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Max Parisi

L'EURO E' LETTERALMENTE ''CAMPATO IN ARIA'' E L'IDEA DI INTRODURLO FU SOLO POLITICA. (E LA GRECIA DEVE USCIRNE SUBITO)

lunedì 3 giugno 2013

Il premio Nobel per l'Economia Paul Krugman demolisce scientificamente l'euro, una valuta "campata in aria" dice e decisa solo per un'idea "sentimentale" di un'unione politica in Europa dimostratasi completamente errata. Ecco l'intervista all'economista del più importante settimanale francese: L'Express.

Il suo libro Fuori da questa crisi, adesso! è un’arringa contro la politica del rigore e il dogma della lotta al deficit. Secondo lei l’Europa ha sbagliato strategia?

Tutto ha avuto inizio dalla Grecia. Nessuno può negare che Atene avesse un problema di disciplina di bilancio e avesse enormi responsabilità per i propri insuccessi. Ma nel panico abbiamo trasformato quel paese nella causa della crisi europea. Ciò era compatibile con la tendenza delle banche centrali a dare un giro di vite e a puntare il dito contro il lassismo. Rifletteva inoltre l’inflessibilità dei tedeschi, sempre pronti ad accusare gli altri di non essere virtuosi quanto loro. Ma così si dimentica che il caso della Grecia è unico e isolato. È stato fatto di tutte le erbe un fascio per giustificare il dogma del rigore. Qualsiasi altro punto di vista è stato immediatamente eliminato dal dibattito.

Quindi è colpa dei tedeschi? 

Da un punto di vista storico il loro comportamento si spiega con la fobia dell’inflazione, considerata la fonte di tutti i guai del passato. Sembrano però aver cancellato dalla loro memoria collettiva tutte le sofferenze provocate dalle terribili politiche deflazionistiche degli anni trenta. La loro influenza alla Bce ovviamente è dovuta alla loro posizione dominante in Europa e con l’ambizione originaria di fare di questa istituzione un argine contro l’indisciplina e l’inflazione. […] La Germania è il grande creditore di un’Europa che ha effettivamente conosciuto un periodo di prosperità. Sarei stato curioso, tuttavia, di osservare quali rimedi sarebbero stati proposti nel caso in cui, per esempio, i flussi di capitale fossero arrivati dalla Spagna verso il settore immobiliare tedesco, e non viceversa.

Era euroscettico sin dall’inizio?

Sì, penso che l’euro fosse un’idea sentimentale, un bel simbolo di unità politica. Ma una volta abbandonate le valute nazionali avete perso moltissimo in flessibilità. Non è facile rimediare alla perdita di margini di manovra. In caso di crisi circoscritta esistono due rimedi: la mobilità della manodopera per compensare la perdita di attività e soprattutto l’integrazione fiscale per ripianare la perdita di entrate. Da questa prospettiva, l’Europa era molto meno adatta alla moneta unica rispetto agli Stati Uniti. Florida e Spagna hanno avuto una stessa bolla immobiliare e uno stesso crollo. Ma la popolazione della Florida ha potuto cercare lavoro in altri stati meno colpiti dalla crisi. Ovunque l’assistenza sociale, le assicurazioni mediche, le spese federali e le garanzie bancarie nazionali sono di competenza di Washington, mentre in Europa non è così.

Come giudica la risposta europea alla crisi ?

Io suggerisco ai paesi che ancora possono scegliere di non ricorrere alle politiche di austerity. Né la Spagna né la Grecia potevano sottrarsi alle richieste tedesche e accollarsi il rischio di farsi tagliare letteralmente i viveri, ma dal mio punto di vista la Francia non si trova in una situazione così critica e non ha altrettanto bisogno di una politica di rigore.

Tuttavia occorre conservare la fiducia dei mercati. Come?

La risposta è monetaria e passa dalla Banca centrale europea. Immagino da un lato acquisti consistenti di obbligazioni spagnole e italiane per arginare l’impennata dei tassi di interesse, e dall’altro il segnale di una politica più morbida della Bce, la promessa di non alzare i tassi al minimo segnale di inflazione e la scelta di obiettivi realistici, come il 2 o 3 per cento di inflazione a medio termine, invece dello 0-1 per cento come oggi.

E come vede la Grecia?

Non vedo come questo paese possa restare nell’euro. É praticamente impossibile. La sua uscita, tuttavia, causerebbe un prelievo in massa dei depositi delle banche spagnole e italiane, al quale la Bce dovrebbe assolutamente rispondere tramite un apporto illimitato di liquidità. In caso contrario nel giro di due settimane la Bundesbank getterebbe la spugna, e quella sarebbe la fine dell’euro. 

Quale  futuro prevede per la zona euro?

Se la Bce prenderà i provvedimenti giusti ci si può attendere un miglioramento tra tre-cinque anni. Ma l’Europa sarà sempre fragile. La sua moneta è un progetto campato in aria e lo resterà fino alla creazione di una garanzia bancaria europea. Fino a quel momento il sistema potrà sopravvivere più comodamente accettando più inflazione, che agisca come un lubrificante. Ricordiamoci però una cosa: l’Europa non è in declino. È un continente produttivo e dinamico. Ha soltanto sbagliato a scegliersi la propria governance e le sue istituzioni di controllo economico, ma a questo si può sicuramente porre rimedio.

Intervista realizzata da Philippe Coste per l'Express. 

Traduzione di Anna Bissanti. 

Fonte notizia: Press Europ.


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