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Max Parisi

''IL NORD E' SULL'ORLO DEL BARATRO ECONOMICO'' (L'HA DETTO IL NORD.IT? NO, L'HA DETTO SQUINZI, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA)

giovedì 23 maggio 2013

ROMA - "Non posso non cominciare questo saluto, ricordando che oggi ricordiamo tutte le vittime della mafia. E' il giorno in cui Giovanni Falcone, 21 anni fa, ed è un giorno in cui non stancamente ognuno di noi deve mettere tutta la determinazione perché la lotta alle mafie deve essere la nostra principale azione". Aprendo i lavori dell'assemblea annuale di Confindustria, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha voluto ricordare la strage di Capaci. Poi ha affrontato i problemi economici del Paese. 

''Siamo dalla stessa parte'', ha detto Letta, sottolineando l'impegno del governo per la ripresa economica. "Il compito è difficile - ha proseguito - sento tante aspettative, forse troppe. Non so se ce la faremo, ma so per certo che la metteremo tutta".''La politica - ha detto ancora- ha capito la lezione, seppur tardi, che deve essere la prima a dare l'esempio se chiede sacrifici. Molte imprese vivono uno stato di oppressione fiscale''. Sulla disoccupazione: "Dobbiamo tutti avere presente - ha detto Letta - che la sfida del lavoro noi italiani ce l'abbiamo dentro la dimensione europea".  Con il premier erano presenti all'assemblea anche sei ministri: Saccomanni, Alfano, Mauro, Zanonato, Quagliariello e Giovannini. In prima fila anche i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. 

SQUINZI: "OBIETTIVO DEVE ESSERE LA CRESCITA". "Siamo sull'orlo del baratro - ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi -, l'obiettivo deve essere uno solo: tornare a crescere". "Per tornare a produrre più benessere - ha sottolineato - l'Italia deve fare leva sulla sua risorsa più importante: la vocazione industriale in tutte le sue declinazioni". La mancanza del lavoro, ha proseguito "è la madre di ogni male sociale". Il mercato del lavoro secondo gli industriali va corretto: "è troppo vischioso e inefficiente. Occorre garantire più flessibilità in ingresso e nell'età del pensionamento, per favorire il ricambio generazionale. Su questi temi gli aggiustamenti sono inutili, in qualche caso dannosi". 

"FISCO PUNITIVO PER IMPRESE E LAVORATORI". L'Italia, ha lamentato Squinzi, ha "un fisco punitivo e di intensità unica al mondo". Un fisco che colpisce "imprese e lavoratori" e che "scoraggia gli investimenti e la crescita". Il presidente degli industriali ha quindi chiesto di riequilibrare il peso fiscale incoraggiando il governo a riprendere la Delega fiscale. "Il fisco italiano - ha insistito - sembra dire agli imprenditori che crescere non conviene, perché al crescere delle dimensioni aumentano oneri amministrativi, fiscali e previdenziali". Il numero uno di Confindustria ha poi ricordato le "promesse" di alleggerimento del carico fiscale che, per anni, si sono susseguite senza essere mantenute. Ma pur conoscendo la "situazione dei conti pubblici" e sapendo che "non ci sono spazi per grandi interventi", Squinzi ha sottolineato che "molte cose si possono comunque fare. Il peso fiscale può essere riequilibrato e non deve essere usato contro chi produce: imprese e lavoratori". Il leader degli industriali ha ribadito l'apprezzamento per l'impegno che il governo ha assunto con il decreto sull'Imu e sulla cig, ma le risorse per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga "andavano reperite altrove". 

DEBITI PA. "SENZA I 40 MLD, RAPPORTO CON GOVERNO COMPROMESSO". I 40 miliardi di debiti che lo Stato si è impegnato a pagare alle imprese sono "una vera e propria manovra finanziaria inattesa e che molti davano per persa - ha denunciato Squinzi -. Non ce l'abbiamo ancora fatta. Non è perfetta. Infatti siamo impegnati per migliorarla". Da viale dell'Astronomia un'avvertenza: "Se per qualche ragione il nostro credito venisse usato per altri fini, chi ci governa sappia che il rapporto con gli imprenditori sarà compromesso irreparabilmente".  (Ansa)


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