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Max Parisi

NUOVA MEDICINA PER IL CUORE

Arriva in Italia un nuovo farmaco che associa, in un’unica capsula, la coppia acido acetilsalicilico e gastroprotettore: due principi attivi che proteggono il cuore e difendono allo stesso tempo lo stomaco.
L’associazione fissa di acido acetilsalicilico (81 mg) ed esomeprazolo (20 mg) riduce l’incidenza di ulcera e migliora l’aderenza dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. Il nuovo farmaco, sviluppato da AstraZeneca, rappresenta una svolta concreta nella prevenzione di infarto cardiaco e di ictus cerebrale, che ogni anno colpiscono oltre 250 mila italiani.  La coppia acido acetilsalicilico (ASA) e gastroprotettore permette di evitare quei problemi gastrici, come ulcere e sanguinamenti, che rappresentano la principale causa di interruzione della terapia: ciò triplica il pericolo di infarto o ictus nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. La nuova terapia la formazione dei trombi, quei coaguli che, ostruendo i vasi sanguigni, possono impedire al sangue di apportare ossigeno al cuore o al cervello, causando così un infarto o un ictus.
“Per la prima volta in Italia - commenta Pier Luigi Temporelli, Past President del Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva - abbiamo a disposizione un dosaggio di acido acetilsalicilico ideale per la prevenzione cardiovascolare secondaria: il dosaggio di 81 milligrammi che garantisce da un lato un adeguato effetto cronico antiaggregante dopo un evento coronarico e dall’altro la minor incidenza di effetti collaterali. Inoltre, l'associazione fissa di un basso dosaggio di acido acetilsalicilico e di un inibitore di pompa protonica come l'esomeprazolo può ridurre significativamente il rischio di eventi gastrointestinali avversi e migliorare così concretamente, in una quota stimabile tra il 10 e il 30%, l'aderenza al trattamento di prevenzione di eventi cardiovascolari, comportando in tal modo un effettivo risparmio nel tempo di risorse per il sistema sanitario”.
“Un recente studio scientifico internazionale - spiega Franco Bazzoli, Professore di Gastroenterologia Università di Bologna, direttore dell'Unità Operativa di Gastroenterologia del Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna - ha messo in evidenza l’efficacia dell’esomeprazolo in un ampio numero di pazienti che hanno necessità di prevenzione cardiovascolare e che assumono aspirina a basse dosi. L’esomeprazolo riduce l’incidenza di ulcera gastrica e duodenale, ma anche di quei sintomi gastrointestinali che sono il più frequente motivo di sospensione del trattamento di prevenzione cardiovascolare. Una nuova terapia che associa esomeprazolo e acido acetilsalicilico a basso dosaggio rappresenta, dunque, un’importante innovazione nella prevenzione cardiovascolare di circa 2 milioni di italiani ad alto rischio”.
L’associazione fissa di acido acetilsalicilico (81 mg) ed esomeprazolo (20 mg) previene l’infarto cardiaco o l’ictus cerebrale nei pazienti che hanno un’alta probabilità di sviluppare queste malattie: si tratta di persone che hanno già avuto una sindrome coronarica acuta o un ictus o che presentano numerosi fattori di rischio come il fumo di sigaretta, la pressione arteriosa alta, il diabete ed elevati livelli di colesterolo.
Il farmaco associa due principi attivi in un’unica capsula: l’acido acetilsalicilico (ASA) e l’esomeprazolo, uno dei gastroprotettori più efficaci. Negli ultimi 30 anni la ricerca scientifica ha scoperto gli effetti salvavita - verso infarto e ictus - di basse dosi di ASA, che non è però ben tollerato dallo stomaco: può infatti causare problemi gastrici da lievi (acidità di stomaco) a gravi (ulcera gastrica o duodenale). L’associazione con l’esomeprazolo permette di superare il problema della tollerabilità gastrica dell’ASA ed evita così che il paziente sospenda il trattamento cardiovascolare o assuma irregolarmente la terapia a causa dei problemi gastrici. “A 1 anno da un infarto miocardico - aggiunge Temporelli - solo poco più del 70% dei pazienti assume regolarmente l’acido acetilsalicilico ed è stato dimostrato come la sospensione della terapia in pazienti ad alto rischio cardiovascolare raddoppi la probabilità di sviluppare una sindrome coronarica acuta, che si manifesta in media a 10 giorni dalla sospensione, e triplichi il rischio di stroke ischemico”.
Nella prevenzione cardiovascolare è fondamentale il ruolo del Medico di Famiglia, che in sinergia con i diversi professionisti coinvolti, ha l'ambizioso obiettivo di ridurre non solo la morbilità e la mortalità per infarto o ictus, ma anche quella di porre diagnosi precoce e di attuare interventi terapeutici preventivi. “Dobbiamo sensibilizzare i nostri pazienti - commenta Gabriella Levato, Medico di Famiglia - sulla necessità di modificare gli stili di vita dannosi: smettere di fumare, ridurre il peso corporeo, seguire un regime alimentare sano e bilanciato, limitare la sedentarietà facendo attività fisica. Su alcuni pazienti il nostro intervento deve essere più incisivo e per alcuni parametri come i livelli di colesterolo e la pressione arteriosa dobbiamo perseguire target più ambiziosi. Il paziente con storia di malattia cardiovascolare deve seguire una terapia preventiva con acido acetilsalicilico (ASA). Come per tutte le terapie croniche, bisogna lavorare affinché i pazienti non la interrompano. Sono molti i motivi che spingono il paziente alla sospensione della terapia cronica, tra questi i più frequenti sono quelli legati al numero di compresse da assumere e all'insorgenza di effetti collaterali. L’associazione fissa, in un’unica compressa, di aspirina e gastroprotettore risponde bene ai nostri obiettivi”.
“L’associazione tra acido acetilsalicilico ed esomeprazolo apre nuove prospettive - afferma Raffaele Sabia, Vice President Medical e Market Access AstraZeneca - nella prevenzione del rischio cardiovascolare. Migliaia di pazienti avranno ora una nuova chance di ridurre il rischio di eventi gravi o fatali come l’infarto e l’ictus. Si tratta di un’importante innovazione terapeutica, che prosegue una lunga storia di oltre 70 anni di impegno nella cura delle patologie cardiovascolari: dalla scoperta dei primi beta-bloccanti fino a ticagrelor, un farmaco che ha aperto nuovi scenari nella cura dell’infarto”.

(Arturo Bandini, ItaliaSalute.it)


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