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Max Parisi

IL TRIBUNALE CAMBIA RADICALMENTE LE ''REGOLE'' PER USARE FACEBOOK: SE UN POST E' OFFENSIVO PAGA IL TITOLARE DELLA PAGINA.

lunedì 24 giugno 2013

Roma  - Preoccupazione e allarme sta suscitando, in tutta la rete, la sentenza di poche settimane  fa emessa dal Tribunale di Roma [1]: si tratta della sconcertante condanna a 20.000 euro di risarcimento nei confronti di un blogger a causa dei commenti offensivi postati, sulle pagine del suo portale e della relativa pagina Facebook, da terzi anonimi. Secondo il principio stabilito dal giudice penale capitolino, chi abbia la disponibilità di un sito, un blog o, anche, di una pagina Facebook, è sempre responsabile di qualsiasi frase offensiva, ingiuriosa, minacciosa o anche vagamente illecita scritta da altri soggetti, siano essi anonimi o meno. Egli, insomma, è un “parafulmine”: non solo in via civile (tenuto, quindi, a risarcire il danno), ma anche e addirittura in via penale (nel caso di specie, l’imputato è stato condannato per istigazione a delinquere e apologia di reato).

La sentenza apre le porte a una facile perseguibilità dei gestori di blog e pagine Facebook che dovranno guardarsi le spalle non solo dalle frasi ingiuriose di terzi sconsiderati e poco rispettosi – che, a questo punto, potrebbero anche farlo apposta, al solo fine di danneggiare il titolare della fanpage; ma anche da eventuali espressioni lecite che siano manifestazione del normale diritto di critica.

La questione preoccupa soprattutto per quanto attiene le pagine di Facebook. Come ben sa chi gestisce una fanpage con decine di migliaia di likes, è assolutamente impossibile controllare costantemente, e in tempo reale, quello che gli altri vi scrivono. Post e commenti vengono resi automaticamente pubblici da Facebook, senza che il titolare della pagina abbia la possibilità, in prima battuta, di evitarlo. Quest’ultimo, a tutto voler concedere, potrebbe intervenire con una successiva censura, attraverso la cancellazione delle scritte. Ma ciò incontrerebbe due ordini di limini:

- bisognerebbe adibire una persona apposta, che svolga una funzione di controllo, 24 ore su 24;

- si finirebbe per obbligare il titolare della pagina a svolgere un ruolo censorio e di vigilanza estremamente limitativo per la circolazione dei contenuti, a danno dell’immagine della stessa fanpage. Questi, infatti, per paura di subire possibili rivendicazioni di terzi, sarebbe portato a cancellare qualsiasi commento che possa, anche vagamente, “infastidire” terzi.

La posta in gioco non è da poco: il risarcimento inflitto dal tribunale di Roma è infatti di quelli che possono permettersi, specie di questi tempi, solo le redazioni di giornali a tiratura nazionale e non certo il gestore di una pagina Facebook. Tempi duri dunque per i blogger e per chi gestisce fanpage, costretti a limitare la libertà di espressione dei propri lettori o, del tutto, a chiudere baracca per evitare qualsiasi rischio.

La naturale conseguenza di ciò è escludere la responsabilità per i casi di post sulle pagine Facebook o in tutti quei casi in cui il commento non sia anonimo e sia possibile risalire al suo autore.

 [1]  Tribunale di Roma, IX sezione penale, Dott.ssa Laura Fortuni, sent. del 9.01.2013

Fonte notizia: La legge per tutti. 


IL TRIBUNALE CAMBIA RADICALMENTE LE ''REGOLE''  PER USARE FACEBOOK: SE UN POST E' OFFENSIVO PAGA IL TITOLARE DELLA PAGINA.




 
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