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Max Parisi

PORTOGALLO SEMPRE PIU' CONTRARIO ALL'EURO. PERFINO IL PRESIDENTE DELLA CORTE SUPREMA DI GIUSTIZIA SI SCHIERA CONTRO.

martedì 28 maggio 2013

Lisbona - Dalle cattedre universitarie alla strada. In Portogallo ormai il dibattito sull'uscita del Paese dall'euro si scalda. Lo dimostra lo straordinario successo che sta riscuotendo il libro "Why We Should Leave the Euro" (Perché dovremmo uscire dall'euro) del professore João Ferreira do Amaral.

A un mese dal lancio il libro - come riporta il Wall Street Journal - è già alla quarta ristampa avendo venduto più di 7mila copie che, per il debole mercato librario lusitano, è un numero esaltante. Dato che sta vendendo più dei romanzi di punta e dei libri di cucina. «Siamo in una fase in cui è sempre più evidente che la politica di austerity non funziona», spiega l'autore, 64 anni, professore alla "Technical University di Lisbona" nonché ex funzionario del ministero delle Finanze. «Il prossimo passo per noi è realizzare che l'euro è semplicemente insostenibile per il Portogallo». 

Secondo Ferreira do Amaral l'unica speranza che il Portogallo ha per uscire dalla crisi e risollevare l'economia - che nel 2013 si avvia a chiudere il terzo anno consecutivo in recessione con un Pil che indietreggia al ritmo tendenziale del -3,6% annuo - è di ritornare alla valuta nazionale, l'escudo, che subirebbe immediatamente una svalutazione tale da rendere da subito i prodotti portoghesi meno cari è più competitivi per le esportazioni. 

La posizione del professore non coincide con quella dei leader istituzionali. Il primo ministro Pedro Passos Coelho ha insistito più volte sulle conseguenze disastrose che avrebbe per il Portogallo un'uscita dalla divisa comune mentre lo scorso anno, quando è stato effettuato l'ultimo sondaggio in merito, il 72% dei cittadini portoghesi si dimostrava favorevole a una permanenza nell'euro.

L'ex-ministro delle Finanze João Salgueiro ha avvertito che il costo di uscita sarà più alto dei benefici. Ma la sensazione è che - in concomitanza con l'affermazione di vari movimenti antieuropei in Europa, dall'Alternative für Deutschland in Germania di Bernd Lucke al britannico Ukip di Nigel Farage - il malcontento popolare verso l'euro stia crescendo. Perché l'economia reale non è riuscita a risollevarsi dopo il salvataggio della Troika (Ue-Fmi-Bce) con un maxi-prestito da 78 miliardi di euro vincolato a rigide misure di risanamento e austerity. Il tasso di disoccupazione medio è al 17,7% con punte oltre il 40% se si guarda alla popolazione giovanile. Come visto, il Pil è in calo per il terzo anno consecutivo mentre il rapporto debito/Pil ha superato il 120 per cento. Non va bene anche il il deficit che, rapportato al Pil, è superiore al 6 per cento. 

Numeri che ampliano la platea di proseliti del professore Ferreira do Amaral, scettici rispetto alle dichiarazioni degli esponenti del Governo secondo cui il Portogallo tornerà a crescere a partire dal 2014. Il sostegno al movimento pro-escudo arriva anche da esponenti istituzionali di alto profilo. Fra questi anche il presidente della Corte Suprema di Giustizia Luis Antonio Noronha Nascimento secondo cui il Portogallo e altri Paesi del Sud Europa dovrebbero lasciare l'euro perché altrimenti il divario tra gli Stati più ricchi e quelli più poveri non potrà che ampliarsi.

Scritto da Vito Lops.  


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