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Max Parisi

DAL 2018 AL 2022 PIU' DI 900 MILIARDI DI TITOLI DI STATO DA RIFINANZIARE. IMPOSSIBILE RIMBORSARLI: LE CASSE SONO VUOTE

giovedì 3 agosto 2017

Secondo un’inchiesta di Unimpresa, nella prossima legislatura: 2018-2022, andranno a scadenza 900.143.000.000 di euro di debito pubblico, mettendo a serio rischio la stabilità ed il futuro del nostro paese, soprattutto se dovesse passare la norma fortemente voluta dalla Germania di porre un limite alle banche ed alle compagnie di assicurazioni al possesso di titoli di stato di un paese.

Infatti il debito pubblico nazionale è, al momento, detenuto solo per il 26% da investitori esteri, mentre il 65% è in mano ad italiani ed in particolare: 20% banche, 17 compagnie di assicurazione, 11% bankitalia, 6% famiglie italiane, 3% fondi comuni, 8% altri italiani, 9% Bce. 

Se passasse il diktat tedesco, il debito pubblico che dovrebbe andare a rinnovo finirebbe per la quasi totalità sotto lo scacco della speculazione internazionale (tedesca in primis per il tramite del suo braccio armato deutsche bank), che potrebbe chiedere tassi elevati in cambio della sottoscrizione, portando il paese alla bancarotta.

Facciamo notare che grazie al “salvatore della patria” monti ed ai successivi governi letta-renzi-gentiloni, il debito pubblico ha raggiunto il 132,6% del pil rispetto al 119% di fine 2011. Quello che deve far riflettere è che l’1% di interessi in più o in meno pagati su 900 miliardi di debito pubblico sono una cifra spaventosa. Non è un caso che in 20 anni si siano pagati ben 1.700 miliardi di euro di interessi e che il nostro debito continui a crescere non perché lo stato spende più di quanto incassi, dato che il saldo primario è ampiamente in attivo, ma solo per la necessità di pagare forti interessi sul totale del debito.

Questo è il frutto di due scelte scellerate: la prima risale a due dei peggiori individui che la storia patria abbia mai incontrato: ciampi-andreatta, che imposero alla banca d’italia di non sottoscrivere più il debito pubblico invenduto alle aste, facendo sì che gli speculatori potessero fare il bello ed il cattivo tempo in termini di tasso d’interesse nel nome del “mercato” e poi la successiva adesione all’euro, che ha privato di qualsiasi controllo lo stato sulla moneta.

Far sì che la banca centrale non sia più prestatore di ultima istanza è una follia pura, che solo dei fanatici idioti del “libero mercato” potevano propugnare. Anche perché, diciamoci la verità, quella del libero mercato è una colossale balla che serve solo a giustificare gli interessi dei pochi (gli speculatori) ai danni di molti (il popolo). Che il libero mercato non funzioni lo dimostrano gli scandali quotidiani di aziende e banche che frodano i consumatori, materia nella quale le aziende tedesche sono delle vere campionesse.

Poter usare la spesa pubblica come strumento di gestione economica volta allo sviluppo funziona ed è dimostrato dal fatto che il Giappone ha un rapporto debito pil al 236% ed una disoccupazione al 2,8% . Perché nessuno si preoccupa della bancarotta del Giappone? Semplicemente perché è la banca centrale a stampare moneta in cambio di un debito pubblico “virtuale”, in quanto per stessa ammissione del governatore della banca centrale giapponese, se volesse, potrebbe azzerare tale voce con un semplice click della tastiera. Ed alle solite cassandre che parlano di iperinflazione di tipo venezuelano, diciamo che nel paese del sol levante, il tasso di inflazione giugno 2016-giugno 2017 è stato dello 0,30%.

Sono passati i tempi in cui la moneta era “pagabile a vista del portatore” ovvero in cui la banca centrale era obbligata a consegnare a qualsiasi cittadino una quantità di oro pari alle banconote che avesse presentato ai suoi sportelli. Fu il presidente Nixon a porre fine al gold standard, e da allora le banconote sono uno semplice strumento di scambio fiduciario. Secondo voi, i 60 miliardi mensili che la bce “stampa” per il famoso quantitative easing, da dove si generano? Esatto: da un click sulla tastiera, senza nient’altro sotto. Nessuna garnzia, carta, solo carta moneta e neppure quella: file telematici della Bce.

Quello che vogliamo farvi capire è che il nostro paese è ad un bivio: o morire di austerità per ingrassare pochi e squallidi speculatori, o prendere il destino in mano, uscendo dall’euro e facendo tornare la propria banca centrale prestatrice di ultima istanza. Il momento è quanto mai opportuno, dato che la maggioranza di debito pubblico nostrano è ancora in mano alle istituzioni italiane.

Riportiamo le parole di Michele Crudelini “Una Banca Centrale che fa il suo mestiere. Così può essere definito il principale istituto di credito nipponico di proprietà pubblica. Perché? La risposta starebbe proprio nella natura pubblica dell’istituto e nel suo legame imprescindibile con il Tesoro giapponese. La principale banca di Tokyo ha infatti la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato. Dunque quando quest’ultimo emette i titoli, quelli che noi conosciamo come Bot, la Banca nipponica si riserva la facoltà di acquistarne in maniera illimitata, finanziando così la spesa pubblica dello Stato. In pratica è come se il Giappone si indebitasse con se stesso. Si aggiunga inoltre che la maggior parte dei titoli di Stato nipponici è detenuta da investitori domestici, fattore che ostacolo la volatilità dei tassi d’interesse e favorisce una sicurezza delle aspettative sul futuro economico del Paese.”

Quello che serve al nostro paese è una classe politica che non sia serva dei poteri d’oltralpe, tedesco in primis, e che abbia voglia ridare dignità, orgoglio e futuro alla nostra nazione. Un governo nazionalista. Le prossime elezioni saranno fondamentali e non ci saranno alibi per i cittadini.

Luca Campolongo

Fonti

http://www.wallstreetitalia.com/debito-pubblico-in-2017-annus-horribilis-e-in-20-anni-pagati-1-700-miliardi-euro/

https://www.istat.it/it/files/2011/07/dossier2.pdf

http://www.ilgiornale.it/news/economia/giappone-banca-centrale-d-lezione-alleuropa-1341901.html

http://finanza.lastampa.it/News/2017/03/31/giappone-scende-a-sorpresa-il-tasso-disoccupazione-di-febbraio/OTdfMjAxNy0wMy0zMV9UTEI

http://www.unimpresa.it/debito-pubblico-unimpresa-900-miliardi-da-rinnovare-in-prossima-legislatura/15280

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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