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Max Parisi

TUTTE LE IPOTESI DI GOVERNO RUOTANO SULL'ASSE LEGA-M5S. SENZA DI LORO, NESSUN ESECUTIVO PUO' NASCERE E SI TORNA AL VOTO

martedì 27 marzo 2018

Il ruolo di Forza Italia, ammesso e non concesso ne avrà mai uno, le divergenze sul programma, l'incognita delle ripercussioni sull'elettorato: i nodi che si stagliano sul binario grillo-leghista che porta al governo sono diversi e ardui da superare ma non del tutto insormontabili. Anche perche', al momento, dalla coppia M5S-Lega il baricentro di un possibile governo, dai contorni ancora indefiniti, non si sposta.

E Matteo Salvini sembra il primo ad esserne consapevole aprendo, per la prima volta, al reddito di cittadinanza e ribadendo come l'essere alla guida di Palazzo Chigi sia un obiettivo, ma non una condizione irrinunciabile.

"Se il reddito di cittadinanza e' pagare gente per stare a casa dico di no, se e' uno strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi ne e' uscito, allora si'", spiega il leader della Lega ripetendo, di fatto, il messaggio politico che il M5S da' con uno dei suoi temi-bandiera.

Tema che sara' sfiorato nella risoluzione sul Def alla quale il Movimento sta lavorando. E il Documento sara' il primo test di una possibile convergenza tematica tanto che emerge l'ipotesi che la Lega evitera' di votare contro la risoluzione dei pentastellati e viceversa. L'M5S puntera' su un approccio espansivo, con focus su investimenti e welfare ma senza annunciare strappi sul tetto del 3% e mandando un messaggio rassicurante all'Ue.

L'intenzione del Movimento Cinque Stelle e' inserire nella risoluzione "ami" per tutti: dalla Lega al Pd. E anche per la guida delle commissioni speciali il M5S sembra aprire ad una presidenza di Francesco Boccia, in continuita' con la precedente legislatura (principio che poterebbe Barbara Lezzi alla guida della commissione speciale a Palazzo Madama).

Semre nella risoluzione M5s un passaggio sul reddito di cittadinanza ci sara', focalizzato soprattutto sui centri per l'impiego. E, su questo punto, la convergenza con la Lega sembra profilarsi. Certo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini dovranno smussare anche le numerose divergenze, a partire da quelle in merito all'espulsione dei diplomatici russi. Una misura che "aggrava i problemi" denuncia Salvini. Il Movimento, invece, temendo una strumentalizzazione evita qualsiasi commento ufficiale ma, informalmente, sottolinea l'opportunita' di aspettare la decisione dei giudici britannici sull'omicidio -se dovesse morire - della spia Sergej Skripal e osserva come non si possa prescindere dall'Ue facendosi in qualche modo carico delle preoccupazioni dei Paesi dell'Est europa rispetto alle politiche putiniane. Ma alla fine, queste divergenze con al Lega sono dettagli.

Al di la' dei temi ci sono, poi, i due grandi nodi politici. Il primo e' quello della premiership, sulla quale, se Di Maio non sembra avere alcuna intenzione di cedere, Salvini sottolinea: "Non e' me o la morte". Per Silvio Berlusconi il premier non puo' che essere Salvini e il veto di FI sull'ipotesi di Di Maio a Palazzo Chigi e' totale.

Dall'altra parte il M5S non ha alcuna intenzione di sedersi a un tavolo di governo con l'ex Cavaliere e per Di Maio il voto di fiducia ad un governo sostenuto anche da FI resta un problema di fronte ai suoi elettori. Per Salvini, infine, l'unita' del centrodestra e' al momento un punto tanto irrinunciabile che, le Regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia (22 e 29 aprile) potrebbero imporsi come sorta di deadline dopo cui chiudere l'accordo con il M5S sul governo.

Troppo importante, per Salvini, mantenere intatta la coalizione data per favorita - con un candidato leghista - a Trieste e dintorni. L'attesa, e la guerra di nervi che partira' con le consultazioni porteranno in qualche modo ad una soluzione: e non e' da escludere che, alla fine, il premier sia una terza persona, appoggiato innanzitutto da M5S e Lega.

Intanto, Mattarella silenziosamente lavora. 

Redazione Milano


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