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Max Parisi

BANKITALIA: CI SONO BANCHE VICINE AL COLLASSO, L'ECONOMIA VA A ROTOLI E SOLDI PUBBLICI NON CE NE SONO PIU' (DA SPENDERE)

venerdì 31 maggio 2013

ROMA - Un Paese indietro di 25 anni. Un Paese incapace di "rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici". E' l'Italia illustrata dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, nella sua relazione all'assemblea di Palazzo Koch, in occasione delle Considerazioni finali all'assemblea della Banca d'Italia.

"L'aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica; ha implicazioni per le modalità di accumulazione del capitale materiale e immateriale, la specializzazione e l'organizzazione produttiva, il sistema di istruzione, le competenze, i percorsi occupazionali, le caratteristiche del modello di welfare e e la distribuzione dei redditi, le rendite incompatibili con il nuovo contesto competitivo, il funzionamento dell'amministrazione pubblica. E' un aggiustamento che necessita del contributo decisivo della politica, ma è essenziale la risposta della società e di tutte le forze produttive", sottolinea Visco.

Riguardo alle condizioni di salute del sistema finanziario italiano, le banche italiane, afferma Visco, sono state "indebolite" dalla crisi e "rischiano di emergere situazioni problematiche". "Banche indebolite - ha detto Visco - prima dalle tensioni sul debito sovrano, poi dagli effetti della recessione, fra le quali rischiano di emergere situazioni problematiche". 

La stretta creditizia non si allenta ed è quindi indispensabile spezzare la "spirale negativa" tra le condizioni negative dell'offerta di prestiti e gli effetti negativi sull'economia. La congiuntura assai sfavorevole comprime oggi la domanda di credito. La contrazione dei prestiti riflette la flessione degli investimenti delle imprese, la caduta degli acquisti di beni durevoli e la debolezza del mercato immobiliare. Ma alla diminuzione degli impieghi - ha spiegato il governatore - contribuisce, in misura significativa, l'irrigidimento dell'offerta, legato al deterioramento del merito di credito della clientela e ai suoi riflessi sulla qualità degli attivi bancari. Le condizioni di offerta del credito incidono a loro volta negativamente sull'attività economica, in una spirale negativa che bisogna spezzare".

"Per quest'anno - ha aggiunto Visco nelle Considerazioni finali all'assemblea annuale di Via Nazionale - non ci sono margini di aumento del disavanzo pubblico: sono stati assorbiti dalla decisione di pagare i debiti commerciali in conto capitale delle amministrazioni pubbliche".

L'Italia non deve avere paura del cambiamento e deve abbandonare la cultura della "difesa delle rendite", perchè su questo "non si costruisce niente. Non bisogna aver timore del futuro, del cambiamento - ha sottolineato Visco - non si costruisce niente sulla difesa delle rendite e del proprio particolare, si arretra tutti. Occorre consapevolezza, solidarietà, lungimiranza". (TMNEWS)


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