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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

DUE NOTIZIE, UNA BUONA L'ALTRA CATTIVA: PROCEDURA D'INFRAZIONE CANCELLATA DALLA UE. E L'ITALIA NEL FRATTANTO E' DEFUNTA.

martedì 28 maggio 2013

Ormai è questione di pochi giorni e poi l’Italia, la grande malata d’Europa, sarà dichiarata ufficialmente guarita. L’Unione Europea archivierà la procedura d’infrazione per sforamento dei parametri aperta contro l’italico stivale e tutti saranno contenti: il premier Letta che potrà vantarsi di essere tornato fra i virtuosi (chissà se la prossima volta la cancelliera Merkel si degnerà di stringergli la mano); l’ex premier Monti che potrà appuntarsi sul petto la medaglia di grande risanatore e fare la ruota del pavone e, naturalmente, tutto l’apparato burocratico e bancario che gravita in quel di Bruxelles che potrà proclamare urbi et orbi che la linea del rigore tanto cara alla cancelliera tedesca ed al suo amico Juncker, ha dato i suoi frutti e che gli indisciplinati italiani sono finalmente tornati a sedersi a tavola senza mangiare con le mani.

Peccato che nulla ci sia da festeggiare, in quanto la cura è stata talmente efficace che il paziente è morto o, nella migliore delle ipotesi, versa in coma irreversibile.

I grandi medici dell’UE, infatti, hanno somministrato una cura da cavallo al paziente Italia, talmente forte da stroncarlo. Non ci credete? Vediamo qualche dato semplice semplice:

1) I consumi alimentari sono tornati ai livelli del 1992

2) Il mercato dell’automobile è ai livelli del 1974,

3) Stiamo collezionando una media di 40.000 nuovi disoccupati al mese

4) Le entrate fiscali sono diminuite nonostante i salassi imposti dal ragionier Fallimonti

5) Abbiamo sfondato il muro dei 2.000 miliardi di euro di debito

6) Il rapporto debito PIL svetta al 130%

7) Ormai ci siamo dimenticati quando è stato l’ultima volta che il PIL italiano ha avuto un segno “+” davanti.

8) Come ha evidenziato anche il presidente di Confindustria, Squinzi, il Nord  e le sue imprese sono allo stremo.

Dunque, cosa c’è da festeggiare? Assolutamente nulla. Come una donna delle pulizie incapace o, peggio, in malafede, i nostri politicanti hanno nascosto la polvere sotto il tappeto, massacrando gli italiani di tasse, ma non intervenendo sui veri nodi strutturali del paese, che sono semplicemente due, e pure strettamente connessi l’uno all’altro: il pachidermico ed inefficiente apparato burocratico statale ed il parassitismo del meridione che dall’inefficienza dello stato trae alimento e linfa vitale. Ragion per cui, fra qualche tempo saremo di nuovo alle prese con manovre correttive e nuove tasse per onorare gli dei di Bruxelles.

In realtà, qualcuno che può festeggiare, effettivamente, esiste e si chiama Angela Merkel: grazie alle manovre suicide di Monti, infatti, è riuscita ad eliminare un pericoloso concorrente delle aziende tedesche dagli scenari economici internazionali. Le imprese italiane, infatti, hanno sempre dato filo da torcere a quelle tedesche, grazie alla qualità dei propri prodotti, ma dopo il massacro compiuto da Monti, quasi nessuna ha ancora il fiato per poter produrre e lottare.

Oltre alla signora Merkel, anche i grandi signori della speculazione mondiale hanno di che brindare: prima hanno spolpato l’Italia con la manovra sullo spread ed ora possono acquistare per pochi euro aziende tecnicamente sane, ma prive di liquidità. Molti di voi penseranno: in fondo, anche se i padroni sono tedeschi o francesi, l’importante è che diano da lavorare agli italiani. Peccato che la ricchezza prima di tutto non resterà in Italia, ma affluirà nei paesi d’origine dei nuovi proprietari ed in seconda battuta, quando le condizioni di mercato dovessero essere ritenute non più appetibili, quanto pensate ci impiegheranno a chiudere gli stabilimenti italiani ed a spostarsi in qualche altra nazione?

Qualcuno potrebbe pensare che se il PIL tornerà ad essere positivo, le cose miglioreranno. Purtroppo si tratta di pie illusioni: statistiche ed analisi storiche dimostrano che l’occupazione aumenta solo quando la crescita annua del PIL supera il 2%, mentre le stime per l’Italia parlano di un flebile 0,4% il prossimo anno per poi attestarsi intorno all’1 – 1,5% in quelli a venire.

I filo europeisti, ovviamente, dichiarano che sono stati sacrifici necessari per restare nell’euro e non far deflagrare la santa unione europea, totem assoluto della nuova religione di Bruxelles. Ma siamo proprio sicuri che l’euro sia necessario all’economia italiana?

Io sono convinto di no, ma questo è un argomento che affronterò in un prossimo intervento.

Luca Campolongo

Resp. Consulenza e Sviluppo Mercati

www.sosimprese.info


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