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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

QUELLA SPIA DI DAGO SCRIVE UN'INCHIESTA CHE FARA' EPOCA: L'IMMENSA PORCATA DEI DERIVATI PER ENTRARE NELL'EURO.

mercoledì 26 giugno 2013

Come dice il saggio? Ad ogni azione corrisponde una reazione. Oggi, Saccomanni e il suo patron Draghi, leggendo il "Financial Times" e "La Repubblica", che hanno sputtanato il loro derivatone da 8 miliardi di euro per truccare i conti del bilancio dello Stato al fine di entrare nell'euro, forse si pentiranno di aver fatto con tanta malagrazia pulizia in via XX Settembre.

Se Drago Draghi ha sempre messo il bastone tra le ruote di Vittorio Grilli intenzionato ad acchiappare la poltrona di governatore della Bankitalia, Saccomanni ha fatto fuori il potentissimo capo di gabinetto del ministero del Tesoro Vincenzo Fortunato - solo per fare i nomi più noti - imbarcando al loro posto un plotone di ex Draghi-boys e Ciampi-girls. Di sicuro i documenti e la notizia del derivatone è un "leak" di origine italiche opera di qualche alto papavero del ministero dell'Economia...

Ed ecco il comunicato del Tesoro che smentisce le perdite: "In merito alle illazioni avanzate da alcune testate, il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze fornisce precisazioni e chiarimenti utili a comprendere che gli strumenti di protezione dal rischio di interesse oggi gestiti non comportano perdite".

COME TI SMONTO IL COMUNICATO DEL TESORO

E' più grave tacere o mentire? Non è una domanda retorica se la si applica al Ministero dell'Economia e delle Finanze, che con nota di oggi smentisce ogni perdita sui derivati e il loro utilizzo per entrare nell'Euro. Ma la nota, grazie alle sue contraddizioni conferma la storia emersa questa mattina su Repubblica e sul Financial Times ed il fatto che sino ad ora il MEF abbia nascosto le perdite sui derivati al Parlamento e continui a farlo.

Vediamo i punti deboli della ricostruzione fatta dal Tesoro:

a) Il Tesoro sostiene che "la Guardia di Finanza nel mese di marzo 2013 ha chiesto la documentazione inerente alla sola attività di chiusura di un gruppo consistente di operazioni con Morgan Stanley". Ma il Tesoro aveva sostenuto, a fronte di un'interrogazione parlamentare riguardante i 2,56 miliardi di euro pagati a Morgan Stanley si riferivano ad una sola ed unica operazione. Apprendiamo da Repubblica che furono pagati ulteriori 527 milioni alla stessa banca senza che questo fosse stato comunicato al Parlamento. Il Tesoro dice ora che si tratta di "numerose operazioni". Delle due l'una o il Tesoro mentiva all'epoca o mente ora;

b) Il Tesoro sostiene che la filosofia di fondo delle operazioni è "assicurativa" ed è stata perseguita attraverso IRS (interest rate swap) e swaption. Sarebbe vera se il Tesoro avesse concluso transazioni a prezzo di mercato, ma da Repubblica sappiamo che le transazioni in esame sono state chiuse a prezzi "off market" cioè con pesanti perdite per il MEF al momento di chiusura delle operazioni (25% del valore nozionale). Inoltre il Tesoro nell'operazione Morgan Stanley, e presumibilmente in quelle riportate da Repubblica, è venditore di opzioni (swaption) subisce quindi passivamente la decisione delle banche di entrare in un contratto anche molto penalizzante per lo Stato. La risposta che dovrebbe dare il Tesoro è: quanto ha ricevuto per la vendita di queste opzioni? Come sono state contabilizzate le entrate derivanti da tale vendita? Quale Governo ha beneficiato di queste entrate di cassa aggiuntive ?

c) Il Tesoro sostiene che "blocca ad un tasso a pagare per le emissioni future in caso di shock di mercato" :se il Tesoro agisse come ha sostenuto di fare cioè di fissare il tasso delle emissioni successive per non incorrere in crisi avremmo dovuto registrare l'acquisto di swaption da parte del Tesoro e non la loro vendita. In ogni caso un'operatività di questo genere che consentirebbe al Tesoro di emettere a tassi predeterminati anche in caso di rialzo dei tassi di mercato non sarebbe attività di "assicurazione" o copertura in quanto andrebbe a coprire (con costi aggiuntivi) passività non ancora emesse. Inoltre se il discorso fosse vero avremmo un fenomeno quantitativo maggiore dei derivati in quanto le emissioni di soli BOT per anno solo nell'ordine dei 140 mld di euro a cui si aggiungono i BTP con durata 2 anni,. Il portafoglio derivati del Tesoro se coprisse le passività presenti e future dovrebbe essere molto più grande.

d) Il Tesoro sostiene che: "è assolutamente priva di ogni fondamento l'ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni 90 per creare le condizioni richieste per entrare nell'Euro....le operazioni poste in essere sono registrate nel rispetto dei principi contabili nazionali ed europei". Dobbiamo rilevare che gli incassi dalle swaption vendute a Morgan Stanley sono stati registrati nel 1994. Come è avvenuta tale registrazione? Presumibilmente come cassa, e come è avvenuto il pagamento di 3 mld di euro alla stessa banca nel 2012 ? Probabilmente come "oneri sul debito". E' qui che si annida il potenziale trucco contabile, inserire come cassa gli introiti e spalmare le perdite come interessi sul debito. Se il Tesoro volesse veramente fare chiarezza potrebbe semplicemente mostrare tutti i contratti derivati chiusi fra il 1992 ed il 2000. Metterebbe a tacere quelle numerose voci che circolano, all'interno della sessa Morgan Stanley che esistono altri due contratti uguali a quello chiuso, a caro prezzo, dal Tesoro nel 2012.

Dobbiamo infine aggiungere che la nota del Tesoro di oggi somiglia pericolosamente ai comunicati di Parmalat e di MPS emessi alla vigilia degli scandali che le hanno affondate.

Tentare di coprire vecchie operazioni in derivati non porta mai bene.

Dagospia


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