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Max Parisi

APPROFONDIMENTO / L’INIZIO DELLA FINE. COME E PERCHE' L'OCCIDENTE HA IMBOCCATO LA VIA DELL'AUTODISTRUZIONE.

mercoledì 5 giugno 2013

Per capire cosa stia accadendo in questi anni, è necessario fare un passo indietro di 24 anni, fino al 1989. In quell’anno cade il Muro di Berlino, che trascinerà con sé il comunismo e la divisione mondiale in due blocchi. Per poco più di quarant’anni, il mondo è stato diviso in due sfere di influenza ben precise: ad ovest gli U.S.A. e la sua vassalla, la C.E.E.; ad Est, l’U.R.S.S. con i suoi stati satelliti della cortina di ferro.

Il timore che le masse operaie e la bassa borghesia occidentale potessero essere attratte dai miraggi del “paradiso socialista”, che in realtà di paradisiaco aveva ben poco, fece sì  che nei paesi occidentali si attuassero una serie di politiche economiche e sociali volte a garantire un benessere diffuso, supportato da uno stato sociale di tipo assistenziale. Non stiamo parlando, in questo caso, del sistema degenere e fallimentare che abbiamo avuto modo di sperimentare in Italia, in realtà più simile ad uno stato social-comunista di quanto si sia mai scritto, ma dei sistemi delle grandi nazioni europee, come Francia e Germania, dove un sano concetto di sussidiarietà tra pubblico e privato ha garantito un lungo periodo di benessere.

L’avvento di Margaret Thatcher in Inghilterra e di Ronald Reagan negli U.S.A., a differenza di quanto il pensiero unico sinistrino voglia far credere, non intaccò questo sistema, ma ne tolse, specie in Inghilterra, incrostazioni fallimentari dei precedenti governi laburisti. Giusto per rendere l’idea del disastro laburista che precedette la Lady di Ferro, basti ricordare che l’Inghilterra aveva un patrimonio di aziende automobilistiche invidiabile per design, qualità, prestazioni: dopo le nazionalizzazioni degli anni ’60 e ’70 e la disastrosa gestione pubblica, col conglomerato British-Leyland, poco o nulla è sopravvissuto.

Tuttavia, questo benessere diffuso ha avuto fine proprio con la caduta del Muro di Berlino e per l’occidente, ed in particolare l’Europa, è iniziata la fine. Come mai?

La risposta è racchiusa in tre parole: delirio di onnipotenza. Le èlites economico-politiche, con la caduta del blocco sovietico, hanno creduto che la minaccia comunista fosse tramontata e quindi non fosse più necessario mantenere politiche volte a garantire un benessere diffuso. Al contrario, e proprio per merito di governi di sinistra come quelli di Clinton (che abolì il Glass Steagall Act, che era stato promulgato dopo la crisi del 29 per evitare gli eccessi speculativi delle banche) e di Blair, il potere finanziario prese il sopravvento su quello politico, rendendo la finanza staccata dalla produzione reale e, nei fatti, unico e solo attore socio-politico.

Le banche e le grande istituzioni finanziarie si sono lanciate in investimenti sempre più speculativi e quindi rischiosi, mentre le aziende manifatturiere, oltre che delocalizzare la produzione nei paesi ex comunisti affamati di lavoro e denaro, hanno spinto per eliminare i freni ai flussi migratori, convinti di poter abbassare il costo del lavoro sviluppando una concorrenza al ribasso tra lavoratori autoctoni e immigrati.

Quando le speculazioni hanno presentato il conto e le grandi istituzioni finanziarie hanno rischiato di fallire, gli stati sono intervenuti per evitare il crollo del sistema finanziario, gettando nella voragine creata dagli squali della finanza, miliardi e miliardi di euro, il più delle volte a debito.

In ringraziamento del salvataggio, le stesse istituzioni finanziarie che con la sinistra hanno preso gli aiuti pubblici, con la destra hanno iniziato a speculare sul debito che gli stati hanno generato per salvarli in un perverso gioco dove a perdere sono i cittadini e le istituzioni politiche ormai svuotate di qualsiasi potere. Tutte le manovre di finanza pubblica dal 2008 ad oggi, con il massacro dello stato sociale e l’inasprimento folle della pressione fiscale in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, sono il frutto avvelenato di un sistema economico basato sulla finanza, ovvero su denaro virtuale.

E con questo siamo giunti ai giorni nostri, dove l’Europa sta morendo sotto i colpi di istituzioni che nulla hanno di democratico.

Da liberale e liberista convinto, guardo con terrore questo scenario, in quanto vedo aggirarsi tra le macerie del mondo occidentale le parole di Karl Marx, che affermava che il capitalismo si sarebbe preparato da solo il cappio con cui essere impiccato. Servirebbe un colpo di reni della classe politica e del popolo, per  fermare l’autodistruzione del mondo occidentale ed uno shock potente in grado di far rientrare nelle tane gli speculatori. Uno shock che politici di razza come Thatcher, Reagan o Adenauer saprebbero sicuramente dare, ma noi dobbiamo accontentarci di  Cameron, Merkel, Obama, tacendo per carità di patria degli insignificanti burattini italiani.

Scritto da Luca Campolongo

 Resp. Consulenza e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info


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