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Max Parisi

SCRIVE UN AVVOCATO: HO UN PROBLEMA, IL MIO CLIENTE HA UN PROBLEMA: LA CAUSA (CIVILE) RINVIATA IN APPELLO AL 2017...

giovedì 27 giugno 2013

Firenze - Il 2 maggio 2012, la Corte di Appello di Firenze ha rinviato – per la precisazione delle conclusioni – una causa (iniziata il 27 novembre 2009 e proveniente già da un precedente rinvio d’ufficio) al 14 giugno 2017. Cinque anni per un semplice rinvio d’ufficio; cinque anni durante i quali il rapporto in contestazione tra le parti resterà congelato.

In attesa di una decisione che, comunque sia, attesi i tempi di “consegna”, sarà sempre ingiusta.  

La cosiddetta giustizia civile funziona come un contratto oneroso: il cittadino paga (il cosiddetto “contributo unificato”, la tassa che si versa prima di iniziare una causa) per ottenere un servizio. La legge (il codice di procedura civile) definisce in modo netto i tempi entro cui questo servizio deve essere reso. Sono tempi precisi, stando ai quali una causa di appello dovrebbe concludersi in 230 giorni.  

Chi inizia l’appello, infatti, deve indicare la data della prima udienza di comparizione davanti al collegio: questo appuntamento non può avvenire prima di 90 giorni dalla notifica dell’atto. In tale udienza, di regola, sarebbe già possibile concludere il giudizio (in appello, infatti, non si possono raccogliere nuove prove, salvo casi eccezionali). Dopodiché, la Corte assegna alle parti un doppio termine per il deposito di note (60 giorni per le conclusionali, 20 giorni per le repliche).

A questo punto, il codice prevede che la Corte decida entro 60 giorni. Totale: 230 giorni o poco più (meno di un anno).   Inutile dire che non avviene mai così. Il contratto tra cittadino (che paga per ottenere il servizio “giustizia”) e lo Stato (che ha ottenuto il versamento del contributo unificato) viene costantemente inadempiuto.   L’esempio di Firenze è uno dei tanti.

A Roma, oggi, la Corte di Appello sta rinviando, per la precisazione delle conclusioni al 2017. Altrettanto avviene a Pisa e a Bologna. A Bari e a Palermo si rinvia al 2016. A Brescia i rinvii sono a due anni. A Catanzaro, la Corte di Appello rimanda le parti a fine del 2015.

Le cause in materia di lavoro e previdenza, che dovrebbero essere dettate da maggiore celerità, vengono rinviate di anno in anno.  

Noi avvocati siamo operatori del diritto e, in quanto tali, indirettamente chiamati, dai clienti, a rispondere del sistema di cui facciamo parte (nostro malgrado). Con quale dignità professionale, tuttavia, un legale può dire al proprio assistito: “Anche se lei ha perfettamente ragione, affinché lo dica un giudice ci vogliono 5 o 6 anni per ciascun grado”? Nel confine tra la semplice “informazione”, fornita al cliente per onestà intellettuale e professionale, e invece il “metterlo in guardia” si consuma il vero conflitto interiore di ogni avvocato, consapevole di vendere una merce avariata. Questo conflitto, purtroppo, i clienti non lo avvertono (e anche noi, invero, tendiamo a nasconderlo). Ma è una delle cause della forte frustrazione di una classe che sta morendo… 

Scritto dall'Avvocato Angelo Greco (Formato all'università L.U.I.S.S. di Roma, attualmente esercita la professione di avvocato a Cosenza. Già collaboratore presso la Columbia University di New York e presso l'Università della Calabria, è altresì autore di numerose pubblicazioni)  per La Legge per Tutti. 


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