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Max Parisi

L'EGITTO ESPLODE: MORSI NON SE NE VA, I ''FRATELLI MUSULMANI'' INNEGGIANO AL MARTIRIO, BAGNO DI SANGUE IN ARRIVO

mercoledì 3 luglio 2013

Il Cairo - A una manciata d'ore dalla fine dell'ultimatum di 48 ore dato dai militari alle forze politiche egiziane, ma soprattutto al presidente egiziano, Mohamed Morsi chiede via twitter all'esercito di fare un passo indietro e di ritirare le sue richieste e, al contempo, ribadisce di non accettare diktat. 

Né all'interno né dall'esterno. Subito dopo si rivolge direttamente agli egiziani dalla Tv di Stato per ricordare che "le elezioni sono state libere e rappresentative della volontà popolare", e soprattutto che lui è stato "il primo leader egiziano ad essere stato eletto democraticamente". 

"Non farò nessun passo indietro", assicura il presidente che si dice pronto a proteggere la democrazia "a costo della sua vita". "Non lasciatevi rubare la vostra rivoluzione", incalza Morsi che, pur ammettendo di "aver commesso degli errori", invita gli egiziani a non attaccare le forze armate, la polizia e a non scontrarsi tra di loro.  E afferma la necessità che l'esercito torni alle sue "normali funzioni". Morsi è sempre più solo e assediato dai manifestanti anche nel palazzo dove si è trasferito per evitare le contestazioni. I fratelli musulmani non hanno reagito ufficialmente alla dichiarazione dei militari ma più voci hanno ribadito che la legittimità del presidente non si tocca. 

Un alto dirigente della Fratellanza è andato oltre invocando il martirio per proteggere la legittimità del primo presidente eletto dei Fratelli musulmani mentre il portavoce della Fratellanza Gehad el Haddad ha twittato: "Il popolo egiziano non permetterà a nessuno di fare prepotenze alle loro scelte democratiche e rimarrà fermo davanti a chiunque minacci la legittimita". Come negli scorsi due giorni le piazze si sono divise fra pro e anti Morsi. In serata, poche ore prima che Morsi parlasse alla televisione, gli scontri nel quartiere di Giza, al Cairo, sono degenerati e hanno lasciato sul terreno sette morti e decine di feriti, molti dei quali gravi. Il bilancio aggiornato parla ora di 23 morti.

Oggi i sostenitori del presidente hanno puntato ad essere più numerosi e più visibili per dimostrare che il peso dei due schieramenti é equivalente. Subito dopo l'intervento del presidente in Tv la polizia ha diffuso la notizia di dozzine di feriti in scontri di fronte all'Università della capitale. Testimoni hanno udito colpi d'arma da fuoco. La giornata di Morsi è cominciata presto quando nel cuore della notte ha ricevuto una telefonata dal presidente Usa Barack Obama che gli ha rinnovato tutte le preoccupazioni di Washington e il sostegno americano al processo democratico egiziano. 

Obama, ha precisato in serata il dipartimento di Stato, non ha però sollecitato una adesione di Morsi ad elezioni anticipate, una voce rimbalzata per tutta la giornata di in Egitto e che avrebbe schierato il presidente Usa accanto alla principale rivendicazione del movimento dei Ribelli e delle opposizioni.  Malgrado la linea intransigente annunciata dalla presidenza e sostenuta dai movimenti islamici, Morsi ha avuto un lunghissimo colloquio col ministro della Difesa e capo delle forze armate Abdel Fattah el Sissi insieme al premier Hisham Qabdil per definire i passi futuri. In mano Morsi aveva la lettera di dimissioni, la sesta, di un altro ministro, quello degli esteri Kamel Amr e quella con la quale il premier rimetteva nelle sue mani il mandato, lasciandolo libero di valutare se un addio al suo governo potesse servire ad trovare una via di uscita, prima dello scoccare dell'ultimatum del militari.

(ANSA)


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