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Max Parisi

RADIOGRAFIA DELLE BANCHE ITALIANE: ALCUNE MALATE TERMINALI, ALTRE IN CONDIZIONI GRAVI, NESSUNA IN SALUTE (LEGGERE)

lunedì 16 gennaio 2017

L'epicentro della catastrofe delle banche italiane resta sempre Siena, dove l'intervento dello Stato, seppure ha arrestato lo spettro del bail, in e' peraltro ancora da svolgersi, ma le situazioni critiche o comunque con problemi mpolto seri nel sistema bancario italiano sono molteplici.

Se nel 2016 la crisi di fiducia e un'economia stentata - per colpa delle assurde per non dire demenziali imposizioni di politica economica della Ue all'Italia - hanno cancellato di fatto la ripresa, per il 2017 lo scenario di sicuro non cambia, anzi potrebbe perfino peggiorare, visto anche uno scenario di tassi di interesse in ripresa che aumenterebbe la già insostenibile mole dei debiti e delle insolvenze.

I 20 miliardi di euro potenziali di 'ombrello pubblico' aperto dal governo Gentiloni dovrebbero essere usati solo per il Monte dei Paschi di Siena ma sono a disposizione anche per eventuali altre situazioni, tuttavia la situazione è a dir poco allarmante. 

Mps con le spalle coperte dal denaro pubblico dovra' procedere alla ricapitalizzazione precauzionale da 8,8 miliardi di euro, dopo il fallimento dell'operazione di mercato, il gruppo procedera' all'emissione di strumenti obbligazionari con garanzia statale. Si parla di 1,5-2 miliardi da deliberare gia' la prossima settimana su un totale di 15 miliardi potenziali.

Anche attraverso il meccanismo di rimborso gli obbligazionisti, Mps conta di frenare la pesante perdita di liquidita' dai depositi vista negli ultimi mesi, nei quali sono letteralmente scappati dalla banca migliaia di correntisti per la paura di perdere i  loro depositi.

In ogni caso, lo stato azionista di maggioranza di Mps nominera' un nuovo cda e vertici che avranno l'arduo compito di far tornare i conti in nero di una banca nei marosi da molto tempo, sia cedendo le sofferenze (sfumata oramai l'opzione Atlante) che ripensando il business ordinario, incentrato peraltro esclusivamente in Italia, dove la crisi perdura e l'economia è in ginocchio. Il piano andra' comunque discusso con Bce e Commissione Ue.

Passiamo ora a Unicredit. Il gruppo, finito sotto pressione in estate, dopo aver ceduto Bank Pekao e il fondo Pioneer, conta di portare a termine entro marzo il maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro grazie al quale potra' mantenere i livelli patrimoniali e cedere gradualmente le proprie sofferenze. Il piano del nuovo ad Mustier prevede anche un ripensamento del proprio modello che consenta di riportare il gruppo alla redditivita' e ai primi posti in Europa. Ma è tutto da verificare, il fatto che i mercati internazionali davvero forniranno 13 miliardi di euro in contanti ad Unicredit per coprire l'aumento di capitale. Diciamo internazionali, perchè in Italia finanzieri o industriali che abbiano anche fosse una frazione di tale gigantesca somma da investire in Unicredit non ce ne sono.

E ora è la volta delle banche Popolari Venete. Anche qui il progetto dell'ad Fabrizio Viola prevede tempi rapidi per Popolare Vicenza e Veneto Banca. Ristorati in parte i vecchi soci (che anno comunque perso quasi il 90% dell'investimento effettuato!)  anche per frenare l'emorragia costante di raccolta e clienti, il nuovo piano, che prevede le fusione delle due banche, arrivera' entro gennaio. L'idea e' di ricorrere al mercato per l'aumento di capitale da 2 miliardi e cedere 3,6 miliardi di sofferenze ad Atlante. Cosi' ripulite e rimesse in carreggiata le due banche andranno poi cedute. Probabilità di successo di questo progetto? Provate a indovinare...

Adesso Carige. La banca genovese ha ora un socio privato di riferimento, l'imprenditore Malacalza, ma e' impegnata da mesi in uno scontro serrato con la Bce sulle modalita' e i tempi di cessione delle sofferenze pari a circa 3,4 miliardi. Dopo diversi botta e risposta, Francoforte ha imposto la presentazione di un nuovo piano industriale entro fine febbraio per la cessione dei crediti e il mantenimento degli indici di capitale. Tradotto in parole povere: mancano all'appello almeno 2,5 miliardi per "coprire" i crediti marci e almeno un altro miliardo per riportare il capitale della Carige a livelli accettabili. Si troveranno tutti questi soldi nei famosi "mercati"? Neanche per idea. Lo stato dovrà intervenire oppure bail in di Carige.

E ora le "famose" Good  Bank create artificialmente dopo i fallimenti di Etruria & sorelle tutte con amministratori di area Pd. A poco piu' di un anno dalla loro risoluzione le tre (Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti) sono finite a Ubi che l'ha rilevate per un euro (avete capito bene, il prezzo di un caffè) con l'aiuto del fondo di risoluzione il quale, prima della cessione, le ricapitalizzera' per 450 milioni e cedera' 2,2 miliardi di sofferenze. Condizioni vantaggiose riconosciute dalla Borsa che ha premiato molto il titolo Ubi la quale Ubi dovrà "solo" fare un aumento di capitale di 400 milioni, manco fossero bruscolini.

E non è finita, per Ubi, anzi è solo l'inizio: Ubi dovra' poi rilanciare i tre istituti e realizzare importanti tagli. Nelle Marche - per esempio - c'e' forte sovrapposizione di filiali e strutture tra Ubi e la "nuova" Carimarche. Invece per la quarta, la Carife, ci sarebbe l'interesse della Bper. Avete letto bene: ci sarebbe... E se non si concretizzasse? Dovrà entrare un'altra volta lo stato.

In ultimo, le BCC. Entro gennaio, come richiesto dalla vigilanza della Banca d'Italia, i due soggetti candidati a costituire i gruppi previsti dalla riforma dovranno mostrare le proprie carte dopo il fallimento delle trattative per un gruppo unico. Iccrea Holding ha gia' i requisiti. Si vedra' se sara' altrettanto per i trentini di Cassa Centrale che hanno comunque visto incrementare di molto le adesioni, l'ultima per importanza quella di Chianti Banca. Resta il fatto, però, che il circuito delle banche cooperative è molto opaco, e diverse tra queste sono in pessime condizioni finanziarie. Non è sbagliato pensare che anche qua lo stato dovrà iniettare parecchi milioni di euro.

Bene, anzi, malissimo. Nella migliore delle ipotesi, i 20 miliardi di euro resi disponibili dal governo Gentiloni per nazionalizzare Mps basteranno appena per questa banca e ne serviranno come minimo altri 7-10 per salvare le altre pericolanti suddette.

Nella peggiore delle ipotesi, ad Mps serviranno circa 35 miliardi di euro e a tutto il rimanente sistema bancario italiano almeno altrettanti. Settanta miliardi di euro non sarebbe - per quanto grande - una montagna di denaro impossibile da mattere assieme, per lo stato italiano.

Il punto è un altro: la Ue categoricamente NON vuole. E la Germania ringhia. Che farà il governo Gentiloni? La questione in un modo o nell'altro troverà una soluzione entro fine marzo. Ogni cittadino italiano scoprirà quale sarà. Semlicemente tenendo d'occhio il saldo del proprio conto corrente...

Redazione Milano



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