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Max Parisi

LA LETTERA / MA CAROLA RAKETE E' DAVVERO UNA CAPITANA? HA I TITOLI E HA SUPERATO GLI ESAMI PER ESSERLO? PROPRIO NO!

martedì 2 luglio 2019

Qualche giorno fa, confrontandomi con persone di spicco del nostro gruppo, analizzando alcuni fatti eclatanti, mi è sorto il dubbio su Carola Rachete. Chi era questa ragazza mi sono chiesta? Così ho iniziato unitamente ad altri miei collaboratori a cercare in rete. La prima cosa che appariva contraddittoria su Carola era che nell'era della tecnologia, dove per necessità in un modo o nell'altro tutti siamo connessi e profilati dai network, lei esisteva solo su linkedln. Di lei nessuno ha trovato alcuna traccia su altri social. Carola ci sarà sicuramente nel mondo social, ma con buona probabilità utilizza un nickname fasullo che non riconduce alla sua persona. 

E chi potrebbe utilizzare un nickname fasullo? 

Chi non ha interesse a far sapere nulla del suo passato? 

Semplicemente chi non ha interesse a venire a contatto con quel social che ti profila, il social che ti geolocalizza, il social che ti rende trasparente nella storia della tua vita. 

Ma evidentemente di Carola Rackete è stata fatta una profonda pulizia in rete affinché nulla fosse rintracciabile e la bella fiaba della comandante anarchica che salva le vite dei naufraghi potesse essere venduta meglio al pubblico dai media convenzionati del PD. Tutto ciò deve essere avvenuto prima che Carola salisse sulla SEA WATCH, perché a nostro avviso Carola, aveva già ben chiaro quale sarebbe stato il suo piano. 

Il precedente capitano della SEA WATCH era riuscito nel suo intento di sbarcare a Lampedusa, la SEA WATCH era stata sequestrata e poi dissequestrata, ma lo stesso capitano non avrebbe mai potuto compiere ciò che è stato ripetuto in questi giorni da Carola altrimenti sarebbe stato recidivo e la sua situazione si sarebbe presentata oltremodo grave. 

Ecco che spunta questa sedicente "Capitana", una capitana troppo giovane per quel ruolo di comandante. Le indicazioni che abbiamo ricevuto da personale qualificato del settore ci hanno fatto aprire gli occhi e ci hanno detto dove cercare. In primis una presunta laurea in scienze nautiche non abilita a condurre una nave, ma nemmeno un gommone. Per poter condurre una nave, ma anche un semplice gommone superiore ai 40 CV necessita la patente nautica. Per ottenere il brevetto per poter condurre una nave di 800 tonnellate servono studi specifici, servono decine e decine di esami e test per i quali servono anni per ottenerli. È una volta ottenuti, non è detto che un armatore ti metta tra le mani una nave, anzi, come scritto nel post e con rammarico per questa scoperta, se sei donna, difficilmente ti danno un timone in mano, anzi, non te lo danno proprio. È un settore estremamente duro per una donna che ambisce a timonare una nave. 

Così abbiamo preso come esempio una donna di spicco di cui sono estremamente orgogliosa perchè ha lottato Dio solo sa quanto per conquistare quel posto di comando con orgoglio e dedizione. Una donna che solo negli ultimi tempi in Italia ci è riuscita ottenendo quel ruolo di comando che millanta Carola Rackete, ma del quale almeno per ora non c'è prova alcuna.

Parlo di Serena Melani, donna Livornese, 45 anni. Una donna che ha alle spalle un'esperienza trentennale nel settore marittimo. Ha iniziato la sua carriera navale a 16 anni e nel 1993 si è diplomata all'istituto nautico. Subito dopo è stata una delle poche donne a ricoprire ruoli "di responsabilità" su petroliere, navi da carico e container, ma mai al timone. E' entrata a far parte della famiglia Regent nel 2010 fino a diventare il primo capitano donna della compagnia, un evento più unico che raro qualcuno dice. 

Pochissime altre donne hanno ottenuto negli ultimi anni il ruolo di comandante e questo comunque è motivo di speranza in un mondo prettamente maschilista dove per una donna ottenere rispetto non è facile. 

Tra queste ricordiamo Kate McCue   42enne, nativa di San Francisco ha una laurea dalla California Maritime Academy, oltre 25 anni di esperienza marittima.

Belinda Bennett, 42enne del Regno Unito, è stata promossa come primo capitano solo tre anni fa. Iniziò ad andare per mare partendo dal basso, aveva 15 anni. Belinda afferma che non chiederebbe mai ad un suo marinaio qualcosa che lei non saprebbe fare in prima persona. 

Dulcis in fundo c'è anche una tedesca. La comandante Nicole Langosch la più giovane, ha 38 anni è nata a Osterode in Harz, è cresciuta a Herborn in Assia ottenendo il brevetto nautico a Leer. Sono molteplici le posizioni ricoperte durante la sua carriera, dalla Nuova Zelanda dove lavorava presso una società di trasporto merci, a Bruxelles dove operava per il parlamento europeo. Da quasi 10 anni   lavora unicamente per AIDA dove solo lo scorso anno ha ottenuto la prestigiosa posizione al timone di una nave.

Ecco cosa significa il breve per una donna essere comandante. 

Ma veniamo a Carola Rackete. La sedicente "capitana" presunta "comandante" della SEA WATCH   come dicevamo sopra dichiara di avere studiato scienze nautiche. Ma Scienze nautiche è la così detta laurea breve, una ventina di esami in tutto. Quali sbocchi offre tale laurea? 

I neolaureati possono trovare sbocchi professionali presso le compagnie di navigazione in qualità di ufficiali ma solo al "comando di guardia" e sulle navi mercantili, previa iscrizione al registro della Gente di Mare in prima categoria, oppure responsabile tecnico dell’esercizio e della gestione dei mezzi navali; il settore del rilievo per quanto riguarda l'acquisizione, il trattamento e la rappresentazione dei dati geodetici, idrografici e topografici. 

Dalla laurea breve in scienze nautiche al timone di una nave ce ne passa parecchio. Bisogna superare esami su esami per arrivare ad ottenere certificati sempre più validi di responsabilità. E poi una volta raggiunto l'obiettivo, bisogna che la compagnia o l'armatore nutrano grande fiducia in tali qualità, perché i certificati alla fine sono carta, gli uomini sono uomini e le donne uomini non sono, ma come abbiamo visto c'è speranza.

Ora guardate Carola Rackete in foto e guardate le altre. Siate voi ad esprimere il vostro giudizio, siate voi a stabilire se la sua storia è vera o falsa. Io credo di avervi dato sufficiente materiale su cui riflettere, questo era il mio dovere. Quello che pensa una italiana.

Lettera firmata.



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