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Max Parisi

ANALISI / SE IL FISCO AMMAZZA IL PAESE, LA SCUOLA SCAVA LA BUCA E LO SEPPELLISCE: IL SOGNO DELLA MERITOCRAZIA IN ITALIA

lunedì 24 giugno 2013

Milano - Gli articoli sulla tassazione slovena e svizzera scritti dal Collega Giacomo Breda denotano il cosiddetto fenomeno del “fisco competitivo”, ovvero dell’uso della leva fiscale per incentivare l’approdo sul terreno nazionale di investimenti ed aziende estere. Il problema è che l’italico stivale non partecipa a questa competizione poichè il suo motore, ovvero il sistema fiscale, è assolutamente inadeguato a reggere il ritmo. Proseguendo il paragone motoristico è come se la monoposto Italia fosse dotata del motore della Fiat 126, mentre le nazioni attorno a noi corrono con monoposto turbo. Il risultato è decisamente scontato: mancanza di investimenti nel nostro paese e, specie nelle zone di confine, emigrazione di imprese italiane verso terreni più favorevoli.

Si badi bene, non stiamo parlando di paradisi fiscali dove mettere la sede legale, ma di nazioni dove è possibile trasferire impianti, macchinari, sistemi produttivi e dove godere di un sistema legislativo e fiscale chiaro, semplice, trasparente.

Fare impresa in Italia è una corsa ad ostacoli dove gli atleti (imprenditori), vengono fatti correre dall’arbitro (lo stato), con un piede legato alla coscia e con continui cambi di regolamento durante la gara stessa. Questo accade perchè dall’avvento della repubblica, la classe politica, fatta qualche rara eccezione, è sempre stata di impronta catto-comunista e, a differenza della mentalità protestante e liberale dei paesi nordici, ha visto l’imprenditore e la sua opera come frutto del male, un nemico da combattere in nome di un’uguaglianza di facciata che porta solo parassitismo e scarso sviluppo.

Tale mentalità è dilagata anche nel sistema scolastico dove troppo spesso il più bravo viene penalizzato nei voti proprio per colpa della sua intelligenza, mentre il mediocre viene premiato da voti alti in nome dell’impegno che ci mette. E questo spiega perchè il livello culturale degli studenti sia drammaticamente basso: manca lo spirito di competizione, il desiderio di emergere, di far valere le proprie capacità.

In campo economico, anzichè incentivare la ricerca, i capitani coraggiosi disponibili a rischiare in percorsi innovativi, si è premiato il capitalismo parassita che privatizzava gli utili e socializzava le perdite. E’ servito un leghista ministro del lavoro perchè venisse interrotto il cordone ombelicale tra stato e Fiat, costringendo Mirafiori a dover camminare sulle sue gambe ed a ricorrere ad un manager vero come Marchionne. Emblematica, al riguardo la vicenda dello stabilmento Fiat di Termini Imerese, costruito in una zona a rischio idrogeologico solamente perchè lì lo stato era disposto a pagarlo integralmente. Questo non è fare impresa e nemmeno sivluppo nazionale: è parassitismo puro e semplice, che nel lungo periodo porta allo sfacelo dello stato e dell’economia.

Anzichè puntare ad una seria riforma fiscale e legislativa, con aliquote di tassazione basse e poche e semplici norme, anche l’attuale governo preferisce aumentare la pressione fiscale e rimandare una resa dei conti col debito pubblico e con l’inefficienza dell’apparato pubblico che è inevitabile nei fatti oltre che nella storia.

Occorre una rivoluzione culturale ed economica, che metta al centro dell’azione il fare impresa sana, puntando su una formazione scolastica fortemente meritocratica e competitiva: va avanti solo chi lo merita, gli altri si dedichino ad altre attività, più idonee alle loro capacità e parimenti dignitose. E’ ora di far comprendere ad una generazione di immaturi che il lavoro manuale ha la stessa dignità del lavoro impiegatizio e che rifiutare un’opportunità d’impiego è un reato morale contro la famiglia e contro la nazione di cui vergognarsi.

Essere abili nello studio, nel lavoro, nel fare impresa non deve essere più visto come una colpa da espirare attraverso un fisco opprimente, ma un merito da premiare attraverso il benessere.

Solo attraverso un sano meccanismo di competizione dove lo stato sia arbitro equo, la società può crescere e prosperare.

Quando sento leader vecchi e stantii come Camusso predicare la redistribuzione del reddito, mi viene il latte alle ginocchia: che incentivo può esserci al merito, alla bravura se ciò che io faccio mi viene espropriato dallo stato per darlo al fannullone di turno che può permettersi il lusso di rifiutare un lavoro e starsene a poltrire sul divano o, peggio ancora all’extracomunitario giunto illegalmente di turno?

La classe dirigente italiana ha la grave colpa di aver scientemente distrutto la volontà imprenditoriale presente nella società ed il colpo di grazia l’ha dato il governo Monti, di cui Letta è il mero esecutore testamentario.

La vera solidarietà è insegnare a pescare chi ha fame, non dargli il pesce già cotto nel piatto, magari togliendolo a chi è stato bravo e ne ha pescati due.

Occorre un governo che abbia veramente a cuore lo sviluppo del paese, che sappia impiegare tutte le leve che i nostri competitors già impiegano per attirare investimenti ed imprese dall’estero e bloccare l’emorragia delle nostre aziende che emigrano per disperazione.

Perchè questo accada è necessario che la generazione di quarantenni che oggi sta scivolando verso la povertà per le scelte dissennate della vecchia classe dirigente, prenda consapevolezza della sua forza e la usi, democraticamente, in cabina elettorale, facendo fronte comune in un movimento di proposta e non di protesta. Dire no e basta, è facile; fare proposte concrete è ben più difficile, ma infinitamente più costruttivo ed affascinante.

Luca Campolongo

Resp. Consulenza e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info


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