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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

YARA E LE ALTRE: OMICIDI SIMILI E IRRISOLTI NELLA BERGAMASCA

Marina Loreto, uccisa nel 1993 / LA CRONACA

Bergamo, sabato 25 settembre 1993. 

Si chiamava Marina Loreto, aveva 28 anni, abitava a Ponte San Pietro, provincia di Bergamo, ed era impiegata nella Usl al settore cassa, la giovane donna uccisa nella notte fra giovedì 23 e venerdì 24, nel parco vicino al famedio della cittadina che si trova a quattro chilometri da Brergamo L'identificazione della ragazza - che dai primi accertamenti sarebbe stata strangolata - e' stata compiuta dai genitori, che ne avevano denunciato la scomparsa.  Marina Loreto apparteneva ad una famiglia molto conosciuta di Ponte San Pietro: il padre Paolo e' tecnico alla Philco, la madre Anna Quarenghi e' infermiera nella stessa Usl di Ponte San Pietro dove lavorava anche la figlia. E' stata proprio la madre, alle 8.15 di venerdì, nei locali dell' Usl, ad imbattersi in un impiegato che le ha chiesto come mai Marina non fosse al lavoro. La donna, preoccupata, ha telefonato a casa, nessuno ha risposto; allora sono state attivate le ricerche, ed alla fine e' stata presentata denuncia della scomparsa ai carabinieri di Ponte San Pietro. Poco dopo e' emersa la tragica verità. Dalle prime indagini Marina Loreto sarebbe uscita giovedì pomeriggio verso le 18.00, dopo essere rincasata, concluso il lavoro, con una collega: intendevano raggiungere il ''meeting buddista'' in programma a Longuelo di Brergamo. La ragazza era poi rincasata verso le 22.30, si era cambiata d'abito, e sembra intendesse andare in discoteca con amici a Bergamo. Uscita di casa, si era diretta incentro dove avrebbe dovuto prendere l'autobus di linea per il capoluogo. Percorso il "villaggio Santa Maria" (un complesso di villette) è arrivata nella zona del famedio, dietro il quale c' e' una grande scalinata, dove e' probabilmente è avvenuta l' aggressione. Alle 23.10 una suora, che stava chiudendo le finestre in una vicina casa di riposo, ha visto il corpo nel parco in prossimità proprio del famedio. Nelle vicinanze sono stati notati segni di colluttazione. La ragazza, secondo i primi accertamenti, sarebbe stata strangolata. L' autopsia dovrà tra l'altro stabilire se vi sia stato un tentativo di violenza sessuale.
Secondo alcune testimoninanze raccolte, tra cui quella di un infermiere transitato nel parco, l'assassino ha con tutta probabilita' agito tra le 22.55 e le 23.05. Poco dopo sarebbe stato udito il rumore di una vettura allontanarsi dalla zona. Gli investigatori hanno proceduto per l'intera giornata a svolgere interrogatori e accertamenti, per ricostruire tutti i particolari inerenti le ultime ore di vita della vittima. Marina Loreto è stata uccisa mentre a piedi stava attraversando il parco per raggiungere il capolinea dell'autobus che l' avrebbe condotta a Bergamo presso amici, coi quali avrebbe dovuto poi trascorrere la serata in una discoteca. Chi l'ha assalita? Perchè? In quali circostanze e con quale movente? A questi interrogativi non c' e' ancora una risposta.

I GIORNALI DELL'EPOCA / Corriere della Sera 

Marina conosceva il suo assassino.

BERGAMO. A 10 giorni dall' assassinio di Marina Loreto ancora solo tante, tantissime voci. Sospetti superati da altri sospetti; Ponte San Pietro e la Bergamo delle discoteche, dei locali frequentati dalla bella cassiera Ussl buddista strangolata mentre andava in discoteca, passati al setaccio; gli inquirenti che sentono e risentono amici e possibili testimoni (forse qualcuno ha paura di parlare): dalle suore e dai dipendenti dell'ospizio che avevano udito un urlo ai balordi che frequentano il piccolo giardino dell'omicidio, dai gruppi buddistici agli extracomunitari che la vittima può aver conosciuto, alle palestre di arti marziali. E la misteriosa telefonata confessione: "Non volevo ucciderla". Un maniaco o una vendetta sentimentale? (o un mitomane? - max Parisi) Sembra sempre che il cerchio stia per chiudersi, ma poi anche l' ultimo degli interrogati torna a casa con le sue gambe. Il fidanzato Cesare, che lavora al bar "Capolinea" di Bergamo, ha un alibi di ferro: la sera del 23 era al banco ad attendere l' arrivo di Marina. Lui stesso, al telefono, aveva prima invitato la giovane ad aspettare che sarebbero andati gli amici a prenderla e comunque a non attraversare da sola quel giardino buio per raggiungere in fretta la fermata del bus. Ma era impossibile ragionare su queste cose con lei, sicura di sè, anche della sua forza fisica coltivata in palestra . in passato un aggressore aveva dovuto battere in ritirata. Prima di Cesare nella storia di Marina c' era stato Edoardo, un giovane di Nembro che fa l'istruttore di nuoto a Treviglio, piantato 4 mesi fa. Non si rassegnava e ogni tanto si rifaceva vivo al telefono. Ma per Marina era Cesare, finalmente, l'uomo giusto. Basta con le avventure senza capo nè coda. Comunque le amiche del cuore come Silvia, compagna al liceo linguistico, mettono la mano sul fuoco: "A ucciderla non puo' essere stato qualcuno del nostro giro: tutti le volevamo bene". Allora un marocchino, uno di quegli extracomunitari con cui la vittima puo' avere scambiato un paio di battute al Capolinea e che puo' essersi messo in mente chissa che cosa? Altre voci dicono che sull' auto fantasma, allontanatasi dal giardino a cadavere caldo c' erano persone di colore. Magari in molti fanno il tifo per una tale soluzione. Quella maledetta sera Marina e Maria Fagiani, l'amica che l' aveva avvicinata al buddismo, erano state insieme a pregare con altri affiliati a Curno. Quindi un conoscente la riaccompagna a casa. Marina ha fretta: deve indossare la "divisa" da discoteca e raggiungere Cesare. Come mai si e' lasciata sorprendere dal killer che prima di strangolarla l'ha brutalizzata? Oppure gli aggressori erano in due? Oppure ancora Marina non è stata pronta a reagire in quanto conosceva chi l'ha avvicinata. Tracce dell' assassino: solo pochi capelli nelle unghie della vittima. Smascherarlo non pare ancora impresa facile. 
Andrea Biglia - Corriere della Sera - 3 ottobre 1993

4 delitti senza colpevoli

BERGAMO. Un delitto, quello di Caravaggio, solo parzialmente risolto. Un altro, quello di Laura Bigoni a Clusone, tuttora aperto. E poi buio fitto per gli omicidi di Trescore e di Ponte San Pietro. I conti, per questa stagione di sangue nella Bergamasca, non tornano ancora. Da alcuni giorni Michele Spagnuolo, imprenditore di Verdellino, è in carcere perchè accusato di aver massacrato a Caravaggio Marco Secchi, 29 anni, il padroncino di Cassano d'Adda. Contro di lui gli esiti della perizia balistica, una serie di indizi sull'auto utilizzata e un alibi ("quella mattina ero a Milano per lavoro") che traballa. Eppure Spagnuolo insiste: "Non l'ho ucciso io", il suo legale, Carlo Boni, intende dare battaglia e richiederà una nuova perizia sull' arma del delitto, una P38 trovata in casa dello Spagnuolo. E nella galleria dei misteri c'è sempre la morte di Laura Bigoni, (omicidio mai risolto - Max Parisi) una vita spezzata nella casa di montagna da micidiali fendenti. L'ex fidanzato Jimmy, per l' anagrafe GianMaria Negri Bevilacqua, dal carcere continua a dire che lui non c'entra. (infatti verrà assolto in via definitiva - Max Parisi) La perizia psichiatrica ha segnato un punto a sua difesa e nelle prossime settimane, dopo il recente rinvio, si saprà l' esito del Dna sulle macchie trovate sui suoi jeans. E intanto entrano ed escono, con una facilità estrema, personaggi privi di sembianze, tanti mister X che affollano un panorama fatto di ombre. Tutte introvabili, come il tassista, la ragazza vista sul muretto di casa, oppure quel tizio che usciva mentre Jimmy entrava. E anche il "delitto perfetto" di Trescore è in lista d'attesa. Giacomina Carminati era una tranquilla pensionata di Trescore: va a fare la spesa col marito e quando questi rientra la trova strangolata, con la testa infilata in un sacchetto di cellophan. Un rapinatore? E di che cosa, se ha portato via solo minutaglia. Indagini al buio e a 360 gradi. Chissà se una pista esce dalle indagini sulla brutale aggressione a Bagnatica contro un pensionato, Mario Mistri: qualche analogia per un filo comune ci sarebbe, stiamo a vedere. Nessuno, incredibilmente, ha portato invece uno straccio di testimonianza per aprire uno spiraglio sull' orribile fine di Marina Loreto, impiegata dell' Usl di Ponte San Pietro, strangolata e abbandonata in un parco.
Cattaneo Franco - Corriere della Sera - 27 ottobre 1993 

Un maniaco ha ucciso Marina

BERGAMO. Una nuova testimonianza riapre il giallo sull' uccisione di Loreto Marina 28 anni, l'infermiera di Ponte San Pietro massacrata di botte e strangolata la sera del 23 settembre scorso. 10 minuti prima molestata un'altra giovane. Colpo di scena, quindi, nelle indagini: la giovane assassinata da uno sconosciuto di passaggio. Spunta l' ombra inquietante del maniaco nell'omicidio di Marina Loreto, la giovane cassiera dell' USSL di Ponte San Pietro massacrata di botte e strangolata dopo un tentativo di violenza la sera del 23 settembre scorso. "Uccisa da qualcuno che conosceva" si era detto mentre le indagini procedevano a spron battuto. Ma ora, dalle strette maglie del segreto istruttorio, filtra una testimonianza che cambia il quadro in cui è maturato l'efferato delitto. E il racconto di un episodio avvenuto pochi minuti prima dell'omicidio e a un centinaio di metri in linea d'aria dal Parco dei caduti, teatro della mortale aggressione. Alle 22.40 di quella sera, in una via di Ponte San Pietro, una ragazza viene importunata da un uomo a bordo di un'auto a tre volumi, forse una Lancia Prisma. La donna respinge le avances del misterioso individuo, allunga il passo e scappa perchè in strada trova un parente. L'auto si dilegua. Dieci minuti dopo, alcuni testimoni sentono le grida di una ragazza provenire dal Parco dei caduti, un postaccio buio e frequentato da sbandati. Sono urla che si spengono in pochi secondi. Un infermiere della casa di riposo "San Pietro" scorge un'auto che si allontana. Pochi istanti dopo, suor Piersandra Salvi, responsabile dell'ospizio, intravede una persona a terra vicino a una pozzanghera. E' il cadavere di una giovane donna che sarà identificata solo la mattina successiva: Marina Loreto, 28 anni di Ponte San Pietro. Una ragazza bella e intelligente, dal look spesso stravagante, una passione per il ballo e le religioni orientali. Quella sera stava andando a prendere il pullman per raggiungere il fidanzato, barista a Bergamo. Dunque nell'arco di dieci minuti, e nella stessa zona, due donne vengono molestate da un uomo in macchina. Una coincidenza troppo singolare per non far pensare al "maniaco occasionale": ci ha provato con una (che non e' stata in grado, purtroppo, di fornire particolari utili agli investigatori), poi ha tentato con un'altra. Ma di fronte alla reazione decisa della vittima ha perso la testa. Un bruto in liberta' che potrebbe colpire ancora.
Nisoli Riccardo - Corriere della Sera - 11 dicembre 1993

Archiviato l' omicidio di Marina

BERGAMO. Giudici, poliziotti e carabinieri hanno gettato la spugna. Sette mesi di indagini senza mai trovare una sola traccia, li hanno convinti che la morte di Marina Loreto, l'affascinante ragazza di 28 anni massacrata di botte e poi strangolata la sera del 24 settembre dell'anno scorso a Ponte San Pietro, è un giallo destinato a rimanere insoluto. Ieri gli investigatori hanno deciso di interrompere le indagini: il fascicolo sull'omicidio, avvenuto nel cortile del monumento ai caduti vicino alla casa di riposo dove una suora trovò il corpo ormai privo di vita della ragazza, è stato archiviato. Opera di ignoti, e' stato scritto. Forse gli stessi che una testimone aveva visto allontanarsi su una vecchia Lancia Prisma pochi istanti prima che venisse scoperto il cadavere. La donna non era però riuscita a leggere i numeri di targa e la pista si era immediatamente persa nel nulla. L'ora tarda, il buio e la pioggia torrenziale che aveva svuotato le strade, si sono trasformati in formidabili complici per gli assassini di Marina Loreto, sorpresa dagli assassini mentre stava aspettando l'autobus che avrebbe dovuto portarla a Bergamo dove l'aspettava un gruppo di amici. Nessuno l'aveva però più vista arrivare. Colta di sorpresa dagli aggressori. secondo le perizie uno avrebbe cercato di stordirla mentre il complice avrebbe tentato inutilmente di violentarla. Marina Loreto era stata ben presto sopraffatta. Non senza aver lottato disperatamente: lei, che aveva seguito corsi di arti marziali, era riuscita a far del male agli aggressori, scatenando una reazione feroce. Gli assassini l'avevano infatti massacrata a calci e pugni e solo dopo averle riempito il corpo di lividi l'avevano finita, strangolandola. A uno di loro Marina era riuscita a strappare un ciuffo di capelli: ma neppure quei pochi peli scuri e un minuscolo brandello di pelle che la polizia scientifica aveva scovato sotto le unghie della ragazza, avevano portato qualcosa. E ieri la decisione di chiudere il caso, andando ad allungare la lista dei delitti in cerca d' autore. Una lista già lunga in Bergamasca. In liberta' ci sono, solo per citare i casi piu' recenti, gli assassini di Laura Bigoni, la vittima del "giallo di Clusone", dell'agosto scorso (il maggiore indiziato, l'ex fidanzato Jimmy Bevilacqua, e' stato scarcerato dopo 4 mesi di reclusione); di Olga Patelli, la prostituta di via Baschenis a Bergamo assassinata a pugnalate forse da un cliente che aveva fatto salire in casa in una notte dell'ottobre di 2 anni fa (Alessandro Nicola, trascinato in corte d' assise dal pm che aveva chiesto per lui una condanna a 29 anni e' stato assolto e la sentenza confermata in appello a Brescia); o di Giacomina Carminati, trovata strangolata dal marito nel suo appartamentino a Trescore. E andando a ritroso negli anni la cronaca nera bergamasca e' densa di altri delitti perfetti. Decisamente troppi.
Barachetti Pietro - Corriere della Sera - 30 aprile 1994

Uccisa nel '93. I genitori vogliono la verità

PONTE SAN PIETRO (Bergamo) - Sono passati quattro anni. Ma la sete di giustizia non si è placata. Anna e Paolo Loreto, i genitori di Marina, la ragazza di Ponte San Pietro trovata strangolata all'età di 28 anni la notte del 23 settembre 1993, non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. Sono rimasti gli unici, insieme con l'altra figlia Paola, a credere che si possa ancora far luce su quel delitto archiviato dalla magistratura dopo sei mesi. Paolo Loreto ne è talmente convinto che è disposto ad offrire una ricompensa a chiunque sia in grado di fornire notizie utili per risalire all'assassino. "Qualcuno sa. Sono convinto che l'autore del delitto non ha agito da solo. C'era un complice. Se qualcuno ha sentito mezze frasi o ha notato movimenti sospetti ci aiuti". Difficile che a distanza di così tanto tempo possano emergere novità significative. Purtroppo, le indagini quattro anni fa partirono con il piede sbagliato. Quando Marina, una bella ragazza alta dai lunghi capelli neri venne trovata senza vita nel giardino del Famedio di Ponte San Pietro (erano da poco passate le 23), per un increscioso equivoco la scambiarono per una prostituta. Un body nero e un paio di calze a rete, strappate all'altezza dell'inguine bastarono per considerarla una "passeggiatrice". Una congettura completamente infondata, che tuttavia venne confermata dalla testimonianza di un paio di presunte "colleghe". Solo il giorno dopo, grazie all'identificazione della vittima, ci si accorse dell'abbaglio. Le indagini ripartirono da zero: la vita della ragazza, un'impiegata dell'Usl che da poco si era avvicinata al buddhismo, venne "radiografata" dagli investigatori. Decine di interrogatori si susseguirono senza sosta, ma di indizi nemmeno l'ombra. Finchè nell'aprile del '94, il sostituto procuratore Angelo Tibaldi decise di archiviare il caso perchè non esistevano sufficienti elementi per proseguire le indagini. Accanto al mistero, ora, resta un assassino in libertà.
Roberti Ezio - Corriere della Sera - 21 settembre 1997

(articolo in aggiornamento - segue alla prossima puntata)


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