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Max Parisi

IPOCRISIA DELL'OCCIDENTE: IL NUOVO PRESIDENTE DELL'IRAN E' ''MODERATO'', TACENDO CHE IL VERO CAPO E' L'ESTREMISTA KHAMENEI

domenica 16 giugno 2013

Teheran, 15 giu. - Il mondo, tranne Israele, guarda all'Iran del dopo-Ahmadinejad e spera in una svolta dopo il trionfo di Hassan Rohani, il religioso moderato sostenuto dai riformisti che ha sbaragliati i rivali nella corsa alla presidenza della Repubblica Islamica. Rohani ha ottenuto il 50,68% dei voti, pari a 18,6 milioni di schede (hanno votato in tutto 36,7 milioni di aventi diritto, pari al 72,7% dell'elettorato" e subito ha tenuto a lanciare la parola d'ordine della "moderazione", che ha celebrato "la vittoria contro l'estremismo".

La benedizione della Guida suprema dell'Iran e' arrivata qualche minuto dopo l'annuncio dei risultati ufficiali, mentre la tv di Stato trasmetteva reportage sulla festa dei sostenitori, felici, secondo la retorica dei media di Stato, piu' per l'affluenza alle urne che per la vittoria di Rohani. Il candidato dei riformisti, infatti, ha spiazzato le attese su un ballottaggio con uno dei cinque rivali conservatori, sui quali il regime e i pasdaran avevano puntato. Lo stesso Rohani aveva quasi rischiato di venir squalificato, qualche giorno prima, proprio dai Guardiani della Rivoluzione per aver parlato dei dettagli del programma nucleare in pubblico. Ma forse, dopo aver fatto fuori tutti i candidati riformisti, sarebbe stato eccessivo liquidare anche colui che riformista non e', ma conservatore moderato e, pero', in grado di raccogliere le attese del fronte che nel 2009 fu schiacciato dalla repressione voluta da Ahmadinejad, il presidente uscente, e Ali Khamenei: Rohani "e' il presidente di tutta la nazione", ha detto la Guida Suprema. "Congratulazioni al popolo e al presidente eletto", si legge sul sito di Khamenei, che aggiunge: "Faccio appello a tutti affinche' il presidente eletto e i suoi colleghi siano aiutato nel loro lavoro".

Solo dopo le parole di Khamenei, Rohani si e' deciso a parlare. "C'e' una nuova opportunita' creata da questa grande epopea", ha detto, "e le nazioni che hanno a cuore la democrazia e il dialogo dovrebbero parlare al popolo iraniano con rispetto e riconoscere i diritti della Repubblica islamica". Allora, ha sottolineato, "ascolteranno una risposta appropriata". Parigi, Londra, Roma e Bruxelles vedono nell'elezione di Hassan Rohani alla presidenza dell'Iran un segnale positivo. La Francia, ha detto il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, "e' pronta a lavorare" insieme al nuovo presidente della Repubblica islamica sui diversi dossier, tra i quali quello relativo al programma nucleare, che vede l'Iran impegnato in un braccio di ferro diplomatico con l'Occidente. "Le attese della comunita' internazionale", ha aggiunto Fabius, "sono significative, in modo particolare sul programma nucleare e sul coinvolgimento dell'Iran nel quadro siriano". Il Foreign Office, dal canto suo, ha invocato "un diverso corso", ha detto un portavoce, "sui temi del programma nucleare e su quello del rispetto dei diritti politici e umani in Iran", mentre il capo della Farnesina, Emma Bonino, "ha preso atto con compiacimento dello svolgimento corretto dell'elezione presidenziale in Iran" e "confida che, con il nuovo governo del Presidente Rohani, sia possibile lavorare allo sviluppo delle relazioni bilaterali ed avviare senza indugio una stagione di rinnovata comprensione e di dialogo costruttivo tra l'Iran e la comunita' internazionale". Un'apertura di credito a Rohani arriva dagli Stati Uniti, che archiviano l'era Ahmadinejad. Washington e' pronta a un dialogo "diretto" con il nuovo presidente, per una "soluzione diplomatica alle preoccupazioni internazionali per il programma nucleare" di Teheran.

Israele, invece, non ci crede. "Non il nuovo presidente ma Khamenei", sottolinea il governo dello Stato ebraico, "e' colui che decide la politica di Teheran sul nucleare. L'Iran sara' giudicato sulla base dei fatti, sia per quel che riguarda il programma nucleare sia per quel che concerne il terrorismo". Si fa sentire anche l'opposizione siriana, che adesso chiede a Teheran un cambio della linea che l'aveva vista impegnata nel sostegno militare e politico a Damasco e a Hezbollah, impegnato direttamente nella guerra. Hassan Rohani conosce bene il dossier sul nucleare. Tra il 2003 e il 2005 ricopri' l'incarico di capo negoziatore con la comunita' internazionale. In Occidente e' noto per la sospensione dell'arricchimento dell'uranio a cui si era giunti all'inizio del suo mandato. Pur favorevole al programma nucleare, Rohani e', tuttavia, sostenitore di una politica estera piu' moderata e maggiormente volta al dialogo con l'Occidente. In politica interna, il nuovo presidente ha promesso, nel corso della campagna elettorale, una "carta dei diritti civili" e riforme per sostenere l'economia. "Sono qui - aveva promesso in campagna elettorale - per stabilire un governo di saggezza e speranza, per amore di un Iran islamico, per salvare l'economia, per avere un'interazione costruttiva con il mondo e ristabilire la moralita' nella società". (Agi)

Redazione Milano


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