dovrebbe trattare solo in dracme nelle sue transazioni finanziarie, giorno per giorno. Nessuno sarebbe costretto a tenere dracme, ma coloro che desiderano negoziare con il governo avrebbe bisogno di dracme per farlo.

All’inizio del periodo di transazione, il tasso iniziale sarebbe del tutto arbitrario, come del resto sarebbe il nome della nuova moneta. Ma supponiamo che la Grecia opti per 360 dracme per euro. Questo è vicino al tasso al quale la Grecia ha adottato l’euro e, insieme con il vecchio nome, darebbe la nuova moneta una sensazione familiare.

In termini economici, tuttavia, il tasso iniziale è in gran parte irrilevante. La banca centrale promettera’ di emettere una quantità precisa di dracme nel corso del periodo di transizione. Tale importo, nel nostro esempio, sarebbe 360 ​​volte la stima della quantità totale di euro di liquidità detenuta dai residenti greci e dei depositi dalle banche che operano in Grecia, vale a dire, più o meno la quantità di moneta in circolazione in Grecia. 

La banca centrale dovrebbe anche fissare la durata del periodo di transizione. Se per esempio fosse fissato in tre anni, o 36 mesi, quindi la banca centrale annuncierebbe che le vendite mensili di dracme per euro sarebbero almeno 1/36 dell’importo totale che dovrebbe essere rilasciato durante la transizione. Il tasso mensile potrebbe alla fine essere più alto se la domanda è sufficientemente sostenuta, cioè, se la gente rapidamente avra’ fiducia nella  nuova moneta. 

Il prezzo offerto per l’euro potrebbe essere regolato su una base quotidiana per generare vendite di euro verso la Banca centrale della grandezza desiderata. Le vendite del primo giorno possono anche essere pari a zero. 

Ma, via via che il prezzo di acquisto offerto aumentera’ gradualmente, alcune persone sarebbero disposte a comprare: alla fine un prezzo verra’ trovato per le nuove dracme, compromesso tra aspettative di deprezzamento ed apprezzamento. Ci sono sempre persone disposte a prendere tali rischi per il giusto prezzo. 

Una volta che tale prezzo verra’ determinato, il flusso di dracme per il grande pubblico e per le banche sarebbe grosso modo corrispondere al volume minimo previsto. La gente cominciera’ a rendersi conto che le altre persone e le istituzioni finanziarie sono disposte a correre il rischio di acquistare questo nuovo asset. Alla fine si trovera’ un equilibrio. 

Non sarebbe importa dove il tasso di cambio alla fine risolta. La banca centrale ritirera’ qualcosa (euro) per niente (pezzi di carta o di metallo che trasportano l’etichetta “dracma”). Questo è noto come il signoraggio. Quando vi saranno dracme sufficienti in circolazione, si sviluppera’ un mercato per lo scambio di dracme per euro ed alla fine prendera’ il sopravvento. A quel punto la Grecia sarebbe in grado di avere una politica monetaria indipendente di nuovo, in meglio o in peggio. 

Tornando alla dracma non curera’ tutte le disgrazie della Grecia. Le conseguenze di anni di politica fiscale irresponsabile, cattive politiche microeconomiche e inadeguata supervisione sulle attivita’ delle banche commerciali non possono essere risolti semplicemente reintroducendo una moneta nazionale. 

Ma è importante capire che abbandonare l’euro non sarebbe scatenare l’inferno sulla Grecia. Una soluzione ordinata, basata sul mercato è disponibile se e quando la decisione verra’ presa. Stesso ragionamento e’ ipotizzabile anche per le altre nazioni periferiche. 

Articolo pubblicato dal Wall Street Journal e scritto da Ross McLeod, professore di economia associato all’Astralian National University’s Crawford School. 

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