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Max Parisi

SPETTRO DELLE ELEZIONI ANTICIPATE IN GERMANIA: ''GROSSA COALIZIONE'' STA PER CROLLARE, ALLE URNE PROBABILMENTE IN GIUGNO

martedì 12 febbraio 2019

BERLINO - La famosa "Europa" farebbe  bene a guardare cosa sta accadendo e soprattutto cosa accadrà a breve in Germania.

C'e' chi parla di "preparativi per un divorzio". Altri la dicono in maniera ben piu' diretta: in Germania lo spettro di un voto anticipato si sta avvicinando sempre di piu'. Sullo sfondo, la netta svolta a sinistra della Spd - sprofondata nei sondaggi al 14-15%, e sarebbe di gran lunga il peggior risultato della sua storia se confermato nelle urne - che nel giro di una manciata di giorni ha annunciato un pacchetto di proposte in evidente rotta di collisione con gli alleati della Cdu nella Grosse Koalition: l'abolizione di Hartz IV, il controverso assegno di sostegno a disoccupati che fu il cuore della riforma Agenda 2010 dell'allora cancelliere Gerhard Schroeder, e la sua sostituzione con un nuovo reddito minimo di 12 euro all'ora senza condizioni per due anni, nonche' una pensione minima per i redditi piu' bassi proposta dal ministro del Lavoro Hubertus Heil.

Addirittura, i socialdemocratici evocano la possibilita' di tassazioni maggiori per i redditi piu' alti. In sostanza, un "nuovo Stato sociale", come lo chiamano i socialdemocratici tedeschi in un documento appena varato, per il quale i rilevamenti demoscopici segnalano l'apprezzamento della maggioranza dei tedeschi. "E' l'atto d'inizio delle manovre anti-GroKo", commenta senze mezze misure lo Spiegel.

La nuova presidente della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, detta "AKK", ha gia' fatto sapere di considerate "molto criticamente" le nuove proposte degli alleati dell'Spd, ma il suo capogruppo al Bundestag, Ralph Brinkhaus, ha voluto provare a gettare acqua sul fuoco: "Non ci sara' una grande lite" con i socialdemocratici, ha detto, il vertice di coalizione previsto per stasera non sara' affatto "drammatico" e si parlera' come andare avanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

"Il clima di lavoro nella GroKo e' molto buono", assicura Brinkhaus. Ma negli ambienti governativi di Berlino molti non la vedono allo stesso modo. Anzi, una fine della Grosse Koalition e' un'opzione sempre piu' concreta, di cui si parla oramai apertamente.

La Zeit, in un commento che ha fatto il giro di tutti i palazzi che contano, spiega cosi' l'attivismo frenetico della Spd degli ultimi tempi: "Dato che tutti intuiscono e forse anche vogliono che questa coalizione non governera' fino alla fine del mandato, forse neanche fino alla fine di quest'anno, domina una sorta di stagione dei saldi: "tutto fuori", prima che ci possano essere elezioni anticipate e che tutti i buoni propositi finiscano in un cassetto". Certo, aggiunge l'autorevole settimanale amburghese, "quando il voto anticipato arrivera' non lo sa nessuno. Un piano strategico non c'e': al massimo c'e' l'idea che l'anno in corso possa avere una sua propria dinamica che si sottrae a qualsivoglia pianificazione".

Ovviamente il convitato di pietra di tutta questa discussione sotterranea si chiama Angela Merkel. Le gole profonde di Berlino dicono da sempre che sara' lei stessa a gestire la propria uscita di scena, alle proprie condizioni. Il che fa il paio con il fatto che "quasi nessuno nella Spd ritiene che la direzione del partito nella sua forma attuale sopravvivra' al 2019": in ballo ci sono molti appuntamenti fatali, dalle elezioni europee di maggio, al triplo voto in tre Laender dell'Est in cui l'Afd rappresenta un pericolo elevatissimo per Spd e Cdu, ossia Sassonia, Brandeburgo e Turingia.

Certo, si ragiona ancora nei quartieri generali dei due partiti tedeschi ancora per poco al governo, un voto anticipato non e' necessariamente automatico nel caso di una fine prematura della GroKo. Tra le possibilita', un governo di minoranza Cdu (improbabile) oppure una coalizione "Giamaica" con Cdu/Csu, Verdi e Fpd, plausibile per i liberali dato che non sarebbe piu' sotto l'egida merkeliana, come posto come precondizione dal loro leader, Christian Lindner. Ma è più fantapolitica , che una vera opzione praticabile.

E' per i Verdi che l'idea "Giamaica" e' assai poco attraente. Il loro boom nei sondaggi non e' venuto meno: con Robert Habeck e Annalena Baerbock alla guida, gli ambientalisti si profilano come seconda forza politica del Paese, attestandosi oramai stabilmente intorno al 20%. Ed e' un capitale di consensi a cui si rinuncia malvolentieri e che un'esperienza governativa finirebbe quasi certamente per erodere. Come dimostra proprio l'esperienza della Spd nella Grosse Koalition.

Oramai, dicono apertamente i più autorevoli commentatori politici tedeschi, non è più questione di pensare se ci saranno le elezioni politiche anticipate, ma di valutare quando. Con ogni probabilità, dopo le europee, specialmente se l'Spd davvero precititerà al 14-15% e la Cdu a meno del 25%. In questo caso, dato per molto probabile dai sondaggi che circolano in Germania, il governo cadrà a giugno e subito dopo, elezioni. 

Il ritorno alle urne in Germania certamente produrrà uno scenario di alta instabilità nella Ue, dopo il voto europeo. E a maggior ragione se nel nuovo parlamento tedesco l'AfD e i Verdi avessero un peso superiore al 15% ciascuno, con un Spd al 14% e una Cdu al 25% con una frammentazione caotica dei rimanenti seggi. In questo quadro, con la Francia che vuole liberarsi di Macron e la Germania di fatto ingovernabile, l'unico pilastro in Europa rimane, ma guarda, l'Italia. E il suo governo dalla vastissima maggioranza e consenso nel Paese.

Redazione Milano


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