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Max Parisi

FORSE DOPO 33 ANNI SI SAPRA' LA VERITA' SULL'AEREO ITAVIA ABBATTUTO A USTICA (COSSIGA LO DISSE NEL 2007: FU LA FRANCIA)

sabato 29 giugno 2013

Milano - Potrebbero uscire presto nuove rivelazioni sullo scenario in cui si è consumata la cosiddetta strage di Ustica del 27 giugno di 33 anni fa, quando un aereo civile della compagnia italiana Itavia, in volo da Bologna a Palermo con 81 passeggeri a bordo, esplose in aria all’altezza dell’isola siciliana. Cominciò così uno dei casi politico-giudiziari più complessi e inquietanti della storia italiana.

Fin dal giorno del disastro la stampa italiana ha continuato a interrogarsi sul perché. Nell’arco di 33 anni, molte verità sono venute a galla. Parlare di “mistero”, come spesso si fa quando ci si riferisce a questa vicenda, non è proprio esatto. E’ ormai assodato, come ha confermato la sentenza pronunciata lo scorso gennaio dalla Corte di Cassazione, che il DC9 dell’Itavia è rimasto coinvolto in uno scenario di guerra aerea e che è esploso a causa dell’impatto con un missile.

Grazie alla collaborazione della Nato, nel 1997 il governo Prodi è riuscito ad ottenere un documento radaristico che conferma che al momento dell’esplosione intorno al DC9 c'erano ben ventuno aerei militari. C'è inoltre la prova della presenza di una portaerei nel basso Tirreno, come ha recentemente ricordato sull’Huffington Post Andrea Purgatori, firma storica delle inchieste su Ustica per il Corriere della Sera. 

C’è stato dunque un atto di guerra nel giugno 1980 nel cielo di Ustica. Il problema, su cui la Procura di Roma sta tuttora indagando, sta nello stabilire la nazionalità della portaerei e in particolare di quattro tracce aeree rimaste sconosciute. Non è facile, perché si tratta di andare a bussare alla porta di altri stati. I pm incaricati del caso, Maria Monteleone ed Erminio Amelio, hanno già inoltrato diverse rogatorie ai paesi la cui collaborazione permetterebbe di sciogliere gli ultimi quesiti, ma riuscire ad avere informazioni utili è molto difficile. Molte richieste sono rimaste sulla carta, scontrandosi contro segreti militari e ragioni di stato.

La novità dell’ultima settimana, però, è che dopo anni di reticenza il governo di Parigi ha cominciato a collaborare. E’ di pochi giorni fa la notizia che gli inquirenti italiani potranno interrogare gli avieri che la notte della tragedia erano in servizio presso la base militare corsa di Solenzara. Secondo alcune testimonianze, la sera della strage ci fu un andirivieni di caccia militari tra la Corsica e il Tirreno, anche se le autorità francesi hanno sempre negato, sostenendo che la base aveva cessato ogni attività nel pomeriggio. 

La Francia è la principale sospettata. Nel 2007, l’inchiesta giudiziaria su Ustica è stata riaperta dopo che Francesco Cossiga – che nel giugno 1980 era Presidente del Consiglio – ha indicato Parigi come colpevole. Secondo quanto riferito dall’ex presidente della repubblica, il DC9 sarebbe stato colpito per errore da un missile francese destinato a un caccia libico che si trovava nelle vicinanze, su cui avrebbe dovuto trovarsi il capo di stato libico Muammar Gheddafi.

Sul coinvolgimento della Libia ci sono ben pochi dubbi. Intanto bisogna ricordare che venti giorni dopo la strage di Ustica, sulle montagne della Sila, in Calabria, furono trovati i rottami di un Mig 23 libico e il cadavere del pilota. Secondo il giudice Rosario Priore, che si è occupato dell’inchiesta su Ustica dal 1990 al 1999, i due fatti sono certamente collegati tra loro e forniscono la prova dell’avvenuta battaglia aerea.

Nel 1980 i rapporti tra occidente e Libia erano molto tesi, e Gheddafi rappresentava il nemico numero uno sia degli Stati Uniti sia della Francia, impegnata in Ciad in una guerra contro Tripoli. Come da tradizione, l’Italia giocava un ruolo ambivalente nel bacino mediterraneo, da un lato rappresentando l’avamposto della Nato in uno dei teatri più tesi della guerra fredda, dall’altro non rinunciando a intrattenere rapporti economici molto importanti con l’ex colonia. Uno dei motivi di attrito tra Italia e Usa riguardava proprio l’utilizzo dello spazio aereo italiano, su cui il nostro governo permetteva ai libici di transitare liberamente per recarsi oltre cortina. La Libia non ha mai risposto ad alcuna rogatoria della magistratura italiana, e vista la situazione politica attuale a Tripoli sembra molto difficile che possa farlo a breve. 

Dal 1980 a oggi il mondo è cambiato radicalmente. L’era di Gheddafi è finita per sempre e l’Europa non è più divisa in due. Forse ora ci sono le condizioni per venire a conoscenza degli ultimi tasselli di verità di quello che Purgatori ha chiamato un “segreto inconfessabile”. Resta da vedere quanto la giustizia italiana potrà realmente contare sulla collaborazione di paesi amici, in particolare della Francia.

Fonte notizia Press Europ.

Redazione Milano


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