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Max Parisi

SINDACATO POLIZIA A SAVIANO: SUE CONSIDERAZIONI SUL SUICIDIO DI LAVAGNA RASENTANO IL CRIMINALE E RISULTANO DIFFAMATORIE

mercoledì 15 febbraio 2017

“La decisa presa di posizione di Saviano in favore della legalizzazione della droga, nonostante la sua schizofrenica parte recitata di quello che si batte contro il traffico di stupefacenti, è cosa ben nota e non ci sorprende più. Abbiamo già più volte letto e contestato anche le deboli motivazioni formali su cui lui la basa. Ma certamente sconcerta, adesso, il suo intervento tutto politico in cui si spinge a strumentalizzare addirittura morti e suicidi per promuoverla. Secondo l’erudita analisi di Saviano il giovane di Lavagna si è ucciso a causa del fatto di essere stato trovato in possesso di droga, non è giusto, allora legalizziamola! Purtroppo ci sono ragazzi che si suicidano per tanti altri motivi. C’è chi si uccide a causa dei brutti voti, allora meglio abolire la scuola. C’è chi si uccide a causa di cose che accadono in Rete e lo coinvolgono, allora meglio abolire Internet. E potremmo continuare a lungo. Un delirio".

E’ il duro attacco di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia, sull’intervento di Roberto Saviano a proposito del suicidio del giovane di Lavagna, trovato dalla guardia di finanza con droga addosso e a casa. "Per non dire - continua Maccari - del subdolo riferimento alla ‘colpa’ che le forze dell’ordine avrebbero avuto in questo drammatico suicidio per aver perquisito un giovane che deteneva droga come previsto dalla legge, invece che dedicarsi a stroncare traffici di stupefacenti e piazze di spaccio. Considerazioni che rasentano il criminale e risultano diffamatorie". 

"La celebrità - attacca il segretario generale del Coisp - sta dando pesantemente alla testa a una persona che dovrebbe tentare di ritornare alla realtà, smettendola di fare il guru sotto la luce dei riflettori dove si crogiola al sicuro blindato dalla sua scorta, (garantita da quegli sconsiderati delle forze di polizia) ritrovando un briciolo di senso di responsabilità”. “Le deliranti, offensive e soprattutto infondate parole di Saviano si commentano da sé - tuona Maccari -. Il giovane di Lavagna non l’hanno spinto al suicidio gli uomini della guardia di finanza che hanno fatto il loro lavoro nel rispetto assoluto di quella legge che sembra contare tanto poco per il nostro scrittore rivoluzionario, e non certo perché è comodo perseguire i singoli che violano le norme". 

"Il giovane di Lavagna - continua il segretario generale del Coisp - non l’hanno spinto al suicidio tutte quelle persone o le leggi di uno Stato che giustamente reputano lesivo, dannoso e quindi non ammesso l’uso e soprattutto lo smercio di sostanze che distruggono la salute. E non passa inosservato che i soliti fiumi di parole confusi nelle consuete analisi sociologiche di Saviano si fermino sempre a lambire questioni che vanno ben più nel profondo del tessuto sociale, scolastico, familiare, culturale e, perché no, anche politico. Ma dare giudizi sommari che tanto contesta agli altri in realtà riesce molto facile a Saviano. Facile, comodo, frutto quanto mai di incompetenza e calcolo. Esattamente ciò che il genio dell’analisi della criminalità contesta alle forze dell’ordine e allo Stato". 

"Saviano invece di insistere con tali becere corbellerie - attacca Maccari - si dedichi al suo lavoro, che è e resta scrivere libri. Mentre noi ci dedichiamo al nostro che è combattere su tutti i fronti l’illegalità, anche e soprattutto sul fronte della lotta in tema di droga cui dedichiamo giorni e notti insonni lontano dalle telecamere e dai cachet milionari, anche se questo può voler dire a volte lavoro di mesi o anni che va a vuoto mai per nostra responsabilità, ma piuttosto per altre componenti di un sistema che partendo anche dalle apparentemente innocue valutazioni di Saviano in tema di legalizzazione, alla fine per principio tutto finisce per tollerare, per ammorbidire, per annacquare”.

Redazione Milano


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