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Max Parisi

CALDEROLI CONTRO BOSSI CHE E' CONTRO MARONI CHE E' CONTRO... (LA LEGA HA UN PROBLEMA: LA DIRIGENZA NON C'E' PIU')

martedì 2 luglio 2013

La scena: Festa della Lega di Spirano, nei campi attorno a San Rocco, domenica sera. Prima uscita pubblica del segretario provinciale Daniele Belotti, per il quale è stata preparata una torta a sorpresa, comizio di Umberto Bossi come pezzo forte della serata, e ospite a sorpresa Roberto Calderoli: «Non ci dovevo nemmeno venire», dice con l'aria di uno capitato per caso. L'Umberto arriva con il canonico ritardo, sferra pugni alle mani di chi le porge, bacia i bambini. Padrone di casa il sindaco Giovanni Malanchini che, forse fiutando l'aria, sfoggia una maglietta con Bossi e Maroni che si stringono la mano. Il vecchio leader va direttamente al palco e comincia stroncando il governo e difendendo tra la perplessità generale l'acquisto degli aerei F35 che «avrebbero portato lavoro in Piemonte». Poi passa a un pezzo forte di questi giorni, l'attacco alla gestione Maroni: «C'è gente che manda circolari per dire di mettersi in cravatta e non indossare niente di verde, che preferisce lo slogan Prima il Nord, mentre invece solo la Padania può dare la vera identità. Non si sbatte fuori la gente, perché se non si può parlare non c'è democrazia». Calderoli, subito dopo, inizia elogiando il neoeletto Belotti e promette: «Se va in galera per avere difeso la Lega e l'Atalanta io vado in galera con lui».

Bossi sembra inquieto: quando Calderoli elogia Invernizzi per la «serata delle ramazze» fa un'espressione schifata, e quando sente parlare di Flavio Tosi, invita il segretario del Veneto ad andare a quel paese (eufemismo). Ed è qui che l'ex ministro decide di parlare chiaro: «Tosi è un fratello padano. Noi abbiamo perso il senso di fratellanza. Umberto, quello che dici tutti i giorni su Maroni non va d'accordo con la fraternità e la riconoscenza». Bossi si fa ridare il microfono e chiarisce: «Nella Lega attuale la riconoscenza è la virtù del giorno prima. Qui c'è gente che tratta la base a calci. Adesso ti ridò il microfono ma non dire stronzate». Ma Calderoli non si ferma, cercare di assumere un tono scherzoso ma va giù pesante: «Avevi detto che non volevi fare come Salomone che rischiava di dover tagliare il bambino in due. Ma con quello che dici ogni giorno su Maroni, qui tagli il partito a pezzi con lo spadone. Dovresti ringraziare Maroni, che ha anche vinto in Lombardia». E Bossi: «Sì, grazie a Berlusconi». Calderoli: «Ma va. Maroni ha vinto e se il partito è al 4% è perché la gente vede che litighiamo. Basta litigi a casa nostra. Chi se ne frega se lo slogan è Prima il nord o la Padania, l'importante è la libertà e tenere i soldi a casa nostra». E allora il senatùr si lancia: «Sei un democristiano».

L'ex ministro tiene botta: «Questa non me l'avevano ancora detta. Ma ti sfido: al prossimo congresso tu e Maroni ve ne andate con un sorriso e lasciate il posto a un giovane, che ho già in mente». Come risposta Bossi si affaccia al palco e grida tre volte "Padania!", per sentire il pubblico rispondere ogni volta: "Libera!". Poi si gira soddisfatto: "Questo è il vero partito, non quello dei cravattari. Io metterò una norma contro le espulsioni». Calderoli non si placa: «Sono state espulse in tutto dieci persone, dici che sono troppe, magari erano poche. Ma senza quella norma avremmo ancora Belsito». Bossi: «Chi espelle ha solo paura». Calderoli: «Ma sei d'accordo almeno sulla fratellanza?». Bossi: «Certo». Calderoli: «Allora Maroni è tuo fratello?». Bossi: «Maroni l'ho creato io». Calderoli: «Io vi avviso: se mi fate girare le scatole vi espello tutti e due. Lo so anche io che era più facile essere fratelli quando si era in un partito che aveva il 12%. Bossi: «Forse perché una volta c'era un certo Bossi come segretario». Calderoli: «Tu sei il papà e noi siamo tutti tuoi figli. Ma bisogna essere un papà vero, non di quelli che vanno tutte le sere al bar a giocare a carte». Con un certo sollievo alla fine il microfono arriva nelle mani di uno stupefatto Belotti, al quale tocca la chiosa finale: «In vent'anni di Lega non avevo mai visto niente del genere».

Fabio Paravisi per il Corriere della Sera


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