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Max Parisi

LA GUERRA DI TRUMP ALLA GLOBALIZZAZIONE SELVAGGIA E' INIZIATA CON L'INTRODUZIONE DI DAZI A DIFESA DELLE PRODUZIONI USA

sabato 1 aprile 2017

WASHINGTON - L'America si è stufata: basta sopportare importazioni da Paesi nei quali il costo del lavoro è prossimo allo zero perchè i lavoratori sono praticamente degli schiavi e le condizioni sociali di vita sono da incubo. Se questo orrore si chiama globalizzazione, allora è scattata l'offensiva degli Stati Uniti per abbatterla.

"Siamo in guerra". Una guerra commerciale senza esclusione di colpi che l'America dichiara non solo all'Europa, introducendo i 'superdazi', ma prim di tutto alla Cina, al Messico, alla Corea del Sud. Le parole del ministro del Commercio Wilbur Ross pronuciate ieri sono dure, e hanno anticipato di poche ore l'offensiva senza precedenti lanciata da Donald Trump, con la firma di due decreti esecutivi che intendono porre fine a quelli che il presidente americano definisce "abusi" perpetrati nei confronti degli Usa.

I 500 miliardi di dollari di deficit commerciale statunitense - di cui oltre 340 miliardi con la Cina - sarebbero proprio il risultato di questa debolezza nei confronti delle altre potenze esportatrici, che Trump attribuisce alle politiche di libero scambio dei suoi predecessori, in primis Barack Obama.

Politiche che penalizzano le imprese e i posti di lavoro americani, che vengono distrutti da nazioni dove le condizioni del lavoro sono schiaviste e quindi prezzo delle merci prodotte è infinitamente più basso.

Trump ha ripetuto questo concetto molte volte durante la campagna elettorale, e ora ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Di tradurre in azioni concrete quella promessa di nazionalismo economico, di protezionismo sintetizzata nello slogan 'America First'. "Gli Stati Uniti non si inchineranno piu' al resto del mondo sul fronte del commercio", ha affermato il 'superfalco' Ross, scelto da Trump proprio per la sua linea dura soprattutto nei confronti della Cina. E fautore della costruzione di 'muri' fatti di dazi e tariffe per proteggere il 'made in Usa'.

"Siamo da anni in una guerra commerciale - ha spiegato Ross - ma adesso la differenza e' che le nostre truppe alzeranno i bastioni. Perche' gli Usa non si ritrovano in deficit commerciale per caso. E la Cina, senza il suo enorme surplus commerciale, non sarebbe mai potuta crescere ai tassi con cui e' cresciuta la sua economia". Affermazioni pesanti a pochi giorni dalla visita negli Usa del leader di Pechino Xi Jinping, per il suo primo incontro con Donald Trump. Un faccia a faccia che si svolgera' in Florida e che si preannuncia non meno teso di quello avuto pochi giorni fa alla Casa Bianca con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Lo stesso Trump in un tweet non nasconde come l'appuntamento della prossima settimana con Xi "sara' molto difficile": "Perche' non possiamo avere un massiccio deficit commerciale e una perdita di posti di lavoro", ha spiegato Trump. E la decisione di varare la stretta poco prima la visita del presidente cinese non e' casuale. Il primo decreto prevede un'indagine su larga scala per individuare le cause del deficit commerciale Usa e ogni forma di abuso e di pratica non reciproca. Entro 90 giorni e' atteso sulla scrivania dello Studio Ovale un rapporto che inquadri la situazione paese per paese, prodotto per prodotto.

Il secondo provvedimento prevede una stretta sul fronte delle misure antidumping per combattere la concorrenza sleale e colpire i governi stranieri che sostengono con sussidi i propri prodotti, cosi' che questi possano essere venduti in America ad un costo piu' basso. Intanto in Europa cresce la preoccupazione per la politica commerciale di Trump e la minaccia di imporre 'tariffe punitive' su alcuni prodotti-simbolo dei Paesi Ue, comprese alcune icone del 'made in Italy' come la Vespa.

"Una guerra commerciale non farebbe bene a nessuno", ammonisce il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, che definisce "pericoloso" uno scontro tra Ue e Usa, che detto da chi è un estimatore delle "meraviglie portate dall'euro in Italia" con povertà, crollo dei prezzi, disoccupazione di massa e recessione e dei "grandi benefici per l'Italia" arrivati dall'appartenere alla sciagurata Ue, suona davvero grottesco .

Per il premier Gentiloni, e' piu' che mai necessario aprire di piu' le economie: "Bisogna scommettere ancora sul libero mercato e la liberta' di commercio, il piu' grande motore economico della storia", ha affermato ieri probabilmente ignaro degli effetti devastanti dell'import senza dazi di olio, frutta, perfino carne che hanno distrutto settori che erano fiorentissimi, dell'economia italiana. 

Redazione Milano


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