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Max Parisi

PER LES ECHOS POTREBBE ARRIVARE PRESTO L'ITALEXIT MENTRE NEL REGNO UNITO COL BREXIT 387.000 NUOVI POSTI DI LAVORO

martedì 17 gennaio 2017

Dopo la Brexit, potrebbe arrivare presto una Italexit, ovvero l'uscita dell'Italia dalla Ue, questioen che si riaffaccia regolarmente sulle prime pagine dei giornali europei: lo scrive il quotidiano economico francese "Les Echos", ricordando i recenti commenti dopo la caduta di Matteo Renzi ed il salvataggio con la nazionalizzazione da parte dello Stato italiano del Monte dei Paschi di Siena e citando ora anche l'affermazione del presidente dell'Istituto economico tedesco (Ifo), Clemens Fuest. Secondo il quale, "il livello di vita in Italia non e' migliorato dall'anno 2000 e se le cose non cambiano gli italiani finiranno per dire d non volerne piu' sapere della zona euro".

Nel suo commento a dir la verita' Clemens di preoccupa soprattutto di raccomandare al Parlamento tedesco di non dare la propria approvazione ad un eventuale "piano europeo di aiuti finanziari all'Italia", semmai il caso si presentasse: e per il momento il governo Gentiloni, benche' scosso dalla crisi del settore bancario, non sta affatto chiedendo il soccorso dell'Europa, come aveva fatto Atene. Ani, ha stanziato 20 miliardi di euro per il salvataggio delle banche pericolanti, Mps inclusa.

Ma e' pur vero che aldila' delle Alpi - scriveva Les Echos qualche giorno fa -  l'idea di un'uscita dall'euro, sostenuta in particolare dal movimento populista 5 Stelle di Beppe Grillo ma anche dalla Lega di Salvini e dal partito Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni guadagna ogni giorno consensi man mano che la debole economia italiana intacca il reddito delle famiglie.

Da un punto di vista macro-economico, lo scenario di una "Exitaly" poggia su una serie di dati che inducono alla stessa conclusione: in seno alla zona euro, l'economia italiana sconta un persistente problema di competitivita', un handicap cronico che si aggiunge alla disoccupazione dei giovani ed alla crisi della natalita', due altri mali di cui il paese soffre da molto tempo. Non sorprende quindi, conclude su Les Echos l'analisi firmata da Jean-Michel Gradt, che secondo l'ultima pubblicazione dell'Eurobarometro ben il 42 per cento degli italiani (contro ad esempio solo il 27 per cento dei francesi) ritenga che il loro paese sarebbe meglio attrezzato ad affrontare il futuro se uscisse non soltanto dall'eurozona ma addirittura dall'Unione Europea, contro un 35% che è ancora a favore di entrambe e un rimanente 23% di indecisi che però non stanno nè dalla parte della Ue nè da quella della Bce.

Non bastasse tutto ciò, è di oggi la notizia di Theresa May che ha rotto gli indugi annunciando una Brexit "dura" con l'abbandono della Ue anche senza accordi, con l'uscita dalla Corte di giustizia Ue - non più riconosciuta - e con la fine dell'unione doganale e della libera circolazione dei cittadini Ue in Gran Bretagna.

A proposito di fine dell'unione doganale, che sta a significare la fine del libero transito delle merci da per la Ue rispetto la Gran Bretagna, arriva a rafforzare l'idea dell'Italexit uno studio sugli effetti economici del ritorno ai dazi e alle dogane.

Il gruppo di pressione Change Britain, riferisce il quotidiano britannico The Telegraph, lancia la campagna per l'uscita del Regno Unito dall'unione doganale europea, sostenendo che cio' renderebbe il paese un punto di riferimento globale per il libero scambio e porterebbe alla creazione di quasi 400 mila nuovi posti di lavoro.

L'organizzazione, fondata da Digby Jones, membro della Camera dei Lord ed ex direttore generale della Confederation of British Industry, la confederazione degli industriali, ha il sostegno di Brexiter di spicco, tra i quali l'ex segretario alla Giustizia Michael Gove.

L'appartenenza all'unione doganale consente ai membri di scambiare merci liberamente ma li obbliga a importare dall'esterno alle stesse tariffe e impedisce loro di concludere accordi separati. Utilizzando proprio le stime della Commissione europea su potenziali accordi con paesi come l'India, la Cina, il Giappone e il Canada, l'analisi di Change Britain conclude che la Gran Bretagna, firmando come vuole fare il governo May accordi con otto paesi, potrebbe ottenere esportazioni extra per venti miliardi di sterline e creare 387.580 posti di lavoro nelle industrie manifatturiere e dei servizi.

Lord Jones of Birmingham ha cosi' commentato: "Il Regno Unito ha una grande storia commerciale. Pertanto non sorprende che diverse grandi economie abbiano gia' espresso interesse nella conclusione di un accordo con noi. L'unico modo in cui possiamo trarre il massimo vantaggio da queste opportunita' e' lasciare l'unione doganale dell'Ue e riprendere il controllo della nostra politica commerciale. Cio' creera' centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro in una serie di settori. Possiamo occupare il nostro posto di campioni globali del libero scambio".

E proprio oggi, Donald Trump ha annunciato che appena entrerà alla Casa Bianca, e cioè venerdi 20 gennaio, concluderà rapidamente l'accordo con la Gran Bretagan in tal senso.

Quindi, se l'Italia in un prossimo futuro, magari dopo le elezioni vittoriose dei partiti nazionalisti, facesse altrettanto...

Redazione Milano


PER LES ECHOS POTREBBE ARRIVARE PRESTO L'ITALEXIT MENTRE NEL REGNO UNITO COL BREXIT 387.000 NUOVI POSTI DI LAVORO


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