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Max Parisi

SPECIALE LIBIA / I RISULTATI DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI PALERMO COL PLAUSO DEL DIPARTIMENTO DI STATO AMERICANO

mercoledì 14 novembre 2018

La conferenza internazionale di Palermo sulla Libia è stata un grande successo, (a dispetto dell'ostracismo della stampa italiana che lo ha apertamente trascurato -ndr). Gli Stati Uniti hanno accolto con favore le conclusioni annunciate dal governo italiano derivanti dalla conferenza che ha riunito i leader libici e internazionali con l'obiettivo comune di sostenere le istituzioni libiche a rompere lo stallo politico e garantire una sicurezza e prosperita' del futuro per tutti i libici.

Questo, in sintesi, è quanto scrive in un comunicato stampa il dipartimento di Stato Usa. Nella nota Washington afferma di sostenere fermamente il rappresentante speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salame' e il suo nuovo piano d'azione presentato al Consiglio di sicurezza lo scorso 8 novembre, che prevede una conferenza nazionale in Libia che verra' organizzata nelle prime settimane del 2019 e l'inizio del successivo processo elettorale nella primavera del 2019. "Esortiamo tutti i libici a lavorare in modo costruttivo con Salame' verso gli obiettivi di un processo costituzionale inclusivo ed elezioni credibili, pacifiche e ben organizzate. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che tutti coloro che minano la pace, la sicurezza e la stabilita' della Libia siano ritenuti responsabili", si legge nella nota.

La conferenza di Palermo ha sottolineato che il raggiungimento di tali progressi richiedera' un'attenzione costante agli aspetti economici e di sicurezza del conflitto e in merito gli Stati Uniti sono incoraggiati dall'impegno del governo di accordo nazionale "ad accelerare l'attuazione di ampie riforme monetarie e di sussidi, di cui la Libia ha urgentemente bisogno per stabilizzare la sua economia".

Secondo Washington, altrettanto cruciale e' la promozione di una maggiore trasparenza delle istituzioni economiche libiche, compresa la Banca centrale della Libia. Infatti "queste riforme sosterranno il dialogo tanto necessario tra i libici sul rafforzamento della trasparenza fiscale e sulla promozione di una distribuzione piu' equa delle risorse petrolifere del paese". Nella nota gli Stati Uniti si dicono "pronti a sostenere questo dialogo economico, su richiesta della Libia e in stretto coordinamento con la Missione di sostegno delle Nazioni Unite per la Libia (Unsmil), la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. 

Nel comunicato stampa il dipartimento di Stato Usa ha inoltre sottolineato l'appoggio al ruolo di Salame' e alla cooperazione tra Unsmil e il governo di accordo nazionale nel garantire accordi durevoli per mantenere la sicurezza nella capitale libica Tripoli. "Accogliamo con favore le misure importanti prese dal primo ministro Fayez al Sarraj per iniziare a istituire forze di sicurezza nazionali capaci e sotto il controllo dell'autorita' civile".

Inoltre, nella nota il dipartimento di Stato, ha osservato che "gli Stati Uniti sono orgogliosi di essere al fianco di tutti i libici che sono pronti a cogliere questa occasione critica per far progredire il loro paese verso un futuro migliore per tutti i suoi cittadini". Infine, gli Stati Uniti estendono il loro profondo apprezzamento al governo italiano per la sua leadership nell'ospitare "questo importante evento".

Sostegno pressoche' unanime al nuovo piano di azione delle Nazioni Unite e mantenimento dello status quo fino alla primavera del 2019, quando saranno i libici a decidere del loro destino attraverso le elezioni dopo una conferenza nazionale da tenere in territorio libico. Sono questi i principali risultati che emergono dalla Conferenza di Palermo "per" e "con" la Libia fortemente voluta dall'Italia.

Il risultato politico forse piu' rilevante di Palermo e' stato portare allo stesso tavolo il generale libico Khalifa Haftar e il presidente del Consiglio presidenziale, Fayez al Sarraj, ma non da soli, bensi' insieme agli "stakholder" piu' impegnati nella crisi libica. Certo, alla riunione non hanno preso parte Turchia e Qatar, paesi che hanno una profonda influenza sulle dinamiche libiche legate ai Fratelli musulmani a Tripoli e Misurata.

Eppure la sensazione che filtra dalle fonti diplomatiche e' quella di uno "storico passo avanti" nel percorso di stabilizzazione della Libia. "Non e' utile cambiare il cavallo finche' non si e' attraversato il fiume", avrebbe detto Haftar a Sarraj. "E' una frase che ha un profondo valore politico: Haftar sta dicendo a Sarraj che non c'e' bisogno di cambiare il presidente prima di raggiungere l'obiettivo, ovvero le elezioni", precisano le fonti diplomatiche. 

Il nuovo piano di Salame' prevede anzitutto elezioni presidenziali nella primavera del 2019, dopo una Conferenza nazionale inclusiva "guidata dai libici" da tenersi "sul suolo libico" per definire "un chiaro cammino che permetta di uscire dall'attuale impasse". Un percorso che ricalca a grandi linee la strada indicata dal diplomatico libanese nel settembre del 2017, ma che prende atto di fatto del "fallimento" della Camera dei rappresentati di Tobruk, il parlamento che si riunisce nell'est del paese, nel garantire una cornice costituzionale alle elezioni che avrebbero dovuto tenersi il 10 dicembre, data utile emersa dalla Conferenza sulla Libia organizzata a Parigi lo scorso maggio. Il nuovo piano di azione di Salame' ha potuto dunque beneficiare subito di una "finestra di opportunita'" offerta dalla Conferenza di Palermo. Secondo il diplomatico dell'Onu, infatti, l'evento in Sicilia e' arrivato al momento giusto per fornire "supporto tangibile" al primo pilastro per costruire la stabilita' nel paese: la sicurezza.

La Conferenza organizzata dal governo italiano che ha visto in tal senso l'impegno presonale del Premier Conte, ha infatti generato un'occasione per gli Stati membri di offrire sostegno concreto nell'addestramento di forze di sicurezza professionali, affinche' i libici siano aiutati a voltare pagina rispetto alla loro dipendenza dai gruppi armati per la propria protezione. Il riferimento e' alle milizie protagoniste lo scorso settembre di violenti scontri a Tripoli, costati la vita a oltre 120 persone (inclusi 34 tra donne e bambini), e con cui l'inviato Onu ha negoziato un accordo di cessate il fuoco, seguito da un piano globale per la sicurezza di Tripoli.

Un'intesa basata su principi chiari e bilanciati per fare in modo che i gruppi armati che operano nella citta' smettano di intimidire o controllare le istituzioni e che, a lungo termine, Tripoli sia protetta da forze di polizia regolari e disciplinate. Il successo nella capitale appare cruciale non solo perche' ospita gran parte delle istituzioni governative e il 30 per cento della popolazione libica, ma anche perche' quello che funziona a Tripoli puo' essere un modello da replicare in altre citta' del paese. 

Da Palermo sono usciti risultati "pratici" anche sul piano dell'economia, secondo pilastro della stabilita' libica indicato da Salame'. L'obiettivo e' quello della creazione di un sistema di redistribuzione della ricchezza nazionale per dell'intera popolazione di sei milioni di libici.

Parlando alle Nazioni Unite lo scorso 8 novembre, il diplomatico libanese aveva chiarito come il conflitto libico sia in gran parte uno scontro per il controllo delle risorse dello Stato e che "fino a quando questo non sara' risolto, non ci sara' stabilita'". Salame' aveva spiegato come la Libia sia "un paese ricco" grazie a una produzione petrolifera che ha raggiunto "1,3 milioni di barili al giorno", con profitti per oltre 13 miliardi di dollari nella prima meta' dell'anno. Eppure "i libici sono sempre piu' poveri mentre i criminali che ricorrono alla violenza e al clientelismo rubano miliardi dalle casse nazionali". 

Il terzo e ultimo pilastro indicato da Salame' e' politico. A tal riguardo, l'inviato Onu ha accolto con favore il rimpasto di governo avvenuto il 7 ottobre a Tripoli, suggerendo nuovi cambiamenti in arrivo: "Le Nazioni Unite sosterranno ulteriori nomine che contribuiranno a fornire meglio servizi e sicurezza al popolo libico. L'attenzione di Unsmil rimane sulle politiche, non sui politici. Sul miglioramento delle istituzioni, non sulla promozione delle persone", aveva spiegato ancora Salame'. La nomina piu' importante decisa lo scorso 7 ottobre riguarda il ministero dell'Interno affidato a Fathi Bashagha, esponente di primo piano della citta'-Stato di Misurata.

Questa settimana, inoltre e' stata ufficializza la nomina da parte del governo di accordo nazionale libico di Abdullah al Dersi come nuovo capo dell'intelligence. Originario della Libia orientale, il nuovo responsabile dei servizi segreti libici era stato proposto per l'incarico nel 2015 dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk ed ha lavorato al ministero dell'Interno del governo "transitorio" non riconosciuto con sede a Bengasi. Dopo la sua nomina, Al Dersi ha dichiarato ad una emittente televisiva locale che lavorera' per unificare l'apparato di intelligence libico, una dichiarazione che suona come una prova di riconciliazione (o forse sarebbe meglio dire coesistenza) tra est e ovest.

Redazione Milano


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