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Max Parisi

CLAMOROSO: ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BULGARIA E MOLDOVA VINCONO CANDIDATI NO-UE. EST EUROPA TORNA CON LA RUSSIA DI PUTIN

lunedì 14 novembre 2016

Un'inversione secca, a "U". E' l'inversione di rotta decretata dalle elezioni presidenziali in Bulgaria e Moldova, svoltesi contemporaneamente, nelle quali i candidati filo-Ue hanno subito una pesante batosta, in favore dei neo-eletti presidenti Rumen Radev e Igor Dodon, che hanno fatto della loro voglia di riallacciare le relazioni con Mosca il cavallo di battaglia.

E anche se in entrambi i Paesi il ruolo di capo di stato è più che altro simbolico, benchè non manchino ruoli operativi molto importanti come decretare la fine di un governo, lo scossone politico alla Ue è fortissimo. In Bulgaria, dove il presidente è comandante in capo delle forze armate che fanno parte della Nato, le posizioni del neo-eletto Radev, militare di carriera, hanno catturato il voto di protesta, quello dei socialisti per cui era candidato, ma anche di molti elettori di partiti che hanno appoggiato il governo del premier Boiko Borisov.

Il capo dell'esecutivo, intanto, dopo la netta vittoria dell'ex capo dell'aeronautica militare (59,35%) ai danni della presidente del Parlamento Tsetska Tsatcheva, ha deciso di dimettersi, avviando un periodo che potrà concludersi soltanto con le nuove elezioni anticipate in primavera, dove è praticamente certo che i partiti filo-Ue prenderanno la legnata definitiva.

In Moldova quasi lo stesso copione, addirittura con risvolti geopolitici più marcati. Il candidato filorusso Dodon ha ottenuto il 55,3% dei voti, mentre la candidata pro-europea Maia Sandu il 44,7%. Una netta presa di posizione dell'elettorato moldavo sulla politica estera futura del Paese. La Moldova ha firmato l'accordo di associazione con Bruxelles, ma lo stallo politico, le mancate riforme e la dilagante corruzione hanno causato una netta disaffezione da parte dell'elettorato, che è tornato a guardare alla Russia, suo mercato di sbocco per molti prodotti interni.

Inoltre Dodon ha annunciato che intende, tra i primi provvedimenti disdettare la parte economica dell'accordo con l'Ue, per poter riprendere i commerci con la vicina Mosca. E all'amica Russia ha promesso già che dedicherà la sua prima visita ufficiale. Una dichiarazione che non lascia dubbi sull'asse che il presidente moldavo intende seguire per rilanciare l'economia del piccolo Paese, il più povero della regione. E con questo, addio a Bruxelles e alla sua oligarchia dispotica.

Dopo la vittoria di Rumen Radev in Bulgaria, come dicevamo, si attendono mesi di campagna elettorale. L'attuale capo di stato Rosen Plevneliev dovrà avviare le consultazioni per la formazione di un governo ad interim e quando poi Radev assumerà l'incarico, il prossimo 22 gennaio, sarà suo compito quello di indire le elezioni anticipate con molta probabilità a primavera.

Anche se il Gerb - il partito filo-Ue del premier dimissionario - resta forte a livello nazionale, i nuovi sondaggi segnalano che non sarà in grado di ottenere una maggioranza per governare da solo. Inoltre i temi della campagna di Radev, la sicurezza nazionale e politiche per prevenire un nuovo flusso migratorio, potranno essere portate avanti dai socialisti anche in vista delle elezioni politiche, grazie all'ondata di consensi ottenuti nelle ultime settimane.

Oltre al fronte interno, la vittoria di Radev in Bulgaria cambia anche il volto della nazione in politica estera: il generale, infatti, ha dichiarato apertamente la sua scelta di lavorare per togliere le sanzioni europee contro Mosca per la crisi ucraina. Inoltre le dichiarazioni ambivalenti su Ue e Nato hanno spinto gli analisti a avanzare le ipotesi di una possibile revisione in senso filo-russo dell'integrazione euroatlantica del Paese. Nel suo primo discorso, dopo i risultati, Radev ha dichiarato di voler lavorare con il nuovo presidente Usa Donald Trump per "cercare un dialogo più ampio" e con il presidente russo Vladimir Putin.

Quanto alla Moldova, invece, incastrata tra Ucraina e Romania, la piccola nazione di 3,5 milioni di abitanti, è al centro di una nuova contesa tra Russia e Occidente. E il popolo moldavo non ha avuto dubbi, votando: ha deciso  di andare apertamente verso Mosca.

Con la vittoria di Dodon, infatti, l'asse a Chisinau si sposta nuovamente ad Est. Le sue posizioni, diamentralmente opposte a quelle dell'avversaria Maia Sandu, filo-Ue, economista alla Banca Mondiale ed ex ministra dell'Istruzione, puntano tutto sul rafforzamento dei legami sia economici che politici con Mosca.

E se Sandu aveva rinnovato l'appello per il ritiro dei migliaia di soldati russi dalla regione separatista della Transnistria (altro punto controverso della campagna elettorale), Dodon aveva dichiarato in campagna elettorale: "La prima visita ufficiale da presidente sarebbe in Russia. Dobbiamo trovare un linguaggio comune su alcune questioni molto importanti: export, migrazione, la questione della Transnistria. Dopo andrei a Bruxelles, dove discuterei i problemi di collaborazione bilaterale e poi a Bucarest e a Kiev".

Altro tema portante su cui il nuovo presidente della Moldova, Dodon, cambierà radicalmente la posizione della nazione è l'accordo di associazione con la Ue firmato dalle autorità moldave che era stato duramente criticato da Mosca che aveva imposto un embargo su un settore cruciale dell'export moldavo, quello agricolo, con le conseguenti proteste degli agricoltori, che hanno visto in Dodon la possibilità di riaprire quel canale vitale. 

In sostanza, con queste due elezioni sia la Bulgaria sia la Moldova abbandonano la Ue e riallacciano forti rapporti con la Russia di Putin e in prospettiva con l'America di Donald Trump. 

Redazione Milano


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