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Max Parisi

ANALISI DELLA CRISI ITALIANA / PROPOSTE CONCRETE PER SALVARE IL PAESE (LE FACCIAMO NOI, AL GOVERNO)

sabato 15 giugno 2013

L'Italia sta morendo. Se verranno confermate le scelte suicide di procedere a testa bassa con l'aumento dell'iva e la non abolizione dell'imu sulla prima casa, assisteremo ad un ulteriore aggravarsi della situazione socio economica, col PIL in picchiata libera, la disoccupazione alle stelle e il debito pubblico a livelli record, poichè la nuova mazzata fiscale farà crollare consumi, aziende e quindi entrate fiscali.

Come fare per evitare la distruzione del popolo italiano immolato sull'altare del dio euro, della papessa Merkel e dei gran sacerdoti banchieri?

Serve una svolta radicale e profonda, che ridia fiducia e denaro agli italiani. È possibile tutto questo? Noi riteniamo che con alcune scelte ragionevoli e fattibili, sia possibile. Vediamone qualcuna

La prima e fondamentale è la riconquista della sovranità nazionale e monetaria uscendo dall'euro, dando la possibilità alla banca centrale italiana di stampare moneta a sostegno del debito pubblico.

Poichè per arrivare al traguardo servirebbero due anni, nel frattempo sarebbe necessario dare credibilità allo stato per evitare di essere stritolati dalla speculazione internazionale mediante interventi radicali ma percorribili come:

• Fine del bicameralismo perfetto

• Riduzione da 630 a 159 deputati

• Abolizione del senato e introduzione del senato delle regioni e delle attività produttive; 51 seggi attribuiti alle   regioni e 18 ai rappresentanti delle categorie professionali ed imprenditoriali (69 seggi contro i 315 attuali) con competenza solo su materie e regolamentazioni di carattere federale ed economico.

• Introduzione del costo standard, pari alla media delle due regioni più virtuose, per tutti gli acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione e degli enti locali, senza possibilità di deroghe.

• Commissariamento delle regioni in dissesto finanziario.

• Introduzione del federalismo fiscale con il 75% delle risorse trattenute sul territorio.

• Riforma fiscale con due aliquote: 23 e 33% e possibilità di dedurre tutte le spese sostenute per combattere l'evasione fiscale (modello anglosassone). Questo comporterebbe la tassazione dell’effettiva ricchezza detenuta ed un grande disincentivo all’evasione fiscale (se posso scaricare una spesa, perché non dovrei farmi fare la fattura?)

• Privatizzazione di gran parte dei dipendenti pubblici mediante la costituzione di cooperative tra lavoratori con obbligo di rispetto di parametri di produttività e gare di appalto per l’aggiudicazione dei servizi.

• Zero tasse per 10 anni per tutte le imprese straniere che creino insediamenti produttivi in Italia (modello austriaco, croato, sloveno) ed assumano lavoratori italiani.

• Blocco di tutti i flussi migratori fino al riassorbimento della disoccupazione creatasi con la crisi.

• Modifica della cassa integrazione con la trasformazione in contributo di inoccupazione revocabile qualora il beneficiario rinunci a due posizioni lavorative libere nel raggio di 100km dalla residenza.

• Sistema sanitario in concorrenza con possibilità dei cittadini di scegliere se versare i contributi al sistema pubblico o di aderire a mutue sanitarie.

La maggior parte di questi interventi potrebbero essere attuati in 30 giorni, creando uno shock benefico in grado di far rinascere la nazione. Anche se l’entrata in vigore delle riforme politiche richiedono ovviamente tempi più lunghi, il fatto di promulgarle e dare quindi un chiaro taglio con il passato, avrebbe un effetto psicologico enorme, non solo sugli italiani, ma anche sulla comunità internazionale.

Certo, chiedere al cappone (i politici) di mettere da soli la testa sotto la mannaia appare improbabile, per cui occorre un vasto movimento di opinione pubblica che li costringa ad agire in questa direzione. Questo può essere possibile se le associazioni di categoria professionali ed imprenditoriali, vincendo l'atavico campanilismo, faranno fronte comune contro i politici, costringendoli ad agire. Tuttavia, se ognuno, specie nelle regioni industrializzate del nord, continuerà a procedere in ordine sparso, le possibilità di sopravvivere alla morsa soffocante dell’euro e della Germania saranno praticamente nulle.

I tempi sono stretti, ma possiamo ancora farcela.

Luca Campolongo

Resp. Consulenza e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info

 


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