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Max Parisi

CRISI FINANZIARIA A BREVE (IN ITALIA) PER SVALUTARE L'EURO MA LA GERMANIA NON RIDE: 40% CON MENO DI 50 EURO IN BANCA

venerdì 8 settembre 2017

Dalla Germania è ripreso l’uso dell’artiglieria pesante contro Draghi ed il QE, ovvero l’acquisto di titoli (soprattutto di debito pubblico) da parte della BCE e della sua politica di tassi a zero. Ad intervenire a gamba tesa, oltre i soliti Schauble e il governatore della bundesbank, è stato anche l’AD di DeutscheBank, Cryan, che si è lamentato del fatto che le politiche di Draghi abbiano fatto crollare i guadagni delle banche.

Eppure, non si intravvedono i motivi per cui Draghi dovrebbe interrompere le proprie politiche monetarie, dato che gli obiettivi di inflazione e crescita del pil dell’eurozona sono lontani dall’essere raggiunti e che se venissero meno gli stimoli, molte nazioni tornerebbero immediatamente in recessione, dato che la loro timida crescita è basata sulle esportazioni e che una fine degli stimoli economici porterebbe l’euro a rafforzarsi sulle altre monete e quindi renderebbe più difficile vendere all’estero per tutti. Rivalutazione, per altro, già iniziata da tempo, in virtù delle politiche USA, dato che ora l’euro è a 1,20 sul dollaro.

Per tutti, tranne che per i tedeschi, per i quali l’euro rimane ancora ampiamente sottovalutato rispetto a quanto dovrebbe essere se avessero il vecchio marco. Un recente studio ha mostrato come il ritorno al marco tedesco darebbe alla Germania una moneta che rispetto la parità iniziale euro-marco varrebbe oggi almeno il 35% di più. E va ricordato che proprio facendo riferimento alla parità iniziale dell'euro sul mercato delle valute, il cambio con il dollaro Usa era stato fissato a 1,1667 ovvero meno di 3 centesimi rispetto quello attuale. Quindi, non siamo affatto in territori inesplorati, con il valore di cambio 1,20 di oggi.

Tuttavia, una rivalutazione dell’euro frena anche le esportazioni della Germania, e siccome non si può più depredare ulteriormente i lavoratori tedeschi, dei quali ben 7.500.000 vivono di minijob e sussidi statali ed il 40% della popolazione ha meno di 50€ in conto corrente, è necessario generare una nuova crisi dell’eurozona per mantenere basso il corso dell’euro e continuare ad accumulare enormi surplus di bilancia commerciale.

La via più semplice per mandare in crisi l’eurozona è proprio quella di far finire la politica monetaria “morbida” di Draghi: la fine del QE e della politica dei tassi a zero, farebbe immediatamente crescere i rendimenti dei titoli di stato dei paesi maggiormente indebitati, costringendoli, secondo i diktat della ue, a nuove manovre lacrime e sangue, che porterebbero a crolli dei consumi interni, del pil e quindi svalutazione dell’euro. Provate solo ad immaginare cosa significherebbe per l’Italia un aumento dell’1% del tasso di interesse con 900 miliardi di euro di debito pubblico in scadenza nei prossimi 5 anni.

Ulteriore vantaggio per la Germania di una crisi dell’eurozona, sarebbe quella di approfittare delle “privatizzazioni” dettate dall’austerità made in ue per fare shopping di imprese e banche nei paesi colpiti dalla crisi, Italia in primis, il cui tessuto industriale è ancora in grado di far concorrenza a quello teutonico.

Detto in parole molto semplici: una costante crisi dell’euro è strumento fondamentale ed imprescindibile per le politiche economiche della Germania, senza la quale il suo sistema basato sul concetto di “ruba al tuo vicino” di stampo mercantilistico, collasserebbe rapidamente.

L’economia tedesca, infatti, è basata su un vecchio concetto in voga tra il XVI ed il XVII secondo cui la potenza di una nazione sarebbe basata sulle esportazioni, a discapito dei consumi e del benessere interno dei cittadini. Un sistema che non ha basi né logiche, né scientifiche, dato che se tutte le nazioni adottassero il medesimo concetto, si arriverebbe al punto in cui nessuno esporterebbe più e la popolazione delle singole nazioni sarebbe ridotta alla fame. Come vedete, i tedeschi, dalla storia non riescono mai ad imparare nulla.

Lo scenario è chiaro e delineato ed è solo questione di tempo, perché accada: il qe è comunque destinato a finire. Se non piegheranno Draghi, accadrà una volta scaduto il suo mandato, quando verrà sostituito da un tedesco. Una classe politica degna di tal nome, inizierebbe da subito manovre di sganciamento dall’euro e dalla ue, prima che sia troppo tardi.

Luca Campolongo

Fonti:

https://scenarieconomici.it/leu-cadra-con-la-rivalutazione-delleuro-e-del-petrolio-per-sopravvivere-berlino-dovra-svalutare-la-moneta-unica-ossia-mantenere-i-periferici-in-crisi-costante-con-collasso-a-term/

https://www.investireoggi.it/economia/board-bce-oggi-parla-draghi-la-germania-chiede-rialzo-tassi-stop-stimoli/?refresh_ce

http://vocidallestero.it/2017/09/03/cnbc-i-paesi-delleurozona-potrebbero-essere-in-pericolo-se-leuro-continuera-a-salire/

https://scenarieconomici.it/il-qe-finira-ma-quando-le-incertezze-di-draghi/


CRISI FINANZIARIA A BREVE (IN ITALIA) PER SVALUTARE L'EURO MA LA GERMANIA NON RIDE: 40% CON MENO DI 50 EURO IN BANCA


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