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Max Parisi

BERLUSCONI NON PERDE IL VIZIO DELL'INCIUCIO E ''APRE'' A LARGHE INTESE, CIOE' UN GOVERNO COL PD (MA E' SENZA MAGGIORANZA)

venerdì 9 marzo 2018

Allarmato forse più dal calo del valore azionario di Mediaset in Borsa, oltre che dalla sua personale sconfitta all'interno della vittoria del Centrodestra (perchè oltre il boom della Lega c'è quello per nulla trascurabile di Fratelli d'Italia che è passato da 9 a  50 parlamentari) Silvio Berlusconi cerca ancora un ruolo di regista e ripunta sulle  "larghe intese" che sono l'esatto contrario degi accordi che hanno fatto nascere l'alleanza che ha raccolto più del 37% alle urne.

Berlusconi farà "tutto il possibile, con la collaborazione di tutti, per consentire all'Italia di uscire dallo stallo, di darsi un governo, di rimettersi in modo" scongiurando "una paralisi che porterebbe ineludibilmente a nuove elezioni".Lo scrive di suo pugno in una lettera inviata ai neoeletti, nella quale li convoca per mercoledì 14 marzo alle 15.30 per la prima riunione dopo il voto.

Il messaggio dell'ex Cav non è affatto rassicurante: anche quando parla di "leale collaborazione con i nostri alleati" non si lancia completamente in una dichiarazione 'fedeltà' a favore di Matteo Salvini. L'impegno "resta fermo a sostenere il candidato premier indicato dal maggiore partito della coalizione" scrive ma si devono, sottolinea " produrre le condizioni di una maggioranza e di un governo in grado di raccogliere un consenso adeguato in Parlamento per dare attuazione ai nostri impegni programmatici"

Detto in breve:  mentre in campagna elettorale il messaggio più vlte ribadito da Berlusconi era "senza maggioranza si torni a votare" oggi l'ex premier parla di urne anticipate come uno scenario totalmente da evitare.

Questo annuncio di voltafaccia si scontra non solo - ed è evidente - con la Lega e Matteo Salvini premier, ma anche con una componente per nulla marginale di Forza Italia , l'ala del partito nella quale brillano le figure politiche di Toti, Romani, Gelmini che invece vorrebbe convergere in un'unione ancora più salda con la Lega con leader Salvini.

"Il percorso del centrodestra è un sano percorso di unità per provare a fare un partito unico - ha detto Toti, governatore della Liguria, dopo aver pranzato con il leader della Lega a Portofino - Il centrodestra ha bisogno di un baricentro e ha bisogno di ritrovarlo dopo il successo che gli italiani gli hanno regalato".

Fumo negli occhi per Berlusconi, che dicono non abbia affatto gradito. La cosiddetta salvinizzazione di Forza Italia, preannunciata e condannata da Gianni Letta dopo l'approvazione del Rosatellum, Berlusconi la vuole stoppare sul nascere. L'identità del partito deve rimanere salva, anche al 14 per cento, è il ragionamento, oltre al fatto che, e ne è stata la riprova della flessione in borsa di Mediaset lunedì scorso, una ennesima situazione di instabilità dell'Italia, sempre in cerca di una governo, potrebbe far ripiombare tutte le aziende nel buio.

Insomma, l'interesse nazionale è importante, ma l'iteresse per Mediaset lo supera di molto.

Ora quindi l'attesa è per la direzione del Partito democratico di lunedì, per capire dove vuole andare davvero il Nazareno. In caso di chiusura al Movimento 5 Stelle, per scongiurare una possibile intesa tra grillini e Lega, Berlusconi potrebbe proporre un nome altro sempre leghista, come appunto Luca Zaia e Roberto Maroni, per la formazione di un governo stabile.

Ma questa ipotesi è stata duramente smentita da Luca Zaia in persona, e quanto a Maroni, dopo il gran rifiuto a ridosso delle elezioni, che ora la Lega accetti di vederlo a Palazzo Chigi al posto di Salvini è da escludere a priori.

Secondo fonti di Forza Italia, il dialogo con il reggente del Pd Maurizio Martina, fatto da parte Matteo Renzi, potrebbe essere più facile. Anche perché, malignano i ben informati, a Salvini non converrebbe fare un governo con i 5stelle essendo in minoranza. E su questo fronte d'alleanza col Pd  i pontieri di Forza Italia sarebbero già a lavoro. Per questo Forza Italia ragiona sull'eventualità di riconfermare fino alla formazione del nuovo esecutivo, gli stessi capigruppo della scorsa legislatura, Renato Brunetta e Paolo Romani, perché le consultazioni sono lunghe e complicate è vero, ma è anche vero che loro hanno già avuto a che fare con le dinamiche Pd.

Resta però che tutte queste manovre di Berlusconi sembrano non fare i conti con i numeri in Parlamento. Se la Lega dice no all'ammucchiata col Pd, a Berlusconi qualcuno dovrebbe spiegare che l'alleanza sarebbe unicamente tra Forza Italia e Pd, con Lega e Fratelli d'Italia che vorebbero contro, al voto di fiducia alle Camere, schiantando immediatamente l'inciucio.

Max Parisi


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